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“Quasi tutto velocissimo”: il folle viaggio alla ricerca delle proprie radici

“Quasi tutto velocissimo”: il folle viaggio alla ricerca delle proprie radici
Written by Simone Baldi

Credits: © Keller Editore

Prendersi cura delle persone a cui teniamo significa andare al di là dei difetti che tutti gli altri vedono, per focalizzarsi sui lati positivi e su ciò che di buono (a volte soltanto noi) vediamo. Ma affidarsi a chi non può provvedere nemmeno a se stesso sembra un compito di pura follia, più che un atto di fiducia, eppure, quando per dirimere un mistero irrisolvibile l’unica chiave è riposta nella mente di uno sciocco, seguirlo si rivelerà l’unico modo per venirne a capo, proprio come in “Quasi tutto velocissimo” (Christopher Kloeble, Keller Editore, 2019, 384 pp, 18,50€).

Albert è un diciannovenne come tanti, e sarebbe anche un diciannovenne come tutti, se non fosse per suo padre. Sì perché Fred, il suddetto padre, è un bambino di sei anni rinchiuso nel corpo di un sessantenne che, seppur aitante e in forma, ama trascorrere il suo tempo alla fermata dell’autobus a contare le macchine verdi. Ciò potrà sembrare paradossale, visto che è stato proprio in un luogo così che, anni addietro, si è reso protagonista di un gesto eroico durante un incidente tragico in cui hanno perso la vita l’autista dell’autobus e due persone. Per lui, tuttavia, le brutture e le difficoltà del mondo sono un universo lontano, esterno alla sua quotidianità: nella sua mente tutte le sue regole sono cristallizzate alla sua infanzia, a quando viveva con la sua mammina e al suo papino. È un ritardato, un infelice, un disadattato, direte voi, e invece no, perché Fred ama la sua vita e ama Albert, anche se, più che da padre, riesce a fargli a malapena da figlio, e ama soprattutto la parola ‘estasiante’, come sinonimo di tutto ciò che è bello e strabiliante. E la madre? Albert non l’ha mai conosciuta, non sa chi sia né ha sue notizie, tutto ciò che gli rimane sono una fotografia e uno specchietto con due capelli dentro, rossi come i suoi. Sarebbe già abbastanza per fiaccare qualsiasi personalità, ma non quella di chi, dopo anni di orfanotrofio spesi a scappare a cadenza regolare per andare a trovare suo padre e cercare di fargli capire che lui era suo figlio, salvo poi riuscire ad andare a conviverci, sente come un bisogno impellente quello di riempire quell’enorme vuoto nella sua vita. Tutto cambia dal giorno in cui a Fred hanno diagnosticato 3 dita di vita, cioè tre mesi. In questo lasso di tempo i due proveranno a conoscersi e capirsi meglio, per non perdere l’ultima opportunità che rimane loro, e al contempo, Albert proverà ad estrapolare le ultime, preziose e vitali informazioni dalla memoria di quel sessantenne-bambino, nella disperata speranza di poter scoprire chi era sua madre e da dove, quell’uomo, abbia preso la pepita d’oro che conserva come il suo bene più prezioso. Inizierà così un viaggio che li condurrà in luoghi impensati (come le fogne della loro città), attraverso le campagne e fino ad un pensionato su un monte sperduto, coinvolgendo Suor Alfonsa, la caustica direttrice dell’orfanotrofio, Klondi, la loro burbera vicina di casa, e Violet, la stramba ex fidanzata di Albert. La ricerca della verità sarà un percorso accidentato e farraginoso (soprattutto per il “contributo” di Fred), rallentato dalle bugie e i misteri che chi dice di voler aiutare invece frapporrà sul loro cammino, e dai continui segreti che, come le briciole di Hansel, verranno centellinati e svelati col contagocce. Ma per fare luce sul proprio passato recente, si dovrà risalire fino al 1912, quando tutto è iniziato, in un piccolo e sperduto paesino delle valli tedesche, dove una coppia di fratelli, amanti segreti mossi da un sentimento proibito, ha generato due splendidi figli, ritenuti da tutta la comunità dei klöble (cioè ritardati), ma che invece si riveleranno essere più svegli e intelligenti dei loro compaesani. Ripercorrendo, ad insaputa di Albert, la sua storia famigliare verranno raccontati i destini e le tragedie di Annie e Julius, fratelli simbiotici ma obbligati a dividersi, per cui la felicità sarà solo un’utopia irrealizzabile. In un crescendo di disperazione e infelicità saranno loro a dare vita al labirintico dedalo di eventi che porterà tutto a convergere su Albert, rendendolo l’ultimo e più intricato tassello di un coacervo di contraddizioni e bugie.

Opera dalle molte anime: fiaba moderna dai toni idilliaci e ironici, racconto grottesco e ricco di contraddizioni, favola gotica dall’anima nera e disillusa, romanzo di formazione e storico al tempo stesso, giallo buffo e serio allo stesso tempo, e una storia sull’amore filiale e le sue molteplici sfaccettature. Con uno stile semplice ma diretto, e una narrazione che si sussegue senza soluzione di continuità, facendo degli eventi una catena indissolubile, Kloeble (che, in un autoironico gioco di parole, attribuisce a klöble, nel testo, la personificazione di ritardato) dà vita ad un affresco contemporaneo in cui si mescolano i caratteri della commedia e della tragedia. Le due anime si spartiscono equamente le sezioni del libro: quelle nel presente, dove Albert viaggia con Fred, hanno un tono più scanzonato, seppur a tratti agrodolce, mentre quelle nel passato, con la storia di Julius e Annie, venate da una profonda tristezza e un cosmico senso di ingiustizia. Impossibile non voler istintivamente bene a Fred, con le sue piccole e simpatiche manie, in cui lo iato tra la sua condizione di adulto e i suoi comportamenti fanciulleschi non fanno che acuirne la dolcezza. La ricerca di Albert ci mostra la mutabilità delle continue scoperte sul suo stato d’animo, senza però che lui perda di vista il poco tempo che gli rimane accanto a colui che non è mai riuscito a chiamare ‘padre’. Le persone sono un valore aggiunto, anche se, apparentemente, un continuo intralcio nelle sue indagini, ma contribuiscono a far luce su molti dei suoi aspetti interiori da cui lui, coscientemente, decide di rifuggire, incapace di sopportare il dolore per una perdita mai metabolizzata e una condizione di figlio mai goduta, da cui il suo curioso definirsi «orfano per due terzi».

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.