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“Il manoscritto”: scoprire la verità è un intricato gioco di specchi

“Il manoscritto”: scoprire la verità è un intricato gioco di specchi
Written by Simone Baldi

Credits: © Darkside Fazi Editore

Ci sono misteri in cui sembra impossibile trovare la soluzione, indagini che sembrano condurre nel nulla e ipotesi che contraddicono la logica. Eppure, al netto delle incongruenze, esistono situazioni che sembrano sfuggire al nostro controllo e che mettono a dura prova la nostra capacità di raziocinio, facendoci vacillare nelle nostre certezze, come il caso de “Il manoscritto” (Franck Thilliez, Fazi Editore, 2019,480 pp, 18€).

Caleb Traskman, il figlio di uno degli autori di thriller più famosi del mondo, riceve l’incarico di portare a termine l’ultimo romanzo di suo padre, suicidatosi misteriosamente a poche decine di pagine dalla sua conclusione. Sarebbe già un compito arduo per molti scrittori, ma confrontarsi col fardello di un’eredità assai difficile da sostenere e una trama decisamente complessa, rende tutto decisamente più complicato. Nella storia, infatti, la protagonista Léonie è anch’essa una scrittrice di successo, reduce dalla sua ultima fatica letteraria, “Il manoscritto incompiuto”, che viene accusata di plagio da parte di uno sconosciuto. Non è stato un parto facile, perché gli ultimi anni sono stati segnati dall’assenza della figlia Sarah, scomparsa nel nulla e di cui non si sono mai più ritrovate le tracce. Vivere nell’incertezza, covando il dubbio circa la sua sopravvivenza o meno, è un tarlo che ha roso le certezze della donna e di suo marito Jullian, tanto da averli allontanati e chiusi ciascuno nella propria vita. Contemporaneamente, dall’altra parte dell’Europa, uno strano incidente d’auto rivela una macabra scoperta: nel bagagliaio viene ritrovato un corpo di una ragazza senza volto e senza mani. Sarà una falsa coincidenza, si tratterà di un’altra persona o rivelerà la definitiva prova della morte di Sarah? Le indagini, rese ancor più faticose dall’impossibilità di stabilire l’identità della vittima, si concentrano sul guidatore, rimasto anch’egli ucciso nello scontro, che ha però lasciato una flebile, impercettibile traccia a cui aggrapparsi e da cui cominciare a risalire. In questo clima di tensione e fatica si innesta la rivelazione choc di suo marito, come un fulmine a ciel sereno: ha trovato una prova fondamentale su Sarah. Incredula e sconvolta Léonie decide di raggiungerlo nella loro casa sulla costa francese, ma prima del suo arrivo viene avvisata che qualcuno vi è entrato, senza tuttavia lasciare alcuna traccia di sé. Sommando altro sgomento alle sofferenze riaffiorate, Jullian finisce vittima di un’aggressione, venendo ritrovato anche lui nel bagagliaio della sua macchina, su cui aveva scritto col proprio sangue “è viva”, a causa della quale rimane incosciente per diversi giorni e si risveglia con un’amnesia che sembra aver cancellato ogni traccia del suo passato. Senza le risposte che aveva a lungo bramato, la donna vaga in uno stato di inquietudine e tormento, incapace di poter finalmente mettere la parola “fine” alle proprie sofferenze, finché, per caso, non trova una chiave nei pantaloni del marito, che apre una stanza in un forte abbandonato sulla costa, in cui è tenuto prigioniero un uomo. Ma chi è costui? E può mai averlo rinchiuso lì Jullian? Scoprirne l’identità si rivelerà solo il primo pezzo di un intricatissimo puzzle, in cui l’apparenza non coincide quasi mai con la realtà, e ciò che questo sconosciuto rivelerà scoperchierà un vaso di Pandora il cui contenuto non potrà mai più essere ignorato. Léonie sarà dunque costretta a decidere se continuare ad indagare da sola, in una spirale di orrori crescenti e colpi di scena inaspettati, fino all’ultima, incredibile scoperta…

Thriller geniale, costruito come un domino infernale e un meccanismo ad orologeria, in cui ciascun tassello rivela il successivo, innestandosi alla perfezione in un puzzle complessissimo ma realistico. Inutile cercare di trovare l’errore e l’incongruenza, perché in questo romanzo niente è stato lasciato al caso: ogni particolare è organico al resto e non conduce ad alcuna contraddizione. La trovata della mise en abyme, cioè del gioco al rimando in cui qualcuno fa qualcosa di speculare (come ad esempio il figlio che scrive il romanzo del padre che scrive un romanzo su una donna che scrive un romanzo) è un’ottima trovata, che riempie la mente del lettore con echi lontani capaci di distogliere l’attenzione dall’indagine senza per questo metterla in secondo piano. Il linguaggio scorrevole e minuzioso crea la perfetta ambientazione per una storia nera e oscura, in cui i continui ribaltamenti la fanno da padroni, capaci anche di sviare i giallisti più smaliziati che, sebbene in grado di capire una parte fondamentale (finanche la soluzione), rimarranno tuttavia basiti di fronte alla conclusione del libro, così aperta da generare dibattiti da non poter essere del tutto conclusi. Come un labirinto in cui ci si accorgerà troppo tardi di aver perduto di vista l’entrata e da cui non sembrerà possibile uscire, il lettore verrà catturato, senza possibilità di fuga, fino all’ultimo, spiazzante colpo di scena.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.