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“Gli schifosi”: la felicità è la fuga e l’isolamento dalla società

“Gli schifosi”: la felicità è la fuga e l’isolamento dalla società
Written by Simone Baldi

Credits: © Blackie Edizioni

In un mondo frenetico, che spinge le relazioni e le interazioni umane all’eccesso, la decisione di ritirarsi nell’anonimato e lontano dalla vita pubblica, ha qualcosa di scioccante e rivoluzionario. Che poi questo non dipenda in toto dalla propria volontà… Beh, questo è un’altra questione. Proprio come accade ne “Gli schifosi” (Santiago Lorenzo, Blackie Edizioni, 2020, 232 pp, 18,60€).

Manuel è un giovane spagnolo, che, dal basso dei suoi 157 centimetri d’altezza, fa della sua mente il suo punto di forza, capace di raggiungere altezze inusitate, sconosciute alla maggior parte dei suoi coetanei e (pure) agli altri suoi compatrioti. Eppure, tutto questo ben di Dio neuronale non sembra averlo favorito troppo nella ricerca di un lavoro né nei rapporti umani: nessun amico, parenti anaffettivi e nessuna relazione sentimentale. A due anni dalla sua laurea, nel 2015, a soli ventiquattro anni, non riesce ancora a trovare un lavoro stabile, sfruttato da un impiego all’altro senza soluzione di continuità. È solo grazie ad un colpo di fortuna che viene assunto, seppure in prova, in un call center cittadino e riesce finalmente ad andare a vivere da solo. L’indipendenza così a lungo desiderata è finalmente raggiunta. Tuttavia, non dura che un attimo fugace: il destino sembra accanirsi ancora una volta contro di lui. Durante una manifestazione un poliziotto si introduce nell’androne del suo palazzo e, per il solo piacere di usare la propria forza, cerca di pestarlo per bene. Lui, nel tentativo di difendersi, gli sferra un fendente al collo col suo cacciavite tascabile portafortuna, che tramortisce l’agente e lo fa sanguinare copiosamente. In preda al panico, il ragazzo scappa, rifugiandosi dallo zio (il vero narratore della storia). Insieme i due concordano che Manuel debba scomparire dalla circolazione, fuggendo il più lontano possibile e trovando rifugio in un luogo isolato. In un amen il giovane prende la sua auto e si perde nel dedalo delle stradine della campagna spagnola, non prima però di aver ricevuto un sacchetto con dei viveri e ben 57€ dallo zio indigente, ma volenteroso di aiutare. Nel tentativo di mantenere l’anonimato e diminuire le proprie tracce nell’etere e nel virtuale, i due parenti si sentiranno ogni pomeriggio alle quattro con due cellulari vecchio modello, irrintracciabili dalle moderne tecnologie. È proprio durante una delle prime telefonate che Manuel racconta di essersi stabilito nel desolato borgo di Zarzahuriel (cittadina dal nome inventato, per preservarne la segretezza), in una casa abbandonata e semi diroccata, in cui ha stabilito la sua dimora. Potrebbe sembrare la soluzione ideale, se non fosse che il giovane è completamente a digiuno delle seppur minime e basilari capacità pratiche, prima fra tutte quella di procurarsi del cibo. Senza perdersi d’animo, ecco escogitato un rimedio: lo zio ordinerà via internet alla Lidl la spesa e la farà consegnare da un corriere davanti alla porta di casa, spacciandosi per l’inquilino. Il piano funziona e i viveri arrivano. Insieme ad essi, anche una serie di utensili per rendere la casa più abitabile. Col passare dei mesi il ragazzo si abitua progressivamente a quell’isolamento, tanto da svilupparci una simbiosi e un attaccamento impensabili prima della sua fuga. La natura, l’assenza di futili preoccupazioni e il silenzio come unico compagno fanno nascere in Manuel una consapevolezza nuova, che lo spinge ancor più lontano dal consesso umano. La sua solitudine gli è diventata irrinunciabile. Ecco spiegato, dunque, il suo sconcerto, quando, altrettanto improvvisamente, vede comparire degli inquilini nella casa accanto. Ma non si tratta di semplici cittadini, giammai! Quelli sono i gli esemplari perfetti, di più, le incarnazioni viventi dell’incuria moderna per la natura, del disprezzo più assoluto per i piccoli piaceri, la superficialità fatta carne (e soprattutto schiamazzi e rumore) e che lui identifica con una nuova classe sociale: la Caciarra. I Caciarri sono i tamarri, gli spreconi, i gli arroganti… Insomma, degli schifosi! Dal venerdì pomeriggio alla domenica, per due giorni e mezzo, Manuel è quindi relegato nella sua soffitta, muto e immobile, onde evitare di farsi scoprire giacché, nel frattempo, gli è giunta notizia dallo zio del decesso del poliziotto. Per cui, parola d’ordine: invisibilità! Come se non bastasse questo immobilismo forzato del weekend, scoprire che anche in altri giorni della settimana lui debba vivere recluso in casa, causa arrivo di operai e donna delle pulizie, lo spinge ad architettare una soluzione per liberarsi di quei vicini così indesiderati e insopportabili. Riuscirà a mettere in atto il suo piano, mantenendo al contempo l’anonimato necessario a farlo sfuggire alle grinfie di una giustizia che sembra, almeno apparentemente, essersi dimenticata di lui?

Romanzo esistenziale e bucolico, ironico e tragicomico, in cui le disavventure di un giovane ragazzo si mescolano con la sua educazione tardiva. Il paradosso di un incapace che è costretto a vivere in simbiosi con nulla (senza possibilità di contatto umano e di migliorie apparenti nella sua condizione) dà vita a un quadro tenero e coinvolgente al tempo stesso. Tanto più, infatti, Manuel riesce a vivere in condizioni difficili, tanto più il lettore simpatizza per lui. E non stupisce affatto una nuova e insperata manualità, capace di trasformare un cittadino in un campagnolo provetto. D’altronde, l’arte dell’arrangiarsi ha mille sfaccettature. Incredibile e spassoso, invece, l’arrivo dei Caciarri, con le loro diavolerie cittadine (nemmeno Manuel fosse un monaco del Cinquecento!), specchio della società ottusa e superficiale di oggi. La simbiosi tra uomo e natura, con la solitudine come compagna primigenia e privilegiata, spingeranno, quand’essa sarà a rischio di estinzione, il giovane sull’orlo della pazzia (apparente, eh?), da cui cercherà di scappare ponendo un serio e definitivo rimedio a quell’invasione indesiderata. Con un linguaggio semplice, capace però di mescolare pensieri profondi e articolati, si snoda questa storia dal tono umoristico (soprattutto nello zio) venato di suspense (per le sorti giudiziarie del decesso del poliziotto). Alla fine, una domanda s’impone: chi sono i veri schifosi, chi priva gli altri del necessario o chi si rende conto di aver vissuto una vita indegna delle proprie aspettative?

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.