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“La scomparsa di Adèle Bedeau”: lo specchio presente dei nostri errori passati

“La scomparsa di Adèle Bedeau”: lo specchio presente dei nostri errori passati
Written by Simone Baldi

Credits: © Neri Pozza Editore

Esiste una connessione nascosta tra ciò che ci colpisce di un’altra persona e i nostri comportamenti derivanti da questa fascinazione. Come una legge di azione e reazione, ci ritroviamo a comportarci in modi diversi e, a volte, irrazionali. Eppure, quando viene a mancare l’oggetto del nostro desiderio, come scegliamo di agire: seguiamo la linea precedentemente tracciata o torniamo alla solita normalità? Questo è quanto succede in “La scomparsa di Adèle Bedeau” (Graeme Macrae Burnet, Neri Pozza, 2019, 253 pp, 17€).

Manfred Baumann è un anonimo direttore di banca di Saint-Louis, piccolo paesino francese dell’alto Reno. La sua vita scorre monotona tra il lavoro e il Restaurant de la Cloche, dove lui consuma pranzi e cene. È più una routine ormai consolidata che un antidoto alla solitudine, vista l’assenza di una famiglia (ad eccezione dei nonni, che però va a trovare solo la domenica), a scandire le sue giornate con l’abitudinarietà di chi non ha nessuno spirito d’iniziativa né attitudine alla socialità. Unica nota d’interesse: Adèle, la giovane cameriera. Sebbene un po’ in carne e non particolarmente affascinante, la ragazza suscita una curiosità in lui che, pur ritrovandosi a fantasticare su una loro storia d’amore o una fuga romantica, non riesce a spiegarsi. Inesistenti sono stati i suoi approcci, finché una sera non decide di seguirla fuori dal ristorante. Fermatisi a parlare per pochi minuti, poi la vede allontanarsi in compagnia di un ragazzo. Il giorno seguente, nell’assenza di cordialità di Adèle, intravede un interesse impossibile da convalidare. Spinto dalla curiosità, decide di seguirla anche quella sera, nascondendosi però dietro alcuni cespugli e vedendola di nuovo in compagnia dello stesso accompagnatore. Tuttavia, il vero shock avviene solo il giorno seguente, quando lei non viene a lavorare, scomparendo nel nulla e suscitando l’attenzione delle forze dell’ordine. Gorski, il capo della polizia, procede ad interrogare proprietari e avventori del ristorante, alla ricerca di indizi. Manfred, nella sua morbosa innocenza, tace alcuni particolari irrilevanti che però, fin da subito, fanno prendere i sospetti dalla sua parte. Non è tanto la reticenza a dire la verità, quanto la sua impossibilità di essere sincero e cambiare la propria versione dei fatti, per paura di apparire irragionevole e colpevole, a rivelarsi insolita. Questa inspiegabile attrazione affonda le proprie radici in un evento accaduto vent’anni prima: l’omicidio di una ragazza da lui amata. Sarà proprio la dinamica della morte di Juliette (questo il suo nome) a condizionare tutta la vita di Manfred, costringendolo in una gabbia di forzate abitudini e incapacità di una reale intesa con gli altri. Il proprio senso d’inadeguatezza è il fulcro principale del suo senso di non appagamento e risiede alla base della propria scontrosa solitudine. Inaspettatamente, anche per Gorski indagare sulla scomparsa di Adèle significherà riaprire la finestra sul suo primo incarico: proprio l’omicidio di Juliette. Non essere riuscito a trovare il vero colpevole, visto che la condanna di un barbone non lo ha mai persuaso, è un tarlo che lo logora lentamente, facendolo vacillare e acuendo il suo bisogno di una risoluzione plausibile per il caso della cameriera. Durante la faticosa ricostruzione degli eventi i due uomini faranno affidamento sulla loro routine, le loro prassi consolidate, nel tentativo di mantenere le apparenze e di raggiungere il proprio scopo. Come in uno specchio, in cui alle azioni di uno corrispondono quelle speculari dell’altro, andare avanti nella ricostruzione dei fatti vorrà dire tornare indietro di vent’anni, per rievocare un evento luttuoso che li aveva già costretti ad incrociarsi, sebbene in modo inconsapevole, senza peraltro riconoscersi. La colpevolezza non è un processo a cui potersi sottrarre da un giorno all’altro, e certo reati non vanno mai in prescrizione. Ma su quale delle due giovani si finirà per fare luce? E chi troverà la sua conclusione: l’ingiustizia della frettolosa conclusione di un’indagine sepolta da tempo o la curiosità per una misteriosa scomparsa?

Giallo psicologico dal ritmo sonnacchioso ma mai banale, si crea un percorso contemporaneamente ascendente e discendente: il primo è il climax di tensione che viene a crearsi con la scoperta dell’omicidio di Juliette, il secondo è l’approfondimento psicologico delle conseguenze che questo ha avuto su Manfred e Gorski. Il gioco delle apparenze, in cui ognuno cerca di tenere in piedi una facciata di normalità e abitudinarietà (che lo faccia per sviare da sé i sospetti o per trovare conforto in una routine capace di condurlo alla scoperta del colpevole, poco importa), si protrae da vent’anni e ha prodotto effetti inaspettati e, per molti versi, ormai non più rimediabili. La scomparsa di Adèle è, più che il vero fulcro della storia, l’espediente che ci permette di aprire il vaso di Pandora dei peccati e delle debolezze dei due protagonisti, mostrandone tutta la loro grettezza e meschinità, perché, alla fine, ciò che conta è che le proprie debolezze non vengano scoperte né i propri errori rivelati, pena la perdita di credibilità agli occhi degli altri.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.