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“La scomparsa di Josef Mengele”: la seconda vita dell’Angelo della morte

“La scomparsa di Josef Mengele”: la seconda vita dell’Angelo della morte
Written by Simone Baldi

Credits: © Neri Pozza

La Storia è piena di fughe, di chi abbandona la sua vita precedente per ricrearsene una nuova, lasciandosi alle spalle un passato che l’avrebbe condotto verso un futuro senza orizzonte. Molti di questi individui sono facce sconosciute, numeri che si aggiungono a un conteggio anonimo e impersonale, ma accade, talvolta, che uno di questi transfughi sia un nome noto, celebre addirittura, che, senza sapere come, si ritrova a scomparire nel nulla, riapparendo da qualche altra parte sotto mentite spoglie, con cui nessuno, però, nota il collegamento. Come questo sia possibile è un meccanismo intricato, in cui anche il caso gioca un ruolo determinante, come ne “La scomparsa di Josef Mengele” (Olivier Guez, Neri Pozza, 2018, 202 pp, 16,50€).

Nel giugno del 1949, nella sala doganale del porto di Buenos Aires arriva un bastimento da cui scendono centinaia di persone. Tra loro anche Helmut Gregor, emigrante altoatesino originario di Termeno. All’apparenza non ha niente di diverso dalla massa di persone che, come lui, fuggono dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e di un’Europa tutta da ricostruire. Tuttavia lui non è uno come gli altri e il nervosismo che lo attanaglia, al momento del controllo passaporti, lo certifica. Sono attimi di tensione, quasi di terrore, che potrebbero decidere il suo destino. Proprio grazie ad un occhio distratto di un funzionario superficiale, che pur accigliato di fronte alla sua valigia piena di campioni di sangue e boccette dal contenuto strano, lo fa passare: l’uomo può entrare in Argentina. La sua vita è salva, la sua vera identità ancora nascosta. Perché Helmut Gregor è, in realtà, Josef Mengele, il medico più famoso di Auschwitz. La sua esistenza, dopo la sconfitta della Germania, è un continuo spostamento attraverso l’Europa intera, un tentativo perenne di cancellare le proprie tracce, un appoggio in stati un tempo amici del Reich, finchè in Italia riesce ad ottenere dei falsi documenti che attestano la sua nuova identità. Una volta in Argentina, però, pur continuando ad esibire il suo nuovo nome, entra in contatto con il gruppo di emigrati tedeschi, nostalgici del nazismo e fanatici di un mondo che ormai non c’è più. Tutti sanno chi è e per questo lo rispettano. Gli riservano un trattamento speciale, di cui però Mengele non approfitta mai fino in fondo, preoccupato dell’esposizione mediatica che ne risulterebbe e occupato, come mai prima d’ora, nel mantenimento di un basso profilo che sfiora l’anonimato, in totale contrapposizione con Eichmann, che incontra e di cui biasima gli eccessi, la superficiale convinzione di essere finalmente salvo e al sicuro. Josef sa che i nemici dei nazisti sono ovunque, che si annidano persino in una nazione amica dei tedeschi come quella argentina, e per questo, nonostante il governo gli fornisca materiali e soldi necessari alla prosecuzione dei suoi studi sulla razza, sulle malattie genetiche e il fenomeno dei gemelli, nella speranza di servirsi dei progressi scientifici ottenuti dalle menti più brillanti che operano adesso sotto di loro, lavora e si comporta come se fosse un signor nessuno. Con la cattura di Eichmann, però, tutto cambia: le poche certezze vengono meno, la paranoia riaffiora e la fuga torna ad essere il suo unico appiglio. Servendosi di mercenari e amici di amici, fedeli all’idea di un Reich che non esiste più e che, così come lo intendono loro, non è mai esistito, dall’Argentina si sposta in Paraguay, per approdare infine in Brasile, in cui si sistema definitivamente, per altri venticinque anni, fino alla sua morte. Nonostante la fine delle sue peregrinazioni, i suoi turbamenti non lo abbandoneranno mai, come la sensazione di essere una preda in costante procinto di venir stanata dal suo invisibile cacciatore.

Un romanzo-inchiesta che cerca di far luce non solo sull’uomo Josef Mengele, ma soprattutto sul sistema di copertura e collusione dei sudamericani con i transfughi nazisti, di cui questi ultimi si sono ampiamente serviti per riacquistare una libertà che non meritavano e che sapevano, fin troppo bene, non essergli in altro modo possibile. Le promesse di risultati e miglioramenti della vita di un paese ancora arretrato rispetto alla Germania, com’era l’Argentina, sono alla base per il mantenimento di una doppia identità e di fondi altrimenti irreperibili. Olivier Guez ricostruisce gli spostamenti di Mengele, cercando di mettere in luce non solo le sue azioni, ma anche i suoi pensieri e le sue ansie, mostrandoci come la fuga non sia la soluzione ai problemi, soprattutto quando la paranoia per il proprio riconoscimento supera la sicurezza che comporta il trovarsi dall’altra parte del globo. La vita frugale del medico è, ai suoi occhi, un corollario inscindibile per il suo anonimato. Non c’è morbosità né partigianeria nello sguardo dell’autore, la storia viene presentata sì dal punto di vista interno a Mengele, mostrando anche la sua presunta estraneità alle barbarie dei nazisti, di cui si era servito per perpetrare le sue ricerche scientifiche, ma in modo da ricreare la sua stessa tensione emotiva, senza solidarizzare né simpatizzare per lui. L’unico modo per non sclerotizzare la memoria e condannarla all’oblio eterno è conoscere, indagare le pieghe nascoste della Storia e, nella loro invisibilità, riportarle sotto gli occhi di tutti, affinché nessuno dimentichi né possa dirsi estraneo o, peggio, non complice.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.