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“Nero ananas”: la strategia della tensione come senso di inadeguatezza

“Nero ananas”: la strategia della tensione come senso di inadeguatezza
Written by Simone Baldi

Credits: © Voland Edizioni

Esiste un momento che segna uno spartiacque nella coscienza comune, un punto di non ritorno che non potrà mai più farci sentire come eravamo prima, che eroderà le coscienze dall’interno e farà crollare tutte le certezze, mettendo a nudo i nostri dubbi e le nostre paure. Per l’Italia, quel momento sono stati gli anni di piombo, avviati dalla bomba di Piazza Fontana e proseguiti per molti, troppi anni. Per ricostruire quel momento storico, attraverso singole identità capaci di intrecciarsi e restituircene la complessità, ci addentriamo in “Nero ananas” (Valerio Aiolli, Voland, 2019, 352 pp, 17€).

È il 12 dicembre 1969, il giorno che cambierà l’Italia, che darà inizio alla “strategia della tensione”, quel periodo contraddistinto da bombe, attentati, stragi e collusione tra servizi segreti ed eversioni terroristiche. È Piazza Fontana. Ma non si tratta del centro degli eventi, bensì di della deflagrazione iniziale che proietterà tutti gli elementi lontano da sé, pur continuando a farli gravitare intorno a quel suo centro fatto di violenza e segretezza: un Big Bang politico-sociale. Proprio da quel momento parte la narrazione di una delle tre direttrici narrative, che condurranno alla conclusione degli eventi narrati, con la strage della Questura di Milano, il 17 maggio 1973.

La prima è un non identificato “io”, impersonato da un ragazzino di undici anni, parla in prima persona della sua famiglia, dei cambiamenti impressi da quel gesto impossibile da dimenticare. Sono gli anni delle famiglie borghesi, rispettabili, a cui si contrapponevano i ragazzi più politicizzati e schierati, come sua sorella, che scappa improvvisamente di casa, facendo perdere le sue tracce. Attraverso gli occhi di questo ragazzo, vengono attraversati i cinque anni successivi, dove il cambiamento dell’Italia (legge sul divorzio, terremoti politici, lotte sindacali) viene visto come mondo ovattato e alieno rispetto ai suoi cambiamenti interiori. Unico punto fermo: ritrovare sua sorella, capire che fine abbia fatto, riabbracciarla e chiedere spiegazioni. Eppure c’è sempre qualcosa che non torna, un punto che non riesce a cogliere, un senso di inadeguatezza al presente, senza essere veramente e coscientemente proiettato verso il futuro: una leggerezza di fondo.

La seconda direttrice è il “tu”, dove la voce narrante si rivolge direttamente ad un anonimo veneto, anche lui non meglio identificato, anarchico sui generis reticente all’impegno politico, sempre pronto alla rissa e a dare in escandescenze, emarginato, oppresso dal lavoro e dal suo senso di alienazione, ma soprattutto, rabbioso. È lui che viene, dopo una fuga precipitosa da Milano e una nuova identità in Svizzera, viene accolto dalle frange dell’estrema destra, dove viene indottrinato e poi mandato in Israele per una non meglio definita “preparazione”, che culminerà con l’attentato alla Questura di Milano.

La terza, e ultima, sono una serie di capitoli ad personam, scritti in terza persona, con uno sguardo esterno ma diretto, dove vengono delineate le personalità di spicco del gruppo di Ordine Nuovo, con le loro caratteristiche e i loro pseudonimi (il Dottore, l’amico Fritz, Zio Otto, il Samurai, Vincent, Falstaff, il Triestino e Marcellino), e Il Pio, il politico molto vicino alla Chiesa, al secolo Mariano Rumor. Si parte da lontano, dagli anni ’40, ciascuno con la propria storia fatta di esperienze e fallimenti, inadempienze e timori. Sono legati questi due filoni, strettamente connessi: entrambi vogliono cambiare l’Italia. Ma se i primi sentono nelle loro mani il potere e la capacità di farlo, sebbene non sappiano come attuare fino in fondo la loro strategia e coglierne a pieno i frutti, il secondo sembra sempre sul filo, in bilico sulla propria indecisione, ad un passo dalla rinuncia, mai davvero attuata. Sono i capitoli della discesa nel cuore nero e più oscuro del nostro paese, fatto di sogni irrealizzabili e incubi ad occhi aperti, di paure e violenze, dove il compromesso non è uno spazio percorribile, ma un fardello di cui liberarsi.

C’è tanta oscurità in questo romanzo potentissimo, a partire da questa copertina dove le luci sono isolate e sembrano essere inghiottite e risucchiate dal nero che le circonda. Ambizioso, da linguaggio scarno, ridotto all’osso, eppure dirompente quanto una detonazione, che affonda le radici nella pagina più dolorosa e mai del tutto elaborata della storia italiana: gli anni di piombo. Il suo punto di forza è proprio quello di occultare i nomi, fornire solo degli alias, figure anonime ma inconsciamente riconoscibili. Infatti, non sono tanto le persone ad essere determinanti, e neppure i fatti in sé, seppur rivestano un ruolo fondamentale e di primo piano, quanto il senso di inadeguatezza proprio di ogni attore in questo dramma, la sensazione persistente di una mancanza da riempire, ciascuno a modo suo, come scopo o realizzazione personale. Senza questo, non esiste completezza né appagamento. Da qui un costante lavorio interno, un sentirsi “altro da sé”, da chi si vorrebbe essere ma (ancora) è. Il titolo “nero ananas”, è il nome con cui viene chiamata la bomba a mano usata per la strage della Questura di Milano, ananas appunto, mentre il colore richiama la matrice eversiva di destra, come anche gli anni bui in cui chiunque voglia cambiare lo status quo lo fa senza essere pienamente consapevole se le proprie azioni sono figlie della propria ideologia o se qualcuno, nell’ombra, lo stia segretamente manovrando.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.