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“Qualityland”: sarà vero che le macchine non sbagliano mai?

“Qualityland”: sarà vero che le macchine non sbagliano mai?
Written by Simone Baldi

Credits: © Feltrinelli

La credenza comune è che la tecnologia migliorerà la nostra vita, rendendo più facili i nostri lavori e meno gravose le nostre mansioni. Anche il tempo libero ne beneficerà, con un aumento della nostra felicità e soddisfazione. Ma se, al posto di questo scenario perfetto, la meccanizzazione portasse con sé sviluppi imprevisti, in cui, invece del benessere collettivo, l’umanità si trovasse ancor più squilibrata tra appagati e insoddisfatti? Cosa potrebbe mai andare storto? Un’ipotesi (decisamente plausibile) potrebbe essere quella di “Qualityland” (Mark-Uwe Kling, Feltrinelli, 2020, 368 pp, 18€).

Immaginate un futuro non troppo dissimile dal nostro presente, in cui robot e macchine svolgano quasi tutti i nostri compiti, migliorandoci enormemente la vita, tanto da non poter più fare a meno di loro e, per economicità e progresso, distruggerli al minimo difetto, invece di ripararli. Come corollario a queste premesse, l’umanità è diventata indolente e totalmente dipendente dalla tecnologia, che gli propina di continuo spot pubblicitari personalizzati, prodotti in offerta e tv spazzatura. Vi ricorda qualcosa? Ma andiamo avanti. Può capitare che una nazione, sull’onda di una brillante (?) trovata commerciale decida di cambiare il proprio nome in Qualityland, la terra dove tutto è perfetto e splendido, tanto da adoperare (per legge) il superlativo in ogni aggettivo a lei dedicato (che idea stupendissima!), in modo da attirare aziende e investitori. Con una altrettanto brillante (ma che dico, brillantissima) idea, tutti i cittadini si sono visti rimpiazzare il cognome con quello del lavoro paterno. Ecco dunque persone come Sandra Admin, Brandy Addettallepulizie, Toni Netturbino e così via. Sembra pazzo, ma (non) lo è. Come ciliegina sulla torta la popolazione hanno un rating da 0 a 100 (anche se il minimo e il massimo non sono appannaggio di nessuno, per dare l’impressione di poter sempre peggiorare o migliorare), dove quelli dall’ 1 al 9 vengono definiti ‘inutili’, e ciascuno riceve pubblicità personalizzate a seconda del suo livello. A tale scopo esiste un sito di incontri che propone partner adeguati e perfetti per ogni singolo profilo, e, ultimo ma non per importanza, TheShop, il sito di acquisti più grande e perfetto che esista, che fa recapitare a domicilio da droni oggetti mi chiesti dagli utenti ma pensati appositamente per loro da speciali algoritmi. Perché, come recita uno slogan: le macchine non sbagliano mai. Peccato che un giorno a Peter Sfasciacarrozze, un neoinutile appena declassato a livello 9 dalla fine della sua relazione sentimentale, viene recapitato un oggetto da lui non voluto e, soprattutto, indesiderato: un vibratore a forma di delfino rosa. Ma cosa dovrebbe farci lui, con un affare del genere? Deciso a restituirlo al mittente, ma impossibilitato da un sistema che si trincera dietro l’impermeabilità di ogni livello con quello superiore, dovrà trovare il modo per risalire la catena decisionale fino a Henryk Ingegnere, creatore e capo supremo di TheShop, nel (vano?) tentativo di restituirgli l’odiato pacco. Ad aiutarlo ci saranno i robot che lui ha deciso in autonomia e segretezza di salvare dalla distruzione, ospitandoli nella sua cantina, cosa di cui, non così tanto saltuariamente, si pente: Romeo, un sexworker con problemi erettili, Carrie, un drone con la paura del volo, Mickey, un bestione da guerra di 2,56 metri con la sindrome da stress post traumatico, Pink, un tablet astioso con tendenze rivoluzionarie e, ultimo arrivo, Kalliope, una romanziera con il blocco dello scrittore. Una bella combriccola, non c’è che dire! Le sue peripezie si incroceranno con quelle della più insensata e folle campagna elettorale mai vista, in cui Conrad Cuoco, amatissimo leader di uno dei due partiti di maggioranza, è intento a sfidare John Uno Di Noi, androide perfetto ma incapace di mentire e, conseguentemente, di farsi apprezzare dalla gente. Sembrerebbe un esito a dir poco scontato, ma sottovalutare l’apporto di una sboccatissima e scorrettissima addetta alla campagna elettorale potrebbe rivelarsi fatale, per tutti! Se la popolarità è direttamente proporzionale alle bugie propinate e alla mistificazione della realtà, cosa rimane da fare a chi si erge a paladino della verità e del buon senso, sia egli un inutile oppure un futuro presidente?

Romanzo distopico divertente e futuribile, “Qualityland” è un ritratto dei nostri giorni all’ennesima potenza, in cui si mescolano accadimenti odierni (come le bugie propinate durante le campagne elettorali e le pubblicità personalizzate) ad altri che, sicuramente, tra breve prenderanno piede nella nostra vita (una su tutte la consegna di prodotti non richiesti ma tracciati ad hoc per il nostro profilo). Attingendo a piene mani dall’eredità, stilistica e ideologica, di Kurt Vonnegut (specialmente di “Piano Meccanico”, in cui il lavoro umano veniva progressivamente soppiantato da quello delle macchine), viene proposto un delirio irrisolvibile con toni scherzosi e allegri, quando invece il nocciolo della questione è tutt’altro che faceto. La creazione di profili personali è, infatti, il primo passo per l’inquadramento della società e dell’incasellamento dei singoli in specifiche griglie, secondo le quali uno viene contattato da pubblicità, persone e idee dello stesso tipo. In questo senso si crea un modello autoalimentato (in modo perverso), in cui ai razzisti verranno proposti solo i commenti di altri razzisti o prodotti adatti ai razzisti, quelli con un rating più alto verranno selezionati per i lavori migliori, mentre quelli inferiori verranno scartati a priori da chiunque. Abbastanza inquietante già così, ma se ci mettiamo che i profili sono chiusi e non più modificabili, perché qualcun altro ha già deciso per noi, la cosa diventa ancor più agghiacciante. Perché, se da un lato potreste avere la fortuna di vedervi attribuire un buon punteggio, cosa mai potrebbe accadervi, in caso di livello negativo e inadeguato alle vostre reali capacità? Divertenti alcune trovate, come ad esempio le pagine nere in cui si trovano i post su internet di alcuni personaggi, o quelle ‘pubblicitarie’ usate per spiegare promozioni che in realtà ci permettono di comprendere maggiormente lo sviluppo di quel bizzarro stato. Geniale, infine, l’idea di far uscire il libro con due copertine diverse per tono di colore, grigia per pessimisti e arancione per ottimisti, lasciando ai lettori l’interpretazione dell’Epilogo in cui, a seconda della vostra inclinazione, potrete decidere cosa sia realmente accaduto nel finale del romanzo: le macchine salveranno o distruggeranno Qualityland?

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.