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Paolo Lorenzi e la ricetta per tornare in alto

Paolo Lorenzi e la ricetta per tornare in alto
Written by Redazione

Credits: Paolo Lorenzi © Manerbio Challenger Dimmidisi 2019 – Ph. Carlo Monterenzi

Fresco di collaborazione con l’accademia di Riccardo Piatti, il senese punta deciso a ritrovare i top-100 grazie a un nuovo equilibrio nella preparazione atletica. “Continuando a sottopormi a carichi di lavoro pesantissimi, non riuscivo più a recuperare”. A Manerbio vince in rimonta contro Peter Torebko in un match sospeso da mercoledì. Un ottimo Arnaboldi raggiunge i quarti.

Guai a darlo per finito. Tra quattro mesi, Paolo Lorenzi compirà 38 anni ma non ne vuole sapere di alzare bandiera bianca. Anzi, uscito dai top-100 ATP dopo anni di gioiosa permanenza, ha tutta l’intenzione di tornarci e togliersi ancora belle soddisfazioni. Nel giorno del 38esimo compleanno di Roger Federer, ha raccolto una bella vittoria all’esordio nel Trofeo Dimmidisì (46.600€, terra). Non tanto per la classifica, o per il valore dell’avversario (il tedesco Peter Torebko, n.305 ATP), ma per il modo in cui si è sviluppata la partita. Mercoledì pomeriggio, prima che si abbattesse un diluvio universale su Manerbio, il tedesco faceva il bello e il cattivo tempo. Aveva trovato una finestra sul lato destro di Lorenzi e ha raccolto tanti vincenti. Al rientro in campo, dopo una lunga attesa prima che i campi tornassero praticabili, si è visto un altro match. Lo score finale recita 2-6 6-1 6-4 per Lorenzi, bravo a trovare il break decisivo nel settimo game del terzo, al termine di uno spettacolare corpo a corpo a rete. “Insieme al mio allenatore Cristian Brandi abbiamo studiato gli errori di ieri – racconta Lorenzi – ero lento e passivo, oggi ho cercato di spingere di più ed è stata la chiave. Ieri tiravo troppo piano con il dritto e aspettavo le sue giocate. Oggi sono stato più aggressivo e ho servito meglio”. Quando gli chiediamo se la lentezza del campo gli è stata d’aiuto, la prima testa di serie del torneo manerbiese preferisce sottolineare l’atteggiamento. “Credo che sia stato quello a darmi una mano. Ieri ho commesso troppi errori, a questo livello non te lo puoi permettere. Sono stato molto attento ed era difficile spingere perché c’erano molti giochi di luce e ombra, e questo ha portato Torebko a sbagliare di più”. Negli ottavi, “Paolino” se la vedrà con l’argentino Andrea Collarini in un match inizialmente previsto giovedì, ma spostato per via dei ritardi.

NUOVA BASE E NUOVA PREPARAZIONE ATLETICA
Da qualche settimana, Lorenzi è entrato nel team di Riccardo Piatti a Bordighera. “Ad aprile ho terminato il rapporto con il coach argentino Walter Grinovero – racconta Lorenzi – dopodiché sono stato un paio di mesi da solo. A Wimbledon ho parlato con Max Sartori ed è emersa la possibilità di andare a Bordighera, anche perché vivo negli Stati Uniti e avevo bisogno di un appoggio qui in Italia. Ho trascorso una settimana al Centro e c’era Andrea Volpini, l’attuale coach di Sinner, poi c’era la disponibilità di Brandi e ho iniziato con lui. Abbiamo fatto Perugia e Umago: Manerbio è il terzo torneo insieme”. Numero 126 ATP, Lorenzi è 152esimo nella Race, la classifica stagionale. È rimasto grossomodo sui livelli dell’anno scorso, ma non gli basta. “Se devo essere sincero, non sono soddisfatto. Speravo – e spero – di fare meglio. Il ranking non è male, ma vorrei comunque tornare tra i top-100. L’anno scorso avevo avuto qualche problema fisico, mentre quest’anno non ce ne sono stati. Semplicemente, ho vinto meno di quanto mi aspettassi”. Ma con un esempio come Roger Federer tra i coetanei, senza scomodare il 40enne Ivo Karlovic, “Paolino” ritiene di poter fare qualcosa di importante, magari calibrando diversamente la preparazione atletica. Ha sempre lavorato moltissimo, ma a quasi 38 anni il fisico non può essere quello di dieci anni fa. “Fino a qualche mese fa continuavo a provare ad andare a 300 all’ora, ma il fisico non rispondeva più – dice Lorenzi – adesso, con il preparatore atletico, stiamo cercando un nuovo equilibrio. Qualcosa è già cambiato: prima viaggiavo, arrivavo al circolo e mi allenavo subito. Adesso passo prima in hotel, mi riposo, e solo dopo mi alleno. In effetti è stato il mio problema più grande: ero abituato a carichi di lavoro altissimi, ma mi sono reso conto che quando li facevo non ero più in grado di recuperare”. Con questa nuova consapevolezza, Lorenzi prova a rilanciarsi e ha scelto Manerbio, laddove aveva giocato soltanto una volta, nel 2004 (nell’edizione in cui ci fu Novak Djokovic), per rilanciarsi. Lo spirito è sempre lo stesso: indomito e coraggioso.

ARNABOLDI CONVINCE: È NEI QUARTI
È davvero un ottimo Andrea Arnaboldi quello che si sta ammirando al Tennis Club Manerbio. Il canturino è stato il primo a centrare un posto nei quarti, migliorando le sensazioni, già buone, mostrate martedì. Il match contro il giovane Francisco Cerundolo presentava molte insidie, invece ha gestito la situazione nel migliore dei modi. In una giornata condizionata dal faticoso ripristino della praticabilità dei campi (gli acquazzoni della sera prima, e anche della notte, hanno messo a dura prova la terra battuta manerbiese), “Arna” ha fatto valere la sua esperienza, gestendo meglio la lunga attesa. D’altra parte, era la sua 460esima partita nel circuito Challenger, mentre per l’avversario appena la decima. Sin dai primi scambi, Arnaboldi ha capito che il suo tennis atipico avrebbe messo in difficoltà Cerundolo. Ed è stato bravo a non perdere mai la concentrazione, chiudendo in appena 80 minuti con un secco 6-2 6-3. L’unico momento di difficoltà è arrivato nell’ultimo game, quando Cerundolo ha avuto quattro palle break per rientrare in partita. Il lombardo ne ha giocate tre alla grande (splendida volèe, combinazione servizio-dritto e servizio vincente), e solo in un’occasione l’argentino ha potuto giocarsi lo scambio, ma ha messo in corridoio un rovescio. Grande soddisfazione per Arnaboldi, che peraltro ha chiuso il match con una delicata volèe di dritto. La classifica (n.257 ATP) non rende giustizia al suo livello, peraltro dimostrato poche settimane fa a Wimbledon. Lui continua a impegnarsi con passione e la giusta motivazione, convinto che ci sia ancora spazio per raggiungere obiettivi inediti. Nei quarti se la vedrà con il vincente di Gabashvili-King, match obbligato al rinvio per le condizioni del Campo 3, l’ultimo a tornare praticabile dopo i disastri meteo del giorno prima. E chissà che Manerbio non possa dargli quelle soddisfazioni mai ottenute in tre partecipazioni (2005, 2009 e 2017), in cui non era mai andato oltre il primo turno. Stabilito il primo quarto di finale: si sfideranno Federico Coria e il giovane ungherese Tsombor Piros, capace di battere il baby fenomeno Chun Hsin Tseng al termine di una partita bellissima, chiusa alle 21.15 e molto spettacolare. Sicuramente sentiremo parlare ancora di entrambi.

ATLETI AL TUO FIANCO
Tra le varie presenze nel Villaggio Ospitalità dell’impianto manerbiese, spicca lo stand di “Atleti al tuo Fianco”, splendida iniziativa lanciata qualche anno fa dal dottor Alberto Tagliapietra, medico che nella sua attività quotidiana si trova spesso a contatto con persone che hanno avuto diagnosi di tumore. In Italia, tra tumori presenti o già superati, 3 milioni di persone hanno avuto a che fare con la malattia. Quando una persona si ammala di cancro, accade spesso che si senta isolata, incompresa, infelice. L’iniziativa di Tagliapietra, grazie al fondamentale aiuto di tanti atleti, prova a restituire un sorriso ai malati tramite l’iconica immagine delle mani unite sotto un sorriso. Sono tantissimi gli atleti che hanno condiviso la propria storia, raccontando le difficoltà e gli ostacoli che hanno dovuto superare per raggiungere determinati traguardi. Si è rivelato un sistema molto efficace per sostenere i malati: vicinanza fisica e sostegno emotivo sono gli ingredienti necessari per dare sollievo a ogni persona ammalata e ai suoi familiari. Come sempre, il Trofeo Dimmidisì appoggia pienamente l’iniziativa e contribuisce alla crescita di un argomento importante, spesso sottovalutato, che Tagliapietra affronta con passione infinita. A distanza di qualche anno dall’inizio del progetto, può dire di aver raggiunto l’obiettivo: trasformare il cancro da tema esclusivamente clinico ad argomento sociale con l’aiuto del mondo dello sport. Averlo raggiunto, tuttavia, non significa fermarsi. Anzi, incita a diffondere il messaggio con ancora più passione. Anche quest’anno, l’ATP Challenger di Manerbio ha scelto di essere in prima linea.
Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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La Redazione di The Wolf Post