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“Ninfee nere”: non c’è crimine senza spine

“Ninfee nere”: non c’è crimine senza spine
Written by Simone Baldi

Credits: © Edizioni E/O

Dietro ogni quadro si nasconde una storia. Ogni immagine tracciata ha una serie di eventi che l’hanno costruita e da cui ha tratto ispirazione. Così come l’arte, anche la nostra vita si nutre di fantasie e ipotesi, che compongono una solida realtà. Quando però la linea tra verità e finzione sfilaccia i suoi bordi, finendo per compenetrarsi, non resta che provare a dirimere la matassa dei nostri dubbi, proprio come accade in “Ninfee nere” (Michel Bussi, E/O Edizioni, 2016, 394 pp, 16€).

Nella piccola Giverny, città natale di Monet e tranquillo paesino della campagna francese, tutto è stato preservato come all’epoca del celebre pittore impressionista: case curate, strade ben mantenute, il laghetto intatto e ninfee un po’ ovunque. A ben guardare, sembrerebbe un quadro idilliaco, immobile e immutabile. Eppure, quando viene ritrovato il cadavere di un uomo adagiato sulla sponda del fiume, con la testa fracassata e un rivolo di sangue ad abbandonarla, mescolandosi con l’acqua e formando con essa degli affascinanti ma macabri arabeschi, quel senso di sospensione nel tempo viene irrimediabilmente crepato. Sarà l’ispettore Laurenç Sérénac, giunto dai grandi centri urbani per indagare sull’omicidio, a notare lo iato tra l’apparenza e l’essenza nascosta del borgo, in cui ciascuno custodisce i propri segreti dagli sguardi indiscreti dei suoi concittadini. In breve, le indagini si concentrano intorno a tre figure femminili: la piccola Fanette, di appena 11 anni, precoce talento artistico in erba, Stéphanie Dupain, la maestra della scuola elementare di Giverny, e una vecchia acida, senza nome, che si aggira furtiva e invisibile, scrutando gli altri dall’alto della torre in cui vive. In breve tempo, Sérénac si invaghisce della bella Stéphanie, ricorrendo a tutti i suoi trucchi e, sfruttando la scusa delle indagini, cerca di passare più tempo possibile con lei ed entrare nelle sue grazie, cosa non difficile, vista la sua spigliatezza e avvenenza. Incidentalmente, ma nemmeno troppo, Jacques Dupain, il marito della ragazza, risulta essere il principale sospettato per l’omicidio commesso. La piccola Fanette e l’anziana anonima si muoveranno ai margini di questa tresca, intrecciandosi con essa e finendo, loro malgrado, per perdere le loro priorità. A quanto pare, il Destino sembra favorire decisamente il giovane ispettore, che fa lentamente stringere il cerchio intorno al suo rivale in amore. Tuttavia, come in ogni mistero che si rispetti, il corso degli eventi non seguirà i piani che uno solo vuole che abbia, ma si troverà di fronte al dilemma etico di chi, da un lato, cerca di piegare supposizioni e legge ai propri desideri, e chi, dall’altro, intravede nella tragedia avvenuta un possibile lasciapassare per una vita di costrizione e frustrazione. Come se non bastasse, durante il reperimento degli indizi, Sérénac si imbatte, più per caso che per volontà, nelle tracce di un fantomatico quadro scomparso di Monet: le Ninfee nere. Stupito dal numero di tele prodotte dal grande pittore e dalla loro attuale valutazione, questo nuovo colpo di scena introdurrà un movente nuovo e completamente avulso dal resto, rischiando di mandare all’aria il piano già pronto dell’ispettore. Ciascun attore di questa macabra tragedia proverà a sviare da sé i granelli di una colpevolezza che si andranno progressivamente addensando in una patina resistente. In un gioco di specchi in cui consequenzialità e temporalità sono i due cardini fondamentali, rimanere invischiati in una trappola ordita da qualcuno più furbo è un pericolo costante, in cui solo chi saprà cogliere anche il più infinitesimale indizio, saprà trovare una soluzione apparentemente irrisolvibile.

Noir profondo e sfaccettato, “Ninfee nere” è un magistrale atto di distruzione e ri-costruzione della realtà secondo direttrici e schemi fuori dalla banale normalità della nostra quotidianità. In una storia dove ciascuno sembra intenzionato a curare e mantenere soltanto i propri interessi, l’irruzione della casualità scombina ogni possibile piano precostituito. I tentativi dei due giovani amanti verranno frustrati dalla violenta contrapposizione di Jacques, sempre più deciso a trattenere, anche contro la sua volontà, la presenza di Stéphanie, l’innocenza di Fanette si frantumerà contro l’illusione di un destino da lei fortemente auspicato e poi perduto per un nonnulla, Sérénac si vedrà sfuggire tra le mani l’amore e la soluzione del caso, e la vecchia ignota, che osserva e controlla tutte le altre vite come un demiurgo invisibile, sarà anch’essa costretta, suo malgrado, a fare i conti con le proprie recriminazioni. Se pensate di aver fiuto per le risoluzioni, addentratevi in questo labirinto narrativo, in cui niente è ciò che sembra e tutto si rivela come il proprio opposto. Fate caso anche ai minimi indizi, sparpagliati lungo il cammino come petali di un fiore, ma non stupitevi se, alla fine, ogni cosa si sistemerà come per magia, lasciandovi di stucco e a bocca aperta, alla ricerca dell’errore e dell’incongruenza che, vostro malgrado, non troverete.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.