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“L’estate che sciolse ogni cosa”: la caduta dell’innocenza e l’origine della malvagità

“L’estate che sciolse ogni cosa”: la caduta dell’innocenza e l’origine della malvagità
Written by Simone Baldi

Credits: © Edizioni di Atlantide

Esiste una fonte per i mali che commettiamo, per i nostri pensieri malvagi, le nostre giustificazioni di facciata? Nel tentativo di ricercare e stanare le motivazioni ultime delle nostre azioni più oscure e celate dall’ombra della nostra apparenza, a volte sembriamo, o non vogliamo, capire che la ragione risiede in noi, nelle nostre coscienze silenti e conniventi all’accaduto. Proprio come avviene ne “L’estate che sciolse ogni cosa” (Tiffany McDaniel, Atlantide, 2016, 376pp, 26€), in cui si tenta di dare la colpa di ogni stortura del mondo al Diavolo.

Fielding Bliss è un tredicenne che vive nella piccola cittadina di Breathed, in Ohio, con suo fratello Grand, un diciottenne dalle fattezze di un Dio incarnato e dalle straordinarie capacità atletiche e caratteriali, sua madre Stella, una donna affettuosa che si rifiuta di uscire di casa per paura della pioggia, e Autopsy, procuratore generale incaricato di dirimere, nelle maglie della giustizia, il giusto dallo sbagliato, tenendo così fede al suo nome che in greco significa “far venire alla luce”. È proprio quest’ultimo che, nel tentativo di stanare e cacciare la fonte primigenia di ogni male, all’inizio dell’estate del 1984 scrive sul giornale cittadino una richiesta di comparizione per il Diavolo. Sembra uno scherzo, eppure qualcuno arriva. Ci si aspetterebbe un uomo alto, dalle fattezze mefistofeliche, e invece giunge Sal, un normale ragazzino di tredici anni, di colore. Fin dal suo arrivo, un calore incontrollabile e inspiegabile sembra attanagliare ogni corpo, propagandosi dentro e fuori ogni essere vivente. Incontrato per caso il suo coetaneo Fielding, si dirigono verso casa sua, per conoscere il resto della famiglia, e nel loro breve viaggio incontrano Elohim, un nano riparatore di tetti e camini cittadino, che rimane sconvolto nell’apprendere la venuta del demonio, anche se con le fattezze di un adolescente. La voce si sparge rapida e tutti giungono ad osservare quel ragazzino apparentemente normale, seppur di colore. I Bliss, insieme allo sceriffo, convinti dell’impossibilità dell’identità che Sal professa, cercano inutilmente tra gli adolescenti scomparsi. Uno dopo l’altro, i tentativi falliscono, finendo per far rimanere il ragazzo in quella casa, in cui si rivelerà l’umanità del diavolo, o di quello che lui professa come tale: i suoi sentimenti, le sue sofferenze, le sue delusioni e la realtà secondo cui lui non sarebbe il custode dell’Inferno, quanto piuttosto la sua vittima preferita. Sono settimane intense, interminabili, in cui il rapporto tra i due tredicenni si farà sempre più intenso e stretto, come fratelli acquisiti, tra complicità e scoperte continue, senza però quell’alone di venerazione sprigionato da Grand. Se all’inizio è Sal, in quanto Diavolo, ad essere il centro attorno a cui tutto ruota, progressivamente il baricentro si sposta dalla parte di Fielding come ragazzo, uomo in fieri incapace di liberarsi dei propri pregiudizi fanciulleschi. Ciascuno recita la propria parte ma, in quell’estate dal calore capace di sconvolgere tutte le certezze, fondendole in un unico, ribollente coacervo di rabbia, aggressività e mancata lucidità, finisce per essere risucchiato in un vortice di errori e dolore che porteranno, rapidamente, al precipitare degli eventi. Elohim, convinto dell’innata cattiveria del nuovo arrivato, lo additerà come capro espiatorio per ogni problema cittadino, aizzandogli la popolazione contro, Grand vedrà crollare le proprie certezze e sgretolarsi tra le mani la propria grandezza a causa del suo segreto più inconfessabile, Autopsy vacillerà di fronte all’impossibilità di stabilire con certezza cosa sia sinonimo di malvagità e cosa no, Stella dovrà scegliere tra le proprie paure i propri affetti, Sal scaverà in fondo ai suoi ricordi, tra immagini dall’eco biblica, alla ricerca di una verità che tutti agognano, ma che nessuno sembra pronto ad accettare, e Fielding osserverà tutti cambiare sotto i suoi occhi, capaci di assorbire e assimilare i mutamenti che il suo nuovo amico fraterno ha imposto, finendo per farli suoi solo una volta adulto, vivendo una vita che è lo specchio dei comportamenti altrui, come un puzzle policromo ma sgraziato. Nella sofferenza e la profonda, incessante ricerca della verità, che comporta necessariamente anche quella della propria essenza, ciascuno verrà messo a nudo, di fronte alla propria individualità, giudicato dagli altri senza appello, finendo senza appigli per una redenzione ormai inaccessibile. Ciascuno avrà le proprie motivazioni, ma tutti condivideranno una dolorosa e incessante caduta.

Intenso, rivelatore, detonatore, delicato, affascinante, onirico e toccante; crocevia tra romanzo di formazione, imperniato sulle tribolazioni interiori di un tredicenne, storia gotica, con le tinte fosche che dipingono ogni cuore, e racconto psicologico, capace di indagare le molteplici sfumature e sfaccettature delle intenzioni del nostro agire, “L’estate che sciolse ogni cosa” (stampato dalla casa editrice indipendente Atlantide, numerato e con copertine diverse ad ogni ristampa, adesso è bianca con i raggi dorati) si presenta come un pugno bellissimo e sofferente sferrato direttamente alle nostre credenze più radicate e radicali. L’idea di incarnare il diavolo in un ragazzino spaventato e sofferente per la propria condizione è il colpo di genio che non vuol farci empatizzare con Satana, ma ribaltare la nostra convinzione che chi regna all’inferno lo faccia a suo piacimento, quando invece tutti, lui per primo, sono vittime delle proprie sofferenze. Ognuno è un attore nel dramma della vita, dove anche i tentativi per riportare il buono, il bello e il giusto finiscono per essere solo quello che sono: tentativi. Non c’è sofferenza fine a se stessa, perché ogni disavventura insegna, o dovrebbe farlo, a trarre un insegnamento dagli errori degli altri, a non fermarsi alle proprie idee, a non coltivare i propri pregiudizi. E invece, proprio come molto, troppo spesso accade, gli altri non fungono da insegnamento, ma da esempio negativo. Le richieste di aiuto di Sal, Stella e Grand, nascoste tra le loro normalità, finiscono per passare sotto traccia, inascoltate e insolute. Così, proprio come non ci si aspetterebbe, conducono alla tragedia: ciascuno la propria, tutti insieme quella collettiva. L’innocenza di Fielding vacillerà e si spegnerà come una fiamma nel vento, sostituita con un lento ma inesorabile processo che lo renderà uomo, anche se a scoppio ritardato, quando ogni altro attore avrà già compiuto la sua parte, in modo da non fargli sentire di incidere come protagonista, ma di tenersi ai margini come una comparsa. Eppure, questo metabolizzare si concretizzerà nella sua vita futura, da lui raccontata ormai ottantaquattrenne, in cui si rivela come figlio delle persone a cui ha voluto bene, e da cui ha carpito e copiato gli atteggiamenti, finendo però per essere la maschera di se stesso che imita i difetti e le azioni degli altri. Se vi dicono che un romanzo di formazione è roba per adolescenti, non credeteci. Se vi dicono che un ragazzo di tredici anni pensa solo alla superficie delle cose, non credeteci. Se vi dicono che non esistono ferite sempiterne, non credeteci. Se vi dicono che l’amore e il dolore non possono coesistere, contemporaneamente, in ciascuno di noi, non credeteci. Se vi dicono che vi sbagliate su tutto questo, fategli leggere “L’estate che sciolse ogni cosa”.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.