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“Il rito del fuoco”: la ricerca della verità è un’ossessione senza fine

“Il rito del fuoco”: la ricerca della verità è un’ossessione senza fine
Written by Simone Baldi

Credits: © Nutrimenti

Come si supera un lutto? E come si metabolizza una perdita senza un’evidenza che chiuda il cerchio e ci restituisca, finalmente, una vita, anche se devastata? Quando si perde un membro della nostra famiglia sono infinite le sfumature di dolore che proviamo, ma quando ci viene sottratto e non ne sappiamo più niente, a cosa ci possiamo aggrappare? A quali energie diamo fondo e a quale ostinazione ci attacchiamo, in nome di una verità che, forse, non vogliamo nemmeno trovare? Lo sanno bene i protagonisti de “Il rito del fuoco” (John Hart, Nutrimenti, 2019, 494 pp, 20€), che si troveranno ad affrontare l’incubo di ogni familiare e la maledizione di ogni detective.

È passato un anno dalla scomparsa della dodicenne Alyssa Merrimon, quando è stata vista, per l’ultima volta, salire su un furgone bianco, prima di sparire nel nulla. Dopo tutto questo tempo di ricerche infruttuose, indagini senza conclusione e piste che non hanno portato a niente, ciò che rimane è il rimpianto e il biasimo per il proprio insuccesso. Lo sa bene il detective Hunt, che ha tramutato il proprio fallimento in colpa, cullando il germe della propria incapacità come un’infezione che lo sta lentamente, ma inesorabilmente, consumando, aggravato dalla promessa fatta a Katherine, la madre della ragazza, di riportarle sua figlia. Il mancato ritorno a casa di Alyssa ha gettato la donna in un dolore indicibile e insopportabile, che lei prova ad annegare, senza successo, nell’alcool e nella droga. L’improvviso abbandono di Spencer, suo marito e padre della ragazzina, ha contribuito a destabilizzare ancora di più la situazione, in cui si è inserito Ken, ricco affarista locale, nel ruolo di suo nuovo fidanzato e pusher personale, dai modi violenti e autoritari. In questo quadro desolato l’unica speranza è conservata da Johnny, fratello gemello di Alyssa, mai rassegnatosi all’idea della morte della sorella. Nel tentativo di raggiungere la verità ha setacciato diversi quartieri, in nome di una fiducia incrollabile, figlia di un coacervo di sensazioni, superstizioni pellerossa e indefessa abnegazione, marinando la scuola e spingendosi ben oltre il limite del ragionevole, pur di ricevere risposte alle domande che lo stanno logorano. Durante un giro al fiume osserva un’incidente di una macchina che investe una moto, il cui guidatore finisce sbalzato poco lontano da lui. Arrivato in suo soccorso, poco prima che l’uomo perda definitivamente i sensi, gli sente pronunciare la frase “l’ho trovata”. Come risposta alle sue speranze segrete, Johnny si attaccherà a quelle parole, sicuro che si tratti di Alyssa, concentrando le sue ricerche personali verso i soggetti peggiori del vicinato, come avevano evidenziato i suoi appostamenti notturni. La comparsa nella boscaglia di Levi Freemantle, evaso di colore dalla stazza gigantesca ma dai ragionamenti infantili, e la notizia di un nuovo, terribile rapimento di un’altra ragazzina, Tiffany Shore, allungheranno l’ombra di un maniaco seriale, pur non intaccando la fiducia di Johnny, che accentuerà la propria diffidenza verso chiunque voglia dargli una mano, soprattutto Hunt, evitando anche di attaccarsi alle apparenze e alle conclusioni più logiche. In un crescendo di colpi di scena e tensione, verrà fatta, finalmente, luce su un mistero che dura da troppo tempo e che ha rovinato fin troppe vite.

Impossibile categorizzare “Il rito del fuoco” come un’unica tipologia di storia. In esso confluiscono molte anime e si dipanano molteplici direttrici: il romanzo di formazione, con lo sviluppo e la crescita forzata di Johnny, i cui turbamenti e idiosincrasie ne metteranno a nudo i limiti; il giallo, con l’indagine che acquista sempre più campo, fino a concentrare la pressoché totale attenzione del lettore, grazie ai suoi continui colpi di scena; la narrazione di attualità, con il tema delle sparizioni di minori e della delineazione dei propri rapitori; il racconto famigliare, incanalato dal rapporto di Johnny con la madre Katherine, troppo fragile fisicamente e emotivamente per essere una figura di riferimento, con Ken, patrigno violento fin oltre l’irragionevole, tanto da picchiare e minacciare ripetutamente sia lui che sua madre, ma anche di Hunt con suo figlio Allen, di cui non riesce più a capire i pensieri e i desideri. Un romanzo sulla sofferenza continua, sull’incapacità di metabolizzare e elaborare un lutto, di andare avanti e superare un trauma che, in assenza di un dato incontrovertibile, si è fatto certezza, sulla diffidenza verso le apparenze e le promesse non mantenute, sull’amicizia adolescenziale tra Johnny e Jack, il suo miglior amico, forse l’unico, sicuramente l’ultimo, che li accompagnerà in questa faticosa e dolorosa ricerca della verità. La potenza narrativa si articola nell’impressionante capacità d’immedesimazione che coglie il lettore fin dalle prime righe, catapultandolo nella mente e nelle azioni di ciascun personaggio, tratteggiato splendidamente nelle sue caratteristiche. Le apparenze non saranno da prendere come oro colato, per la loro capacità di rivelare il falso tanto quanto il vero, ma dovranno essere vagliate con attenzione. Johnny imparerà sulla propria pelle il confine tra ostinazione e rassegnazione, testardaggine e perseveranza, perdendosi in un territorio nel quale il buon senso, a volte, non è il proprio miglior alleato.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.