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“Quanto blu”: i segreti sono mancanze

“Quanto blu”: i segreti sono mancanze
Written by Simone Baldi

Credits: © La nave di Teseo

L’arte è una forma di linguaggio strana: a volte criptica, altre allegorica, altre ancora descrittiva. Ciascuno può dire di leggerci ciò che vuole. Ma cosa mette l’artista nella sua creazione e quanto raffigura, un’opera, del suo vissuto e delle sue idee? Ogni creazione ha un significato che affonda le proprie radici nel passato del suo creatore e, benché muta, essa ci parla e ce lo raffigura a modo suo, come in “Quanto blu” (Percival Everett, La Nave di Teseo, 2020, 315 pp, 20€).

Nella rimessa di una casa del New England c’è un quadro che nessuno ha mai visto. Se qualcuno potesse guardarlo probabilmente non lo definirebbe nemmeno un quadro, piuttosto una enorme superficie dipinta di blu, sebbene non in modo uniforme, con venature e sovrapposizioni di strati e tonalità diverse, ma sempre dello stesso colore base. Ma nessuno può. Perché Kevin Pace, il pittore, l’artista, il creatore, ha deciso che la qualità principale del suo lavoro pluridecennale dev’essere proprio quella: l’anonimato. Eppure, dietro quell’immensa distesa di blu, un messaggio c’è, ma per poterlo ricostruire, dovrà raccontare (e raccontarsi) tre momenti chiave della propria vita, per districarsi in quel mare bidimensionale della propria tela. E ricostruire, a quasi cinquantasei anni, un senso.

1979: Richard, il migliore amico di Kevin, nonché studente di letteratura, gli chiede di accompagnarlo in Salvador alla ricerca di Ted, suo fratello, scomparso nel nulla. Da lì erano giunte le ultime notizie e quindi, si suppone, l’idea più logica era proprio quella di andare a cercarlo lì. Logica, ma non sensata. Perché quella nazione, ormai allo sbando, è sull’orlo della guerra civile, e i due ragazzi, poco più che venticinquenni, capiranno subito di essere due pesci fuor d’acqua, mancandogli la scaltrezza e il cinismo necessari per affrontare una realtà ormai al collasso. La loro guida, un cacciatore di teste che si fa chiamare Il Bum-Bum, è un americano strafottente, pericoloso, violento e menefreghista immigrato in Salvador. Non il massimo, ma la loro unica speranza. Durante i tre giorni che passeranno insieme a lui, i due ragazzi si addentreranno nel cuore oscuro delle nefandezze umane, vivendo in un incubo a occhi aperti. Fino al ritrovamento di Ted, che cercheranno faticosamente di far tornare insieme a loro a casa, mentre il paese sprofonda in una vera e propria guerra civile. Poco prima di partire, però, un evento inaspettato cambierà la vita di Kevin per sempre, di cui però non potrà, e non farà, mai parola con nessuno.

Parigi: Kevin, dieci anni addietro, è nella capitale francese per accompagnare Linda, sua moglie, da un’amica e incontrare un gallerista che sta allestendo una sua mostra. Mentre è lì conosce Victoire, affascinante ventenne dal magnetismo irresistibile, artista anche lei. Tra i due nasce subito una complicità, poi un’attrazione e infine un amore. Non è la solita crisi di mezza età, in cui un quarantaseienne si invaghisce di una giovane con meno della metà dei suoi anni, nella spontaneità e, allo stesso tempo, determinazione della ragazza Kevin intravede una parte che nella sua vita attuale manca: il sentimento. Con Linda va tutto bene, hanno due figli, eppure… Senza mentire né a se stesso né a Victoire, i due si frequentano per due settimane, sfruttando il ritorno della donna in America. Pur accarezzando la prospettiva di mollare tutto e ricominciare una vita diversa, alla fine la ragione ha il sopravvento.

Casa: adesso Kevin ha cinquantasei anni, è un artista affermato, famoso e rispettato, vive con Linda, e figli April e Will, di sedici e undici anni. Nella sua esistenza votata e consacrata all’arte ha messo quasi tutto in secondo piano, finendo per essere distaccato e disinteressato a chi gli stava intorno, prima fra tutti la sua famiglia. Ecco perché la confessione di April di essere incinta, e la promessa di mantenere il segreto con Linda, lo stupiscono e lo destabilizzano. In bilico tra mantenere la parola data e fare il suo dovere di genitore, Kevin cerca l’appoggio di Richard, se non altro per un parere esterno. Ma quando sembra che le cose si possano risolvere da sole, il segreto verrà svelato e lui finirà per diventare il bersaglio principale di rancori e rabbie pregresse della componente femminile di casa loro, covate per anni sotto l’apparenza di una normalità, ma deflagrate all’improvviso.

Romanzo dalle molte anime, introspettivo e descrittivo, sempre alla ricerca di un focus preciso, che tuttavia slitta, tende a spostarsi, a decentrare l’occhio del lettore verso qualcos’altro, come a suggerire che la staticità del punto di vista è un limite da superare. Ciò che Kevin porta dentro è il peso di una mancanza, che si è fatta silenzio per scelta, più che incomunicabilità. Ciascuna delle tre parti del libro, che si alternano costantemente nel flusso narrativo, crea un segreto gelosamente custodito da occhi esterni, siano essi indiscreti o amorevoli. Quel mastodontico quadro blu è il tentativo di dominare un colore (il blu, appunto) che lo ha sempre spiazzato, messo in soggezione, che ha sentito di non riuscire a dominare. Abbandonarvisi è un tentativo di capirlo, di farlo proprio, di interiorizzarlo e, nel contempo, esorcizzarlo. Eppure, altro grande limite di Kevin, invece di condividere questo segreto (che a sua volta ne contiene altri tre, che dovrebbero poi essere conseguentemente spiegati) si limita a nasconderlo ancor di più. Interessante soprattutto il suo linguaggio, lucido, intelligente, brillante e mai banale, capace di alternare riflessioni visivo-esistenziali ad una prosa che si serve della possibilità combinatoria delle frasi per porre, contemporaneamente, più punti di vista e, con essi, interrogativi. Per Kevin, come anche per molti altri, i segreti non sono altro che mancanze interiori, cristallizzate e racchiuse nella memoria.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.