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“Tutta la luce che non vediamo”: l’inevitabile convergenza di due destini paralleli

“Tutta la luce che non vediamo”: l’inevitabile convergenza di due destini paralleli
Written by Simone Baldi

Credits: © Bur Rizzoli

Ci sono momenti che cambiano per sempre le nostre esistenze, scelte che non vorremmo mai fare ma che, per non subire, siamo costretti a prendere. Ciò che siamo oggi è il risultato di molteplici fattori, condizioni, dubbi, pregiudizi, fortune e sfortune. Siamo noi gli artefici del nostro destino o svolgiamo solo compiti imposti da altri? E quale peso hanno i sentimenti e le emozioni, nella nostra formazione e nel nostro vissuto? Saranno due giovani a mostrarcelo in “Tutta la luce che non vediamo” (Anthony Doerr, Bur, 2017, 574 pp, 13 €), Premio Pulitzer per la Letteratura del 2015, con le loro tragiche e intime esperienze.

Sono passati appena un paio di mesi dal fatidico D-Day con cui gli americani hanno cominciato a liberare la Francia. Una dopo l’altra, le città della costa prima e poi anche quelle più interne, hanno cominciato ad affrancarsi dal dominio nazista. Eppure, in questo domino di libertà ritrovata, la piccola cittadina fortificata di Saint-Malo sembra fare eccezione: qui si concentrano le ultime sacche di resistenza tedesca che gli alleati sembrano non riuscire a sconfiggere. Qui, tra le tante vite di chi si ritrova al centro degli scontri, si ritrovano due ragazzi di appena sedici anni che, anche senza conoscersi e con due esistenze diverse e divergenti, vengono accomunati dal medesimo destino: Marie-Laure e Werner.

Facciamo un passio indietro: è il 1934, Marie-Laure vive col padre a Parigi, città in cui lui lavora al Museo di Storia Naturale e purtroppo, ha appena scoperto di essere destinata ad una cecità inevitabile e irreversibile. Per ovviare a questa tragica condizione e restituire una normalità di cui lei sente di essere privata, suo padre, con un gesto lucido e tenero al tempo stesso, le costruisce un modello in scala del quartiere, che lei studia con le mani e visualizza nella sua mente, per quando sarà pronta ad uscire e affrontare il mondo reale. Sempre il 1934, Werner è un bambino rinchiuso in orfanotrofio con la sorella minore, di cui si prende cura e per cui è un modello e un punto di riferimento. La sua passione sono le radio, che smonta fin nelle loro parti più infinitesimali, per poi ricostruirle e replicarne il funzionamento con altri apparecchi di sua invenzione. Sarà proprio questa sua dote a farlo entrare in una delle Accademie della Gioventù Hitleriana. Da quel momento, il suo destino sarà improntato alla fedeltà al Reich. Sia Marie-Laure che Werner abbandoneranno i loro luoghi natali, chi per causa di forza maggiore, chi per scelta, e si ritroveranno in un mondo più grande di loro, su cui non avranno controllo e che metterà brutalmente e cinicamente fine alle loro adolescenze.

Di nuovo nel 1944: Marie-Laure, rinchiusa nella casa con lo zio, un eccentrico e silenzioso eremita, attende con ineluttabilità la fine che i colpi di mortaio sembrano rendere ogni ora più concreta. Tra le sue mani un diamante di centotré carati che, come leggenda vuole, porterebbe sfortuna a chi la possiede: il Mare di Fiamma. Ne esistono quattro esemplari, di cui solo uno vero, ma nessuno sa quale; chissà quale sarà quello che tiene lei in mano, che il direttore del Museo aveva affidato a suo padre e che lui ha dato a lei, affinché lo proteggesse. All’esterno, Werner è impegnato con la radio nella ricerca dei partigiani che stanno ostacolando le imprese dell’esercito nazista. Entrambi giovani, entrambi con un compito da svolgere. Quando si ritroveranno nello stesso posto e nello stesso momento, pur non avendo niente in comune, capiranno di star condividendo una parte fondamentale della loro esistenza, tale da rimettere in discussione la loro scala di valori e porli di fronte ad una scelta che non potrà farli mai più essere gli stessi di prima.

Romanzo complesso, dalle molte anime e dai temi che si accostano, accavallano e ricostruiscono, “Tutta la luce che non vediamo” non è solo una storia di formazione, sull’educazione di due ragazzi, in cui viene contrapposto l’affettuoso amore paterno alla rigida disciplina militare, ma anche una riflessione sulla guerra, prima dall’esterno, col suo avvicinamento, e poi dall’interno, direttamente dal cuore degli scontri. La disumanità che i combattimenti impongono è tale da modificare esistenze e caratteri, trasformando esseri umani in macchine, eppure, in questo orizzonte di distruzione e cinismo, i sentimenti sembrano sopravvivere ad ogni tentativo di estirpazione e soppressione. Non sono riflessioni buoniste né uno sguardo pietista, quello di Doerr, anzi, è dal contrasto di ogni singola idea e azione che nasce quella scintilla di determinazione che resiste ad ogni coercizione e dubbio. Commoventi fino alle lacrime le pagine sul padre di Marie-Laure, sulle sue attenzioni, sul bisogno di normalità per sua figlia, sui suoi disperati tentativi per farla sentire come tutti gli altri. In Werner, invece, si incarna l’ideale del soldato che combatte per la patria, ma senza l’ottusa obbedienza dei suoi commilitoni, ma di chi ha sempre ben presente cosa sia l’umanità e quanto vada, finché sia possibile, rispettata e protetta. Un linguaggio semplice e diretto, con capitoli brevi ma potenti, in cui si alterna il lirismo delle emozioni alla crudezza degli eventi, fa scorrere il libro da un punto all’altro, in una narrazione costruita sul gioco al rimando, con capitoli ambientati alternativamente tra il 1944 e, a partire dal 1934, negli anni precedenti che porteranno al fatidico incontro.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.