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“Furland®”: la farsa di una vera indagine in un parco a tema finto

“Dark Harlem”: la rivincita dell’emulo del Dottor Watson
Written by Simone Baldi

Credits: © Chiare Lettere Editore

Quali sono i valori e le tradizioni che ci portiamo dentro? Quanto sappiamo ricordare della nostra storia e tramandarlo agli altri? Se in nostro passato è un retaggio da non dimenticare, ciò non significa che non si possa costruirci sopra un enorme business. Quando, però, interessi personali e ideali divergono, le conseguenze derivanti possono essere imprevedibili e devastanti, tanto da mettere a rischio la sopravvivenza stessa di noi stessi, come in “Furland” (Tullio Avoledo, Chiare Lettere, 2018, 225 pp, 16,50€).

Nell’Italia post-2023, messa in ginocchio da una crisi politico-economica, solo una regione sembra aver trovato la strada per risollevarsi e ritrovare il passato benessere: il Friuli. Abbandonato il vecchio status di “regione”, adesso l’estrema propaggine a nord-est italiana ha ottenuto, non senza pagare un tributo di sangue e rivolte, la qualifica di “Stato”. Sotto la guida di Vittorio Volpatti, primo rivoluzionario e sovrano illuminato di quella nuova creatura geopolitica, il Furland (questo adesso il suo nuovo nome) prospera grazie all’idea innovativa che affonda al tempo stesso le proprie radici nel passato dell’infotainment. Il Friuli, infatti, si è trasformato a tempo pieno in un mastodontico e multiforme parco d’intrattenimento a tempo pieno. La regione è stata sapientemente divisa in zone, a cui sono state attribuite rispettive epoche storiche, rimandanti agli eventi più salienti e la storia che ha contraddistinto quelle terre. Ecco dunque l’area dell’occupazione tedesca del 1944, come quella dei druidi celtici. Tutti sembrano contenti e soddisfatti, i turisti giungono copiosi e gli spettacoli messi su ad arte per loro riscuotono successo e ammirazione. Perché allora, così dal nulla, appare un uomo misterioso e anacronistico, mascherato da Zorro ma con una robusta pancetta, che si inserisce, decontestualizzato, nella rappresentazione del Kosakenland del ‘44 e interviene durante una (finta) fucilazione ad evitare una (finta) morte dei figuranti al grido di «Friûl libar!»? Chi è costui: un agitatore sociale o un ribelle al soldo di una causa? Toccherà a Francesco Salvador, investigatore provetto guidato nelle sue ricerche dall’emulo di Ernest Hemingway (Hem, per gli amici), provare a farsi strada nel dedalo di apparenze e bugie che sostengono la complessa nervatura di quella faraonica messinscena. Perché se è vero che ogni epoca ha un copione perfetto e ben confezionato, è altresì vero dietro quella finta realtà si nasconde un sottobosco umano celato agli occhi dei turisti. Il duopolio verità-finzione si muove così di pari passo, creando un’immagine che dà vita, istantaneamente, al suo doppio, la sua nemesi. Così, da ciò che sembrava una banale indagine su un figurante balzano, imprevedibile ma non così pericoloso da diventare il nemico pubblico numero 1, Salvador finisce per entrare in contatto con le molte anime del Furland, sia quelle adese al regime illuminato di Volpatti, che i suoi detrattori e oppositori. In un mondo dove tutto è apparenza e la verità una chimera irraggiungibile, tanto nel passato quanto nel futuro, dirimere la ragione dal torto, le illusioni dai dogmi, le falsità dalla realtà, sarà un compito al di là della portata del singolo, che neppure l’insperato confronto con il deus ex machina (ma sarà davvero lui o si tratterà di un sosia o, peggio, di un impostore?) del parco divertimenti sarà un atto di fede, più che di concetto. La parola ultima spetterà alla fiducia che Salvador saprà, o meno, attribuire alle informazioni di cui entrerà in possesso, abbandonando il tranquillo lavoro da comparsa e assurgendo, almeno per un attimo, ad attore principale di uno spettacolo chiamato “vita”.

Illusione distopica, “Furland®” è il prodotto visionario e farsesco di un futuro possibile e nemmeno tanto lontano da noi. In un’epoca di continue frammentazioni e scissioni, dove si invoca il ritorno alle tradizioni ancestrali, giustificate da mistici e dubbi valori, l’idea di trasformare una regione in un parco divertimenti è il tentativo riuscito di mostrare i limiti della nostra credulità, dove l’apparenza si fa concreta realtà, attraverso la ripetitiva e costante riproposizione di istanze perdute nel tempo, troppo lontane per essere verificate e vagliate con attenzione. L’indagine di Salvador sarà il mezzo tramite il quale verranno vagliate ideologie e prospettive sul futuro, in un contesto dove l’umanità è un crogiuolo di illusioni e condizionamenti. Chi si oppone a tale mistificazione e controllo viene bollato automaticamente come reazionario e rivoluzionario, ma sarà veramente così? Alla fine, rimane solo una domanda: qual è, se esiste, il confine tra commedia e tragedia, quel sottile ma tangibile spazio in cui i destini personali cessano di essere buffe riproposizioni di se stessi per trasformarsi in orditi machiavellici dalle conseguenze nefaste?

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.