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Gaio, tutto in una volta: Manerbio e best ranking

Gaio, tutto in una volta: Manerbio e best ranking
Written by Redazione

Credits: Federico Gaio © Manerbio Challenger Dimmidisi 2019 – Ph. Carlo Monterenzi

A tre anni dall’ultimo titolo, Federico Gaio torna a vincere. Lo fa nel migliore dei modi, al Trofeo Dimmidisì di Manerbio: il nuovo ranking ATP lo vedrà al n.145. In finale lascia quattro giochi a un Lorenzi un po’ spento. “Sapevo di dover fare gioco: ci sono riuscito alla perfezione”. Giornata di festa per l’intera comunità manerbiese: il torneo ha ripreso ad essere un vanto del territorio.

Bastano due parole per sintetizzare il significato di questa settimana, sia per Federico Gaio che per il Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra): “Nuova Partenza”. Reduce da un anno di doloroso stop, il torneo è tornato più bello che mai; da parte sua, il faentino torna a vincere un torneo dopo tre anni e lo fa nel migliore dei modi, intascando un best ranking (n.145 ATP) che può dare il là a una nuova carriera, dai sentieri ancora inesplorati. Gaio ha affrontato alla perfezione la finale-derby contro Paolo Lorenzi, imponendosi 6-3 6-1 in 72 minuti. Il punteggio rispecchia un mix dolcissimo (per Gaio) e letale (per Lorenzi): il romagnolo ha giocato la migliore partita della settimana, mentre per il toscano è stata decisamente la peggiore. C’è stata battaglia nei primi game: era Lorenzi il primo ad avere due palle break nel secondo game, ma Gaio le annullava con un ace e una combinazione servizio-dritto. All’inizio non c’era molto gioco, entrambi erano contratti, ma era Gaio ad avere le idee più chiare. Nel cuore del set ci sono stati tre break consecutivi, due per il faentino. Accorciava lo scambio nel modo giusto, e ha trovato nella palla corta un alleato efficace e prezioso. Sul 5-3, aiutato da qualche errore di Lorenzi, gli strappava nuovamente il servizio e chiudeva il parziale con relativo agio. Si pensava che “Paolino”, giocatore esperto e di qualità, potesse rientrare in partita, o almeno provarci. Invece teneva duro solo un paio di game e finiva sotto già nel quarto, commettendo due errori non da lui: un dritto e un rovescio fuori in larghezza, uno sul 15-30 e l’altro sul 30-40. Con Gaio avanti 6-3 3-1, Lorenzi si è spento e ha ceduto gli ultimi 13 punti della partita, peraltro dopo aver già incassato un parziale di dodici punti a uno, a cavallo tra il primo e il secondo set. Sarà stata la stanchezza dopo una settimana intensa e faticosa, ma nel secondo set non era il vero Lorenzi. Ciò non toglie meriti a Gaio, autore di una partita quasi perfetta.

“NIENTE PIÙ FIAMMATE, SOLO CONTINUITÀ”
“Ho giocato molto bene, sapevo che avrei dovuto fare gioco – racconta il faentino col trofeo ancora in mano – se lo lasci fare lui è molto intelligente e ti fa correre come uno ‘scemo’, per essere schietto. Dovevo stare vicino al campo, comandare e ci sono riuscito. Inutile dire che sono molto contento”. E pensare che la settimana di Gaio era partita col brivido: al primo turno, contro Fabien Reboul, ha dovuto cancellare quattro matchpoint dopo essersi complicato la vita, commettendo un doppio fallo sul matchpoint a suo favore. “In quel momento non pensavo che sarebbe finita così, ma ogni tanto accade persino che un lucky loser vinca il torneo – dice Gaio – mentre capita spesso che ci siano primi turni molto difficili. Dopo un match del genere non pensi certo di vincere il torneo, però ho continuato a pensare a una partita alla volta e questo mi ha portato a vincere”. Per Gaio può essere davvero una svolta, un punto di partenza su cui costruire una nuova carriera. “Perché no? Ne parlavo proprio ieri con coach Daniele Silvestre. Tre anni fa, quando lavoravo con lui, mi ero costruito il best ranking con tre ‘fiammate’, per citare mio padre, adesso sono di nuovo con lui e lo abbiamo migliorato. L’ho sentito molto contento perchè adesso c’è un percorso diverso, abbiamo trovato costanza, non ci sono più alti e bassi, ho trovato continuità ed era quello che mi mancava”. Adesso Gaio andrà a New York a cercare fortuna nelle qualificazioni dello Us Open, in modo da riscattare le parentesi non felicissime di Melbourne e Parigi. Oltre che per il prestigio, gli Slam assumono un’importanza notevole sotto il profilo economico. C’è un pizzico di delusione per Lorenzi, che però sembra aver intrapreso la strada giusta dopo un periodo così così. La collaborazione con l’accademia di Riccardo Piatti è ancora fresca, ma stanno arrivando i primi risultati e il feeling con coach Cristian Brandi sembra decisamente positivo. “Mancavo da parecchio a Manerbio, l’ultima volta è stata nel 2004 – ha detto Lorenzi – sono stati tutti fantastici con me e spero di tornare l’anno prossimo, senza dover aspettare altri 15 anni!”.

MANERBIO TRA PASSATO E FUTURO
Detto che il titolo di doppio è andato alla coppia brasiliana Neis-Romboli (nei momenti chiave hanno mostrato maggiore affiatamento rispetto ai francesi Doumbia-Reboul), per la città è stata un’edizione fantastica, 42esima del torneo intitolato alla memoria dei due grandi piloti manerbiesi Antonio Savoldi e Marco Federico Cò, la cui memoria è ancora vivissima nella comunità manerbiese. Ci sono stati attimi di commozione, durante la cerimonia inaugurale, quando è stato eseguito dal trombettiere l’inno ai caduti, peraltro alla presenza dei figli di Savoldi e Cò. Particolarmente significative le parole di Fabrizio Bosio, Assessore allo Sport del Comune di Manerbio. “Siamo felici per il ritorno di questo torneo, per due ragioni: la prima è che il nome della città circola in tutto il mondo. Per una settimana, si parla tanto e bene di Manerbio. Il secondo, naturalmente, è il ricordo di Savoldi e Cò, sempre vivissimo nei nostri cuori”. C’erano anche Samuele Alghisi, sindaco di Manerbio e presidente della Provincia di Brescia, nonché il Consigliere Provinciale Mariateresa Vivaldini. Durante la premiazione, attimi di commozione per il direttore del torneo Gianni Saldini, classe 1941: se il torneo è rinato, lo deve alla sua energia e tenacia. “Vorrei ringraziare tutti, uno per uno, ma non è possibile farlo qui – ha detto – vorrei solo farvi sapere che per realizzare un torneo come questo è necessario uno staff di 120 persone. E l’anno prossimo ci saremo ancora”. A dare una visione ancora più chiara di cosa rappresenta il Trofeo Dimmidisì è stato direttamente il vincitore, Federico Gaio: “Sono tutti molto contenti di avere questo torneo, te lo fanno percepire e ti fanno sentire a casa. Manerbio è una piccola città ma è organizzato nel migliore dei modi. Sono contento che abbiano risolto qualche problema gestionale e riproposto un evento giunto alla 42esima edizione. 42 edizioni, pensate… c’è da togliersi il cappello. È come quando una piccola comunità attende per tutto l’anno la settimana della sagra di paese. Qui a Manerbio è così per il torneo di tennis, ed è molto bello”. Si chiude così, col sorriso contagioso di Federico Gaio, un evento che mischia il rispetto per la tradizione alla voglia di guardare avanti e vivere un grande futuro, per ancora tanti anni. Appunto, una Nuova Ripartenza.

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

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