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“La professione del padre”: le bugie, agli occhi di un figlio, sono verità intoccabili

“La professione del padre”: le bugie, agli occhi di un figlio, sono verità intoccabili
Written by Simone Baldi

Credits: © Keller Editore

Quali sono l’eredità, gli insegnamenti e le aspettative tramandate di generazione in generazione? Come un filo che si dipana continuamente, seguendo la linea del sangue, le nostre azioni sono lo specchio, siano esse riflesso o distorsione, di chi ci ha messo al mondo, proprio come ne “La professione del padre” (Sorj Chalandon, Keller Editore, 2019, 266 pp, 17,50€).

Esistono momenti in grado di cambiare le nostre vite per sempre, capaci di illuminare le zone buie della realtà che ci circonda, regalandole significati nuovi e sconosciuti, rendendoci irreversibilmente diversi da chi eravamo prima: un imprinting tardivo. Per Émile Choulans quel giorno è il 26 aprile 1961. Fin lì la sua esistenza si era svolta all’ombra del padre, del suo carisma e della sua decisione: severo e risoluto, era lui a dettare tempi e modi dei pensieri di suo figlio. Radicate e nette le idee politiche dell’uomo, convinto patriota deluso fortemente dall’azione di De Gaulle durante la Guerra d’Algeria, che ritrova in Salan, capo militare dell’OAS, l’organizzazione terroristica che si batte contro l’indipendenza dell’Algeria dalla Francia, il suo leader indiscusso. In nome del fervore nazionalista calpestato e da riscattare, André Choulans opera segretamente per supportare, in patria, i canali dell’OAS diffondendo il suo messaggio e fomentando il dissenso popolare. Da qui, il reclutamento di Émile, a cui viene anche, in segno di appartenenza alla lotta clandestina, dato un nome: Picasso. Dopo anni in cui l’uomo ha raccontato a suo figlio le gesta eroiche dei suoi connazionali, il valore dell’onore e il senso del sacrificio per una causa, oltre che l’onta e ignominia del tradimento, adesso il ragazzo è giunto il momento di abbandonare il ruolo da spettatore che ha ricoperto durante l’infanzia e entrare direttamente in un’età adulta fatta di misteri e segreti. Come prima di una lunga serie di azioni, dovrà scrivere su un muro le tre lettere che tanto spaventano forze dell’ordine e cittadini ignari della vera situazione algerina: OAS. Per quel figlio così dedito al padre, sebbene angustiato da dubbi e perplessità, è un compito impossibile da rifiutare. Troppo il carisma di quell’uomo che da sempre plasma la sua vita con i propri proclami, le proprie ferree convinzioni, le proprie idiosincrasie e gli odi feroci verso nemici e pusillanimi. Sfuggevole e anonimo, André si presenta come un cittadino qualunque, eppure si vanta di aver svolto molteplici lavori, aver conosciuto figure di spicco di partiti avvolti dal mistero e di essere, a sua volta, un rivoluzionario segreto, che condivide con altri suoi compari un piano per il futuro destino della Francia. Come prova di ciò, viene spesso nominato un certo Ted, americano, al soldo dei servizi segreti, compagno fraterno di una trama che lega omicidi politici illustri (quello di Kennedy) a gesta eclatanti (la fuga di Nureyev dall’URSS). Anche per lui, l’anonimato è totale, tanto da non essere mai stato visto da nessun altro all’infuori di André. Come un fantasma che aleggia nelle parole del padre, quella figura rimane un alone senza corpo, capace tuttavia di incarnare le ideologie più profonde e le azioni più radicali. Solo una volta adulto, con uno sguardo retrospettivo che porterà a galla la verità, Émile ripercorrerà le tortuose vie di un’adolescenza vissuta sotto la cappa opprimente delle raccomandazioni e le limitazioni paterne, in cui tutto era una prova di un complotto ordito ai loro danni, capaci di marchiarlo a vita, facendo protrarre i loro subdoli effetti fin all’età adulta, ormai troppo avanzata per poter tornare indietro e cambiare totalmente il suo futuro sviluppo.

In un coacervo di bugie e illusioni si snoda questo romanzo sulla fiducia cieca e dolorosa di un figlio nei confronti del padre, di cui vuole essere all’altezza e da cui spererebbe solo di sentirsi amato, messa a dura prova non solo dalla visione politica distorta e vittimistica dell’uomo, che Émile non potrebbe in alcun modo comprendere, ma anche dalla mancanza di prove o evidenze sul suo reale coinvolgimento nelle azioni politiche eversive di cui lui si vanta. La voglia del ragazzo di conquistare l’approvazione paterna è un freno al suo desiderio di conoscenza, perché ogni informazione è vagliata e ricostruita da quell’uomo che, padrone incontrastato della sua mente, lo sta plasmando al suo volere e alle proprie idee deviate: niente sembra poter scalfire l’ortodossia delle sue parole. Impossibile quindi discernere il vero dal falso, la menzogna dal non detto, soprattutto a quell’età. Con un linguaggio denso e preciso viene ricostruito l’ambiente squallido e provinciale in cui si sviluppano azioni nefaste, figlie eterodirette di una distorsione mentale e un percorso cervellotico, sempre sul filo della paranoia e la nevrosi. André, figlio della propria frustrazione, ricrea una realtà ad hoc per il proprio ego ferito, costringendo Émile ad una recita dal concreto sapore di farsa, un gioco pericoloso in cui la posta in gioco è la credibilità, oltre che la vita.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.