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“La città è dei bianchi”: il razzismo endemico negli Stati Uniti del 1948

“La città è dei bianchi”: il razzismo endemico negli Stati Uniti del 1948
Written by Simone Baldi

Credits: © Nero Rizzoli

Difficile è il compito di chi, nella condizione di inferiore ed emarginato, si ritrova a ricoprire un ruolo pubblico. È proprio quello che accade in “La città è dei bianchi” (Thomas Mullen, Rizzoli, 2019, 470pp, 20€), dove alcuni uomini di colore, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, vengono arruolati nel corpo della polizia della Georgia. Saranno maggiori i pregiudizi dei bianchi verso i negri o l’evidenza delle loro capacità a determinare il comportamento di una comunità divisa ma mai così sull’orlo del collasso e dell’esplosione, in cui le frustrazioni razziali rappresenteranno l’ennesimo e ultimo tassello di una tensione in progressivo aumento?

In un’afosa notte estiva del 1948 gli agenti Lucius Boggs e Tommy Smith, due dei primi otto poliziotti di colore di Atlanta, stanno pattugliando a piedi il quartiere nero quando, all’improvviso, un’auto sbanda, centrando in pieno un lampione e ripartendo con incedere lento e sbilenco. Una volta raggiunta, scoprono che i passeggeri sono una ragazza di colore, con evidenti segni di percosse e un arrogante uomo bianco. Nonostante il loro tentativo di fermarlo, lui riparte, lasciandoli soli con il loro senso d’impotenza. D’altronde, in quegli anni, per un negro, seppur un poliziotto, sarebbe impensabile parlare con un bianco, figurarsi trattenerlo o, addirittura, arrestarlo. Ciò che gli è concesso è, appunto, perlustrare il quartiere dei loro simili e, in caso di sospetti e colluttazioni, avvertire i poliziotti veri, cioè i bianchi. E così fanno: ma Dunlow e Rakestraw, il veterano e il novellino, quando arrivano per parlare con l’uomo che si era sottratto al fermo, non fanno molto. In realtà, sarà il primo a lasciarlo andare, dopo un’amichevole chiacchierata, mentre il secondo osserva la scena perplesso. Dopo poco, la ragazza nella macchina riuscirà a scappare, ma verrà poi ritrovata alcuni giorni dopo, priva di vita, in una discarica improvvisata. Quello sarà il punto di svolta nelle esistenze di Boggs e Smith, che si sentiranno in dovere di violare la loro qualifica di semplici poliziotti, a cui viene persino vietato di entrare nella vera stazione di polizia dei bianchi, per indagare su una morte sospetta. Troveranno un alleato insperato di Rakestraw, progressivamente disgustato ed esasperato dal comportamento riprovevole del suo compagno e di altri suoi colleghi. Ma è il 1948 e il progressismo, per quanto la Georgia sia il primo stato ad aver accolto persone di colore nel proprio corpo di polizia, ha ancora da venire e anche chi si dimostrerà avanti con i tempi non potrà dirsi pienamente convinto di un’uguaglianza che, purtroppo, rimane solo sulla carta. Chi voglia indagare sull’omicidio di Lily Ellsworth, questo il nome della ragazza, dovrà scontrarsi con la corruzione e la collusione dei poliziotti con i malviventi locali, bianchi e neri che siano, con agenti pronti a falsificare le prove, picchiare chi ha la pelle più scura della loro e montare casi ad arte per sviare dalla verità. Ma perché scomodarsi tanto pur di sviare l’attenzione dall’assassino di una sconosciuta? Il vortice delle indagini, che procedendo tireranno in ballo un deputato democratico, altre polizie locali altrettanto reticenti ai negri e un corpo di polizia “parallelo”, farà luce sul disprezzo profondo e l’ingiustificato odio razziale dilagante in quegli anni. Alla fine chi avrà la meglio: chi tenta disperatamente di risolvere il caso o chi cerca in ogni modo di insabbiare la verità?

Poliziesco dalle tinte forti, oscure, che a tratti lambiscono il macabro, basato su fatti simili e sicuramente avvenuti con diversi nomi e altre modalità, ma identiche dinamiche, “La città è dei bianchi” pone centrale il tema della segregazione razziale. Impossibile non parteggiare, fin da subito, per gli emarginati e i reietti, ovvero Boggs e Smith, e schierarsi contro il corrotto Dunlow e il corpo di polizia che fa quadrato pur di escludere chi non è bianco immacolato. Eppure, la forza del romanzo è quello di non cedere alla facile dicotomia “nero = buono” e “bianco = cattivo”. C’è, infatti, tutta una gamma di sfumature che permette a Rakestraw di percepire un’affinità con i neri, come ai delinquenti di colore di fare affari con i bianchi. Dirimere l’enigma dell’omicidio sarà, per tutti, un complesso disvelamento dei fatti e un severo banco di prova dei propri pregiudizi. Con un linguaggio diretto e asciutto, i fatti risaltano ancor di più nella loro crudezza, scoprendo nervi nascosti che racchiudono, al loro interno, conseguenze inaspettate e ragionamenti al limite del sopportabile.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.