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“Ci rivediamo lassù”: l’arte di prendersi gioco della fiducia altrui

“Ci rivediamo lassù”: l’arte di prendersi gioco della fiducia altrui
Written by Simone Baldi

Credits: © Mondadori Editore

Quali conseguenze porta un conflitto nelle nostre vite? È vero che in battaglia ci riconosciamo per quello che siamo? Se non si può sperare di cambiare la nostra natura, non ci rimane che accettarla, ma ciò non significa sacrificare le regole basilari della società, lucrando sulla fiducia altrui e prendendosene gioco, in nome del proprio personale tornaconto, come invece accade in “Ci rivediamo lassù” (Pierre Lemaitre, Oscar Mondadori, 2019, 475 pp, 15€).

Nel 1918, a poche settimane dalla fine della Prima Guerra Mondiale, Albert ed Édouard, due ragazzi come tanti, sconosciuti che condividono il medesimo destino, si trovano al fronte, a combattere scontri che, ormai, appaiono privi di senso. La notizia che l’armistizio è stato firmato circola già da qualche giorno e la fine delle ostilità è solo questione di tempo. Inutile ormai accanirsi contro un nemico già vinto. Non di questo avviso è il loro superiore, Aulnay-Pradelle, che incita e invia i suoi sottoposti in una missione tanto priva di senso quanto rischiosa. Quando Albert, dopo aver scoperto un orribile segreto circa il suo capitano, verrà da lui scaraventato in una buca e poi subito sepolto dalla terra smossa da una bomba, crederà che sia giunta la sua ora. Sarà Édouard a salvarlo, accorgendosi di lui quasi per caso; come ricompensa per quel suo gesto eroico, la scheggia di una mina gli asporterà la mandibola e parte del viso. I due si ritroveranno all’ospedale militare, dove Albert farà di tutto, in senso di profonda gratitudine, per sdebitarsi: dal procurargli segretamente la morfina fino al creargli una nuova identità, facendolo credere morto per non dover rendere conto ai suoi parenti.

Nel 1919 ritroviamo i tre a Parigi. È passato solo un anno, eppure sembra un’eternità, che ha plasmato ancor di più le loro esistenze. Pradelle, dall’alto del suo egomaniacale arrivismo, grazie ad una speculazione sulla sepoltura dei cadaveri dei soldati francesi, unito al matrimonio con la figlia di uno dei più influenti banchieri francesi, nonchè sorella di Èdouard, si prepara ad essere l’astro nascente della società capitalista transalpina. Albert, invece, vive con l’amico, ormai dipendente da morfina, in uno squallido buco di un quartiere malfamato; racimola qualche soldo qua e là, ma le spese sono tante e la droga non è certo gratis. Il fatto poi che Èdouard, rimasto volontariamente sfigurato a causa del suo rifiuto di una protesi che potesse restituirgli, se non la passata bellezza, almeno una parvenza umana, non possa uscire di casa e contribuire alle finanze, è un peso che aggrava i loro problemi. Con il trascorrere del tempo le due parabole di chi era stato unito in guerra si ritroveranno contrapposte: Pradelle in ascesa, gli altri due in declino. E se il primo, spinto dalla sua brama famelica di soldi e potere, non cederà al minimo scrupolo, dimostrando una bassezza morale degna del peggior delinquente, Albert ed Èdouard, nel tentativo di una rivincita personale, escogiteranno una truffa per far soldi alle spalle dei loro connazionali. Ma il Destino, con cui ciascuno gioca e scherza, convinto di essere più scaltro e furbo di Lui, ha in serbo una sorpresa: Pradelle finirà in uno scandalo da cui sembrerà non riuscire a tirarsi fuori, mentre Albert ed Èdouard conosceranno una ricchezza insperata e immeritata. Questo ribaltamento delle posizioni apparirà come la giusta punizione e il meritato riscatto. Eppure, tanto la hybris quanto la mascalzoneria finiranno vittime delle loro stesse macchinazioni, in una caduta entropica che non risparmierà carnefici nè vittime. Neppure il fatto di aver subito dalla vita le peggiori angherie sarà un alibi dietro cui nascondersi, men che mai l’aver goduto e lucrato sulle disgrazie altrui.

Un romanzo di guerra, più che sulla guerra, in cui i combattimenti (presenti e passati) fanno da sfondo alle azioni e i pensieri di chi ci si è trovato, suo malgrado, in mezzo. Una storia sulla mancanza di umanità, incarnata nella pavidità e l’arroganza, l’incompiutezza e l’assenza di scrupoli. Ciascuno dei tre protagonisti ricopre un ruolo peculiare, capace di denudare i comportamenti nascosti dietro la facciata laboriosa della ricostruzione post-bellica. Albert, con la sua insicurezza e l’incapacità di dare un senso alla propria vita, vive ai margini delle possibilità offerte ai reduci; Édouard, schiavo della sua dipendenza da morfina, rinunciando alla ricostruzione del suo volto si esclude volontariamente e aprioristicamente dal consesso civile; Aulnay-Pradelle, obnubilato da proprio successo, ottenuto lucrando sulla disgrazia nazionale, è il prototipo dell’uomo d’affari che non si ferma di fronte a niente e nessuno, convinto della propria superiorità, da cui deriva un’aure di intoccabilità. Il ritratto che ne deriva è, per contrasto con l’immaginario collettivo, quello di una Francia abietta e moralmente discutibile, sia negli strati più bassi della società sia in quelli più elevati. Il tentativo (riuscito) è quello di andare al di là del pietismo e della compassione che la tragedia della Prima Guerra Mondiale ha instillato nelle nostre coscienze, mostrando come in ogni situazione c’è chi sa sfruttare delle occasioni favorevoli a proprio vantaggio. Tanto Pradelle quanto Albert e Édouard saranno i due lati della stessa medaglia: l’approfittarsi. Le differenze tra di loro possono essere legate ad una maggiore o minore antipatia, ma i loro fini sono comunque esecrabili, sia che si tratti di arrivismo personale sia di riscatto sociale. Lo stile misurato e senza troppi fronzoli facilità l’immedesimazione in una storia imperniata sui risvolti psicologici che gli accadimenti producono

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.