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“L’incontro”: l’impossibilità di abbandonarsi completamente all’altro

“L’incontro”: l’impossibilità di abbandonarsi completamente all’altro
Written by Simone Baldi

Credits: © Beat Edizioni

Capita, a volte, che l’irruzione timida e silenziosa di qualcuno nelle nostre vite abbia conseguenze inaspettate, come spingerci verso territori interiori abbandonati e inesplorati da tempo. Sono connessioni strane, misteriosamente endemiche, capaci però di farci uscire dal nostro guscio, creando spiragli nella nostra corazza, lentamente ma progressivamente. Se questo processo porterà ad un’apertura o è destinato ad un inevitabile fallimento, nessuno può dirlo, men che mai i protagonisti de “L’incontro” (Bodo Kirchhoff, Beat, 2019, 202 pp, 9€).

Nella valle del Weissach, nella Germania meridionale, si è stabilito Reither, ex editore ormai in pensione, costretto ad abbandonare quel lavoro che ha amato per tutta la vita dal mutamento dei tempi e delle abitudini delle persone. Ormai passa i suoi giorni a godersi la solitudine, le sigarette e il silenzio. Una sera, in modo inaspettato, alla sua porta bussa una giovane donna: Leonie. Non si conoscono, né hanno niente in comune. Eppure, quel primo contatto apre uno spiraglio che entrambi cercando di tenere aperto, intravedendo qualcosa, oppure per non voler chiudere la possibilità a qualcosa. Sono momenti d’imbarazzo e titubanza, in cui ciascuno chiede all’altro senza esporsi troppo. Da lì a poco, però, nasce un’idea folle, dal gusto adolescenziale: prendere la macchina e andare sul lago di Achensee, non troppo distante, per veder spuntare l’alba. D’altronde, non ci sono famiglie ad attenderli o ostacolarli, quindi, perché non andare? La decisione di partire li condurrà ben in territori ben più sconosciuti di quelli che avevano in mente. Una volta in auto, Reither e Leonie iniziano un viaggio fatto di silenzi e ritrosie, confidenze accennate e risposte mancate, in cui ognuno di loro proverà a varcare il limite dell’intimità altrui, senza però squarciarne completamente l’esistenza. Conoscere l’altro, infatti, è un percorso ad ostacoli, in cui la volontà di appianare le difficoltà è proporzionale alla tenacia di indagare anche contraddizioni e non detti. Man mano che il loro tragitto si allunga, conducendoli ben oltre l’Austria, fino in territorio italiano, attraversato come un lampo senza coscienza, il loro affiatamento si affina, migliorandosi senza intenzione. Quei due sconosciuti adesso non condividono solo uno spazio, ma anche delle sensazioni, non abbastanza per permettergli di conoscersi, ma sufficienti per dar vita ad emozioni inaspettate. Sarà l’ultima parte del viaggio, che li farà approdare addirittura in Sicilia, a consegnarli un idillio da cui non vorranno mai risvegliarsi, un’illusione fin troppo concreta. E, infatti, sarà proprio a Catania che avverrà il secondo incontro, quello decisivo, capace di cambiare ogni cosa: una ragazzina. Incrociata per caso per strada, quella piccola figura, in bilico tra adescatrice di strada e giovane disperata e dispersa, viene presa sotto l’ala protettrice di Leonie, non senza reticenze da parte di Reither. Il buon senso dell’uomo si contrappone ai bisogni inconsci e la pulsione materna della donna; razionalità e istinto si contrapporranno, alla ricerca di una soluzione sensata e ragionevole. Ma cercare di tenere insieme due poli opposti non farà altro che acuire ancor di più le loro differenze, facendo risaltare l’impossibilità della profonda e piena comprensione dell’altro. Per cercare di contrastarla, o forse a causa della tristezza per la sua ineluttabilità, si materializzerà l’estremo tentativo di salvare chi sta intorno, in un gesto di disperato altruismo.

Nella sospensione di un’atmosfera rarefatta e galleggiante, in cui ciascuna parola, gesto o (in)decisione sembrano amplificare le risonanze emotive interiori, si sviluppa un romanzo delicato e tagliente al tempo stesso. La cura con cui entrambi i protagonisti si muovono lungo i confini posti dall’altro è un segno del rispetto reciproco, eppure, il rischio di volersi intrufolare furtivamente con una domanda, un’allusione, scopre ferite ancora non rimarginate. Il lento processo che li porterà da perfetti sconosciuti ad amanti, nei cui primi passi si osservano, in nuce, i futuri sviluppi, è una danza invisibile, in cui il lettore finisce per essere condotto per mano in un luogo conosciuto e misterioso al tempo stesso. Perché se è vero che le connessioni vanno al di là della pura logica, è altrettanto vero che l’impossibilità di lasciarsi andare completamente frenerà Reither e Leonie, facendo mancare loro quell’ultimo, decisivo passo, capace di fargli abbandonare le loro paure e reticenze. Il tentativo, seppur lodevole, di voler salvare un’altra persona, alla luce di questi presupposti non può che fallire, lasciando un retrogusto amaro e indelebile. Eppure, anche se si è consapevoli della possibilità concreta del fallimento, la speranza rimane, come un regalo inatteso spuntato dal nulla, di cui prendersi cura e provare a regalare a propria volta ad altri.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.