Books Letti per Voi

“Milkman”: ogni nostra azione è una dichiarazione politica

“Milkman”: ogni nostra azione è una dichiarazione politica
Written by Simone Baldi

Credits: © Keller Editore

Non dev’essere stato semplice crescere nella Belfast degli anni Settanta, in cui le fratture e le fazioni erano un credo inattaccabile, più che uno stile di vita, in cui ogni più piccola idea e decisione aveva conseguenze e ripercussioni sull’opinione pubblica, su ciò che gli altri pensavano di te e, di conseguenza, sulla manifesta appartenenza alla fazione “giusta” o “sbagliata” della comunità. Certo, si dirà, si tratta di punti di vista, perché non è una propria decisione quella di essere nati o capitati in una delle due parti; non è una scelta, ma una casualità. Eppure, da quella fatto indipendente dalla nostra volontà, si dipana tutto il nostro destino. La propria appartenenza può essere ripudiata, ma se così non è, bisogna fare i conti con le aspettative altrui, proprio come in “Milkman” (Anna Burns, Keller Editore, 2019, 451 pp, 19,50€).

Sorella di mezzo vive insieme a sua madre e le sue sorelline più piccole nella parte ribelle allo Stato della capitale dell’Irlanda del Nord. La sua è una famiglia numerosa, tre sorelle più grandi già andate via di casa e quattro fratelli tutti allontanati dal posto dove sono cresciuti. Come se non bastasse, oltre a questo menàge familiare ad altri loro concittadini, vista l’appartenenza tra le loro fila di rivoluzionari, avere anche diciott’anni sembra più una croce che una spensierata età. Per cui, anche l’idea di una relazione dev’essere presa sul serio, e lo sa bene forse-fidanzato, la sua complicata metà, in lotta continua con le sue reticenze e i suoi dubbi. Il futuro è una massa nebulosa e indefinita, non una pagina bianca da scrivere, quanto piuttosto un blocco dietro cui trincerarsi e, all’occorrenza, attaccare. Bisogna crescere in fretta, stando attenti a ciò che succede intorno e non avendo alcun comportamento che tradisca inclinazioni o, banalmente, nemmeno la più semplice curiosità verso “il paese oltre l’acqua”. Sì, perché nella vita di Sorella di mezzo niente ha un nome: né le persone, né le nazioni. Eppure, anche senza un nome, tutti hanno occhi per guardare e bocche per giudicare: cognato numero uno, la sua amica storica, ma’, sorella numero uno, sorella di ragazza delle pasticche, Qualcuno McQualcuno. E questa sua abitudine di leggere mentre cammina, romanzi dell’Ottocento perlopiù, è particolarmente invisa a molti, che la trovano alienante e poco rispettosa per la loro situazione delicata, di lotta. Ma come può un espediente per non finire condizionati da un continuo, opprimente clima di tensione, ritorcersi contro la comunità? Che male può fare una lettura in movimento? Sorella di mezzo non lo sa e quando viene avvicinata da Lattaio, noto esponente rivoluzionario quasi quarantenne, pensa che anche lui abbia da ridire sulla sua passione. E ha ragione, ciò che però non sa, ma che scoprirà ben presto, è che lui vuole è farla sua, e attraverso quei brevi ma opprimenti incontri le instilla un costante, persistente dubbio sulla correttezza delle sue azioni (come la sua relazione con forse-fidanzato) e delle sue passioni (la corsa e leggere-mentre-cammina), facendole violenza psicologica, tanto da creare turbe sulla reale giustezza dei suoi (di lei) comportamenti. È un atteggiamento vile, indegno di un patriota così rinomato e Sorella di mezzo è convinta perciò di avere il supporto della comunità, a quell’oltraggio. Scoprirà, invece, che tutti credono alle bugie messe in giro con fraudolenza sulla sua immaginaria relazione con quell’uomo, sul suo conseguente tradimento verso i suoi simili, destabilizzandola profondamente. Neppure la sua famiglia la appoggerà, né crederà alle sue parole, ritenendola una bugiarda millantatrice. In questo vortice di sfiducia rimarrà vittima anche forse-fidanzato, che non saprà come comportarsi e vedrà, nell’allontanamento di lei, una conferma ai propri sospetti. Ma come può una comunità che si dice unita, perdersi dietro delle chiacchiere e giudicare così pesantemente una persona in assenza di prove reali? In un paese in cui la tensione è la normalità non servono fatti scagionanti, perché il sospetto è già convinzione, e una persona che decide di escludersi dal consesso civile, leggendo mentre cammina, non può che essere una falsa menefreghista, più attenta ai suoi desideri che ai bisogni degli altri.

Duro, intimo, profondo, rivelatore, storicamente attendibile e reale fin nel midollo, “Milkman” è un romanzo-confessione scritto come un diario e recitato come un lungo mantra liberatorio, diverso ad ogni pagina ma sempre uguale a se stesso, nella riproposizione delle identiche dinamiche divisive. I temi della violenza psicologica, del controllo che gli altri credono di avere il diritto di esercitare sulla vita di una persona, e della manipolazione coercitiva che azioni e pensieri hanno su ogni singolo individuo, sono il perno centrale intorno a cui ruotano tutte le azioni. Si tratta di una storia difficile, tormentata, ben oltre il banale orizzonte del romanzo di formazione, è un vortice che abbraccia una storia personale insieme a quelle di altri, unite alla storia nazionale per formare una trama variegata e inscindibile. Senza la comunità non si è nessuno, ma se la forza di un consesso è proprio questo, cioè l’unione, è altresì il suo limite, perché chi fuoriesce da un cammino uguale per tutti è automaticamente un traditore. Ecco azzerata, quindi, la possibilità di un pensiero libero e identitario, anche superficiale, ma autenticamente, volontariamente egoista. Chiudersi di fronte ai brutali accadimenti esterni non vuol dire fregarsene, significa semplicemente che la propria vita è anche altro, che non si può sottostare continuamente e costantemente al volere degli altri, corrispondere perfettamente all’idea che altri hanno di noi e lasciarsi condizionare dalle dicerie altrui. Scegliere chi siamo, chi vogliamo essere e vorremmo diventare, passa necessariamente da questi snodi e Sorella di mezzo lo imparerà sulla propria pelle. E noi, con la nostra discrezione, osserveremo il suo tormentato percorso, solidali col suo dolore, i suoi dubbi, la sua paura e i suoi tentennamenti, perché, altrimenti, non potremmo dirci veramente umani.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.