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“La scuola in scena”: AUTOMATED PEOPLE

"La scuola in scena": AUTOMATED PEOPLE
Written by Redazione

A concludere la lunga attività di laboratorio, iniziata già nello scorso mese di ottobre, la Compagnia del Pacini mette in scena uno spettacolo originale e insolito, capace di far dialogare Aristofane con Samuel Beckett, Eduardo de Filippo con D.J.Salinger.
Automated People andrà in scena questa sera alle ore 21 al teatro Bolognini di Pistoia.
“Che privilegio poter vivere, anche se solo per poco, una vicenda diversa dalla nostra – dice Giulia Benelli, al quarto anno di questa esperienza e in questo caso anche assistente alla regia -. Che privilegio potersi immedesimare in cento altre vite e poter prendere da ognuna di esse un insegnamento. Il teatro ti forma, ti fa crescere, ti apre gli occhi, la mente ed il cuore. Grazie ad esso ho incontrato persone meravigliose che come me hanno provato, all’inizio timidamente, a lasciare la loro traccia su quel palcoscenico che tanto ci affascina quanto ci spaventa”.
“Il teatro rappresenta, per me, l’aspetto più bello di questi cinque anni di liceo – le fa eco Miriana Grumo, anche lei del gruppo storico e anche lei assistente alla regia – la consolazione di tutti i momenti di disperazione dovuti allo studio. Ho iniziato in prima e non conoscevo assolutamente nessuno, ma posso dire che si è instaurato fin da subito un bellissimo legame con tutto il gruppo. È proprio questo che fa il teatro, unisce le persone. Ti permette di esprimerti, di liberarti e ti trasporta in un altro mondo. Mi sono divertita, fino alle lacrime e mi mancherà tutto questo. Mi mancheranno le brontolate del prof perché non so la parte, mi mancheranno le prove e tutta l’adrenalina che si manifesta poco prima dello spettacolo. Il teatro mi ha fatto capire chi sono e chi vorrei diventare”.
Il lavoro teatrale dei giovani attori dell’Istituto Pacini esplora, a tratti in maniera comica e scherzosa, a volte proponendo riflessioni serie e appassionate, la nostra condizione di uomini, che ci porta a far parte di un mondo sociale che ci vuole spesso tutti uguali, trasformati in creature prive di una vera personalità. Siamo insomma tutti automi, portati a ripetere, senza spirito critico, le soluzioni che vengono più facilmente accettate dagli altri, ad evitare ogni scelta che possa condurci fuori dalla massa.
I ragazzi, molti dei quali alla prima esperienza in teatro, hanno lavorato con impegno e serietà, volendo soprattutto comprendere, sotto la guida di Giuseppe Grattacaso, come è possibile, nella finzione, comunicare le proprie idee, riuscire a far ridere o a far pensare, ad emozionare.
“È il primo anno che partecipiamo al laboratorio teatrale della nostra scuola – dicono Ermanda Dedaj e Elisabetta Falorni -. La compagnia è quasi completamente rinnovata rispetto a quella dell’anno scorso, per questo fin dalle prime lezioni abbiamo intrapreso un percorso particolare. Le lezioni iniziali avevano l’obiettivo di accrescere il controllo dei nostri movimenti tramite vari esercizi. Con lo scorrere del tempo ci siamo resi conto di piccoli miglioramenti a cui davamo molta importanza e gradualmente abbiamo cominciato a creare lo spettacolo di fine anno. Adesso mancano pochi giorni alla messa in scena e, nonostante avvertiamo la pressione della nostra inesperienza, daremo del nostro meglio. È un’esperienza che ripeteremo sicuramente il prossimo anno perché, inaspettatamente, ci ha aiutato nelle nostre relazioni interpersonali e ci ha fatto prendere coscienza nel nostro valore.
“Ero scettica all’inizio, non volevo partecipare al corso – dice Laura Chiti -, avevo paura di sprecare solo ore preziose del mio tempo. In più pensavo che non vi avrebbe partecipato nessuno; oggi sempre meno ragazzi, purtroppo, si interessano a queste cose. Ma naturalmente ci sono le eccezioni… Infatti sono rimasta sorpresa: eravamo una ventina più o meno. Fin dall’inizio abbiamo imparato a fronteggiare la paura di stare davanti ad un pubblico, a controllare la voce, e abbiamo fatto vari esercizi originali e divertenti”.
“Dover interpretare un personaggio diverso dal proprio carattere e dai propri modi di fare permette di scoprire qualcosa in noi che ci appartiene ma che era ancora nascosto – afferma Alba Petrelli -. Recitare insieme significa sentirsi parte di un gruppo dove si è legati da una stessa passione, ciò rafforza ed arricchisce ogni tipo di relazione tra noi ragazzi. In un’epoca in cui il teatro viene un po’ dimenticato ci tengo a dire che resta comunque uno dei mezzi di comunicazione più belli ed affascinanti di sempre”.
La Compagnia è formata da Giulia Benelli, Laura Chiti, Martina Chiti, Ermanda Dedaj, Niccolò Del Rosso, Stefano Dong, Elisabetta Falorni, Andrea Ferrucci, Daniele Ferrucci, Miriam Victoria Giurgea, Miriana Grumo, Ilaria Meoni, Alba Petrelli, Ines Prenga, Gaia Serio, Gabriele Tesi, Gabriele Vitale, e da Costanza Beneforti, diplomata lo scorso anno, che non ha voluto rinunciare.

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La Redazione di The Wolf Post