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“Il party”: le machiavelliche trame invisibili delle relazioni

“Il party”: le machiavelliche trame invisibili delle relazioni
Written by Simone Baldi

Credits: © Neri Pozza Editore

La costruzione delle nostre amicizie, come pure quella della nostra personalità, appare come un percorso tortuoso e ricco di fallimenti. Sono poche, infatti, le persone che possiamo sentire simili a noi stessi e che abbiano avuto un peso rilevante non solo sulle nostre esperienze, ma anche, e soprattutto, sulla formazione della nostra individualità. Scoprire, dietro queste rare affinità, il reticolo di calcoli, bilanciamenti e rinunce fatti in nome di una scommessa, ci apre gli occhi sulla non gratuità delle relazioni, in cui ciascuno dà in proporzione a quanto è disposto a guadagnare. Proprio come ne “Il party” (Elizabeth Day, Neri Pozza, 2019, 350 pp, 18€).

Martin Gilmour è un giornalista e critico d’arte di successo: alla soglia dei quarant’anni ha pubblicato un libro che è diventato subito un bestseller, ha una moglie, Lucy, che lo adora, e il suo migliore amico, Ben Fitzmaurice, sembra la personificazione dei suoi desideri. Un ritratto idilliaco, perfetto in ogni dettaglio, in cui ciascuno recita il proprio ruolo con disarmante e idilliaca naturalezza. Almeno in apparenza. Sì perché, dietro lo specchio scintillante di una facciata patinata, si celano gli sforzi machiavellici e invisibili per far sì che ogni cosa vada come si vuole che vada, senza invece farle seguire il suo flusso naturale. Ecco, dunque, che durante la sfarzosissima festa per i 40 anni del multimiliardario Ben, un novello Gatsby in pectore, a cui accorrono starlette internazionali, attori, musicisti, politici, tra cui persino il Primo Ministro, le apparenze sembrano incrinarsi, fino ad creparsi del tutto, lasciando così il posto all’acrimonia più sediziosa, rancorosa e livorosa come mai prima di quel momento. Ma come sono diventati amici Martin e Ben? E come sono passati da anime gemelle a perfetti sconosciuti nell’arco di una serata? Come sempre accade, non è mai un singolo evento, quanto piuttosto l’accumulo di infinitesimali ma fondamentai particolari, a creare la situazione in cui ci troviamo.

Articolandosi in quattro sezioni, suddivise in due piani temporali (due nel passato e due nel presente), ma alternate nel filo narrativo, osserviamo:

1. Martin durante un interrogatorio alla centrale di Polizia, in cui gli viene chiesto di chiarire la dinamica di un non ben precisato incidente ad una non ben precisata persona durante il party. Sono momenti di riflessione ad occhi aperti, in cui il giornalista si perde nel filo dei propri pensieri, costantemente attento, però, a non rivelare mai la verità, che tiene gelosamente custodita nell’intimo della propria riservatezza.

2. Il racconto degli anni adolescenziali di Martin, dal 1985, in cui lui, dopo la morte prenatale di suo padre, cresce con una madre anaffettiva e piena di risentimento, che lo sminuisce appena può, creandogli grosse turbe emotive, fino a quando, tredicenne, dopo il trasferimento in un collegio maschile, ne 1989, conosce Ben. È una folgorazione: il padre che non ha mai avuto, il fratello di sangue che desiderava, il mito da idolatrare, la perfezione da copiare e l’anima gemella da conquistare. Sì, perché durante gli anni della loro formazione, queste peculiarità di mescoleranno nella mente calcolatrice dell’algido Martin, tanto da imbastire una rete di macchinazioni machiavelliche pur di entrare nelle grazie di Ben e farlo suo. Quanto l’attrazione nata sia figlia dell’amicizia e quanto dell’amore, saranno gli eventi accavallatisi nel corso degli anni, da Cambridge fino all’Università, in cui spiccherà soprattutto la repulsione verso le altre figure maschili, a svelarlo. Non ultimo, la serenità e la ricchezza sconfinata dei Fitzmaurice, che si contrapporrà alla povertà sciatta e senza futuro del suo passato, attraendolo in modo ipnotico e inconscio, creeranno per Il giovane ragazzo il perfetto succedaneo famigliare.

3. Il diario di Lucy Gilmour, la moglie di Martin, scritto durante un soggiorno riabilitativo in seguito ad un forte stress. Dire dipeso da cosa o da chi, rovinerebbe una intricata sorpresa. Eppure è proprio lei, col suo apparire anonimo e dimesso, sottomessa fino alla repressione ad ogni volere di Martin nell’ottusa convinzione di favorire così il suo amore per lei, a farci intravedere le crepe nella sicurezza del ragazzo prima, e dell’uomo poi. Sarà proprio questo sguardo esterno a chiarire la natura fredda e distaccata di Martin, quel suo essere calcolatore e, allo stesso tempo, succube dell’amico. Cocente sarà l’ultima, inevitabile (ma non per questo inaspettata) scoperta di Lucy.

4. Il racconto della serata del party di e per Ben, in cui Serena, la sua splendida fino al limite della finzione moglie, organizza un ricevimento maestoso è favoloso, capace di dimostrare a tutti, semmai ce ne fosse bisogno, che i Fitzmaurice non sono persone come le altre, mai. La magnificenza dell’ambiente e la regalità dei particolari sembrano usciti da un ritratto di fitzgerald e dell’età dell’oro americana (benchè ci si trovi in Inghilterra) tanto è splendente la sua opulenza. Eppure, proprio per contrasto, sarà proprio questa scintillante perfezione il palcoscenico che vedrà mettere a nudo la vera natura dei rapporti sottesi alle due coppie, rivelando ipocrisie ormai calcificate e aprendo così fratture insanabili. Sarà un segreto, covato da troppo tempo e a lungo rimosso, la tessera che darà il via ad un effetto domino entropico e irreversibile, in cui le amicizie si mostreranno per quello che in realtà sono (sempre state).

Romanzo ad orologeria, capace di attrarre il lettore con una serie di indizi centellinati e misurati, dove ciascuno conduce al seguente in un gioco all’anticipazione che vedrà confermata o delusa la propria aspettativa. L’andamento ha un sottofondo di morbosa curiosità, in cui il “segreto” tra i due amici, da principio solo alluso, verrà poi accennato e, infine, svelato. La figura centrale, Ben, viene vista dall’esterno da Martin che viene visto, a sua volta, dall’esterno da Lucy. In questo gioco di specchi si perde il fuoco centrale di un unico protagonista, in favore di un baricentro ondivago e poliedrico, capace però di dare stabilità alla narrazione. Più che la singola persona, ad intrigare è la rete dei processi emotivi e cerebrali sottesi alle relazioni umane. La gelosia, come cardine principale, si lega all’invidia per ciò che non si possiede, mentre il sollievo per il riconoscimento altrui del proprio ruolo è un’illusione effimera e fragile. Inutile ribadire che il tema di fondo è che non c’è azione che non sia meschina, calcolata e con un tornaconto (più o meno immediato). Ogni sentimento, anche il più positivo e puro è composto da un sostrato di pulsioni negative, tra le quali l’invidia, la gelosia è il possesso. Quindi, come fidarci del prossimo? Come credere alla sua buona fede e al suo essere disinteressato? Verrebbe da dire che non si può, o almeno che non ci sia nessuno estraneo ai propri vantaggi, soprattutto in una storia di febbrile ricerca del consenso e maldestri tentativi per nascondere la propria natura, invisibile a noi stessi ma ben chiara a chi, più smaliziato e cinico, ci osserva dall’esterno.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.