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“La fine della solitudine”: le trame interrotte dei legami famigliari

“La fine della solitudine”: le trame interrotte dei legami famigliari
Written by Simone Baldi

Credits: © Tea Libri

Qual è l’impatto di una perdita nelle nostre vite? Come affrontiamo un lutto: ancorandoci al passato o tuffandoci a capofitto verso il futuro? Impossibile da calcolare e da prevedere, il destino a volte ci sottrae gli affetti più cari, lasciandoci unici artefici della nostra esistenza, senza possibilità di supporto, proprio come accade ai protagonisti de “La fine della solitudine” (Benedict Wells, Tea, 2019, 307 pp, 10€).

Jules, Liz e Marty sono tre fratelli che vivono con i loro genitori a Monaco. Tutto ciò che li accomuna, finisce qua. Sembrano, infatti, figli di persone diverse, tali sono le loro differenze che, col passare degli anni e degli eventi, aumentano esponenzialmente. Spesso vanno in Francia, a Berdillac, a trovare la nonna, e altre grandi porzioni del loro tempo lo trascorrono con la zia, la sorella di loro padre. Jules, il vero protagonista della storia, intorno al (e a partire dal) cui sguardo tutto si dipana, è un ragazzino di undici anni quando si verifica ciò che cambierà la sua vita e quella dei suoi fratelli per sempre: durante un viaggio, i loro genitori perdono la vita. I ragazzi, rimasti orfani, entrano in collegio, dove studieranno e vivranno a tempo pieno, al contrario della quasi totalità dei loro compagni, che trascorrono nell’istituto solo il giorno, tornando a casa dalle loro famiglie la sera. Sono anni difficili, in cui la fragilità di Jules affiorerà in tutta la sua forza: gracile e insicuro, senza un vero amico né un appoggio emotivo, si chiuderà nel suo mondo interiore. A differenza dell’esuberante Liz, istrionica e carismatica viveur, ammirata ed emulata da tutte le sue coetanee, e del taciturno ma geniale Marty, incapace di relazionarsi con gli altri ma indifferente a questa mancanza, Jules vive con malcelata sofferenza gli anni della scuola. La sua unica amica, Alva, è una ragazza introversa, dal carattere mutevole, a tratti bipolare, con silenzi improvvisi e una spiccata sensibilità. Anche lei ha un passato traumatico, che però custodisce gelosamente. Per il ragazzo, la mescolanza di amicizia e amore è un flusso costante, capace di mandare fuori asse la sua bilancia interiore. Privo di punti di riferimento e del supporto, oltre che della guida dei suoi fratelli maggiori, cresce covando un risentimento verso un passato che non può cambiare e un presente che acuisce soltanto le differenze e la lontananza tra sé e chi rimane della sua famiglia. Non che i tre ragazzi non si vogliano bene, è soltanto che il trauma derivante dalla perdita dei loro genitori li ha fatti chiudere egoisticamente nel proprio universo, acuendo quelle caratteristiche già in nuce nell’infanzia. Per tutti gli anni scolastici il rapporto ambivalente tra Jules e Alva sarà fonte di conforto e disturbo per lui, perennemente indeciso se rivelarle i suoi veri sentimenti. Quando troverà finalmente il coraggio, un evento inaspettato li farà allontanare. Come una serie di fotogrammi ad alta velocità, vediamo scorrere le vite dei tre fratelli, che attraversano prima i loro vent’anni, tra le droghe di Liz, l’acume per l’informatica di Marty e lo spaesamento di Jules, incapace di trovare una propria strada che sappia regalargli soddisfazione, fino ai trenta. Sarà proprio in quegli anni, inaspettatamente, che riuscirà a ricontattare Alva: ritrovatisi, scopre che si è sposata con A. N. Romanov, il loro scrittore preferito al tempo delle medie, un russo ormai settantenne. Dopo un po’ di tempo, Jules andrà a fare loro visita, si trasferirà da loro ed entrerà a far parte di quello strano ménage famigliare, in cui assisterà al decadimento di un uomo un tempo brillante e agli sbalzi d’umore di lei. Com’è ipotizzabile, Jules e Alva finiranno per trovare quel riavvicinamento da sempre agognato ma mai concretizzatosi, che li porterà, dopo la tragica dipartita dello scrittore, a vivere finalmente insieme. Da quella storia d’amore arsa come una fiamma, nasceranno due gemelli, Luise e Victor, diversi come i loro zii. Sulla strada di un’esistenza felice ed agiata, tuttavia, si frapporrà un evento imprevisto, un male terribile e oscuro, capace di fiaccare il corpo ma non lo spirito di chi non vuol cedere di fronte all’inevitabile. Saranno proprio quei mesi a dare a Jules e Alva la possibilità di sviscerare una volta ancora, come da sempre hanno fatto e continuano a fare, i rispettivi ricordi e le reciproche sensazioni, in un loop senza soluzione di continuità tra adolescenza e maturità. Come uno specchio, anche il rapporto con Liz e Marty, sempre presenti con le loro differenze, arricchirà un orizzonte famigliare da sempre frammentato.

Romanzo delicato, psicologico, dagli echi classici. L’ambientazione è, sorprendentemente, da storia americana: Monaco, Berlino e Amburgo appaiono come il New England o il Maine. Non è solo la narrazione densa e scorrevole, con il suo gusto per i dettagli e la pienezza della trama, a farlo assomigliare ad un libro americano, ma anche quell’atmosfera essenziale e lontana dalla nostra quotidianità. L’asse su cui si muovono tutti gli eventi è quello delle nostre reazioni ai traumi. Se Liz e Marty hanno rafforzato i loro tratti infantili, esasperandoli fino a farne delle vere e proprie colonne portanti delle loro personalità, Jules si muove ondivago nella sua indecisione, incapace di una vera cesura col passato, finendo per rimanere schiavo della sua adolescenza, dei suoi ricordi, di ciò che lo ancorava ad una sensazione positiva. Lo sviluppo della storia con Alva è il sublimarsi di un desiderio interrotto, poi caparbiamente inseguito, in modo ossessivo e (a tratti) fastidioso, e infine ottenuto. La mancanza di rassegnazione verso il passato è il tratto distintivo di Jules, prova ne è anche il suo maniacale ancoraggio agli anni dell’adolescenza, a cui ritorna in modo costante e ciclico, sia nei propri pensieri che nelle discussioni con le altre persone che gli gravitano intorno. Come un ragazzo mai cresciuto, si trascina avanti nel tempo, in cerca di un appagamento ideale e risolutivo. Ma con quanti sacrifici? Se siamo tutti figli dei nostri sospesi, delle nostre questioni irrisolte, per chiudere il cerchio e sentirci veramente completi dovremmo avere la forza e la determinazione di rescindere il legame con quell’evento luttuoso che ci ancora ci portiamo dentro. Solo così potremmo riuscire a costruire una vera, autentica vita. Questo sembrano voler dire Liz e Marty, con i loro anticonformismi, le loro eccentricità e i loro egoismi, a Jules: fai i tuoi errori, non seguire le aspettative degli altri, nemmeno per rendere onore alla loro memoria.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.