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Trofeo Perrel-Faip 2020: Arnaboldi, il ritorno alle origini e l’amore per il tennis

Trofeo Perrel-Faip 2020: Arnaboldi, il ritorno alle origini e l'amore per il tennis
Written by Redazione

Credits: © Ph. Antonio Milesi

Per guardare al futuro, a volte, è opportuno rivolgersi al passato. È stata la scelta di Andrea Arnaboldi, uno dei “fedelissimi” del Trofeo Perrel-Faip di Bergamo (46.600€, Play-It). Per la terza volta in sette apparizioni, ha raggiunto i quarti di finale. L’obiettivo, naturalmente, è migliorare la semifinale del 2014. Il tennis espresso in questi giorni spinge all’ottimismo, confermato dal convincente 6-3 6-4 contro il ceco Zdenek Kolar. C’era un pizzico di apprensione per il dritto di Kolar, molto potente, che avrebbe potuto creare più di un problema al rovescio di “Arna”. Invece l’azzurro è stato perfetto, trovando il modo di non perdere campo e giocare spesso in topspin. “Vero. Sapevo che Kolar spinge molto con il dritto – racconta Arnaboldi – in effetti la sua palla è pesante, complessa. Per fortuna sono riuscito a contrastarla e non sono mai finito in difesa, anzi, ero spesso io a comandare”. Un successo convincente, condito da tanti colpi a effetto. D’altra parte, il tennis di Arnaboldi è molto piacevole: tagli, rotazioni, discese a rete, ottima copertura di ogni zona del campo… Davvero un tennista spettacolare. Non è troppo conosciuto dal pubblico mainstream, ed è un peccato che il suo best ranking (risalente al 2015) sia “soltanto” al numero 153 ATP. Le virgolette sono un obbligo, perché arrivare fin lassù richiede sacrifici inimmaginabili. Ci si domanda se – a 32 anni compiuti – Arnaboldi apprezzi ancora questa vita, con una racchetta nella mano e la valigia nell’altra. “Tutto dipende da come la vivo sul campo – racconta – se le cose vanno bene e ho buone sensazioni, anche gli spostamenti sono più leggeri. Se invece il lavoro sul campo si fa più pesante, allora anche viaggiare è tre volte più faticoso. Però sì, mi piace, voglio continuare a giocare e godermela sul campo. Perché il tennis è ciò che voglio”. Arnaboldi viene da una stagione complicata, ma le difficoltà gli hanno fatto apprezzare la bellezza di una vita tutt’altro che banale. “Sono una persona fortunata. Mi sto accorgendo proprio in questo periodo che fare il tennista è ‘tanta roba’. A parte la qualificazione a Wimbledon, l’anno scorso non ho avuto buoni risultati. Con il cambio di team e i nuovi stimoli ho apprezzato di nuovo il bello di giocare un torneo. Parliamoci chiaro: fai qualcosa di speciale, c’è molta competizione, è un bell’ambiente, sono davvero contento di quello che faccio, a prescindere da classifica e risultati”.

ALLA RICERCA DELLA COSTANZA
A fine 2019, pur restando in buoni rapporti, il canturino ha chiuso la lunga partnership con coach Fabrizio Albani ed è tornato alle origini, nel vero senso della parola. Il suo nuovo allenatore è Giorgio Mezanzani. “Fu uno dei primi ad avviarmi al tennis a Cantù, quando avevo 5-6 anni. Ritrovarci è stata una sensazione piacevole. Il team è poi completato dal preparatore atletico Stefano Viganò e dal fisioterapista Simone. È bello avere nuove motivazioni: con il vecchio team era un po’ finito il ‘fuoco’ che ci spingeva, e ho sentito la necessità di nuovi stimoli. Li sto trovando”. In un tennis che concede sempre più spazio per gli over 30, le motivazioni possono fare la differenza: con la voglia a mille, Arnaboldi può provare a rilanciarsi. L’attuale 292esima posizione è soltanto un punto di partenza. “Non c’è dubbio che una decina d’anni fa le aspettative fossero più alte rispetto a quanto fatto fino a ora – riflette Arnaboldi – probabilmente l’ostacolo più grande è stata la difficoltà ad essere costante. Ho avuto ottimi picchi, ma non sempre li ho mantenuti. È andata così per mille ragioni, anche personali. Pensavo che sarebbe stato più facile, che l’applicazione sarebbe stata sufficiente per ottenere risultati. Invece non è automatico, devi volere un obiettivo a tutti i costi. Avrei dovuto applicarmi, ma senza dare nulla per scontato”. Il passato non si può modificare, ma Andrea è fortemente proiettato sul futuro. Crede che l’esperienza e le qualità maturate nel corso degli anni possano servirgli per il resto della sua carriera. “Non ho più 20 anni, ma ci sono tanti giocatori forti, anche meno giovani di me. Oggi ho una maturità diversa, rispetto a dieci anni fa sono un’altra persona, ho le idee più chiare e vedo tutto in modo migliore. Cercherò di sfruttarla al massimo, soprattutto perché mi sento bene fisicamente, ho tanta voglia e penso di poter raggiungere i miei obiettivi”. Nei quarti avrà un impegno molto difficile contro Chun-hsin Tseng, baby taiwanese che ha messo fine al sogno di Filippo Baldi. Alzando il livello rispetto ai primi due turni, Tseng ha bombardato l’azzurro dal primo all’ultimo colpo, con un tennis ping-pong che – per certi versi – ricorda quello di Kei Nishikori. Nonostante il campo abbastanza lento, il lombardo non è riuscito a trovare le giuste contromisure. Ci ha provato, è rimasto mentalmente in partita fino al penultimo game, ma il pressing di Tseng è stato davvero notevole e lo ha portato a commettere qualche errore di troppo, fino al 6-4 6-2 finale. Il taiwanese (accompagnato a Bergamo da Dominik Hrbaty) sta confermando di avere grandi qualità. E se fosse lui l’erede di Sinner? Le avvisaglie ci sono, anche se il gioco particolare di Arnaboldi potrebbe metterlo alla prova, costringendolo a uscire dalla zona di comfort. Sarà un test davvero interessante.

GIUSTINO SORPRESO DA GASTON
I risultati della prima parte di giornata hanno emesso un verdetto: di sicuro, non ci sarà una finale tutta italiana come nel 2018 e nel 2019. I due azzurri nella parte alta del tabellone, infatti, sono stati entrambi eliminati. Ha lasciato l’amaro in bocca la sconfitta di Lorenzo Giustino, battuto dal giovane francese Hugo Gaston. Grande amarezza, perché l’azzurro (testa di serie n.1) si era trovato a condurre 3-0 nel terzo set, con due break di vantaggio. Quando il più sembrava fatto, ha improvvisamente smarrito il servizio e ha incassato quattro break di fila. Sotto 5-3, ha trovato il controbreak, ma si è fatto strappare il servizio a zero nell’ultimo game. Il match era partito male, con un Giustino decisamente contratto, col linguaggio del corpo non troppo positivo. Si era ritrovato, poi ha pagato l’improvviso black-out. Prosegue dunque il torneo di Gaston, ex numero 2 junior. Il 19enne di Tolosa può vantare un risultato di grande prestigio: la medaglia d’oro alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires 2018. Mancino, brevilineo, dal tennis fantasioso, ha avuto un buon impatto tra i professionisti. Lo scorso anno ha raggiunto otto finali nel circuito ITF (vincendone quattro) e quest’anno punta a un ulteriore salto di qualità: lo scorso gennaio ha giocato nel tabellone principale dell’Australian Open grazie alla wild card “di scambio” tra le federazioni francese e australiana, segno che in Francia credono molto in lui. Quello di Bergamo è il primo piazzamento nei quarti della sua giovane carriera, dopo i terzi turni dell’anno scorso a Lione e Tiburon. Venerdì se la vedrà con il turco Cem Ilkel (n.5 del tabellone). Nell’ultimo singolare giocato al Palazzetto di Alzano Lombardo, ha interrotto la corsa di Raul Brancaccio. È finita 6-1 7-6: dopo un primo set in cui non ha trovato le misure al suo avversario, Brancaccio ha messo a punto il suo servizio nel secondo, ma nel tie-break ha raccolto appena due punti.

FASI FINALI IN DIRETTA YOUTUBE
Il torneo di Bergamo è sempre attento a innovazione e tecnologia. Detto che semifinali e finale godranno della trasmissione su SuperTennis (con messe in onda dal 28 febbraio al 1 marzo, sempre alle 10 del mattino), le ultime due giornate di gara godranno – per la prima volta – della diretta su Youtube. Una scelta che ricalca quanto fatto da altri tornei, su tutti l’Australian Open, che per anni ha fornito gratuitamente i match delle qualificazioni al pubblico del “tubo”, e nel 2020 ha offerto tutti i match dei play-off che mettevano in palio le wild card. Anche Bergamo garantirà un servizio simile grazie al canale Youtube aperto lo scorso anno, e sul quale sono ancora visibili le fasi finali della passata edizione. La novità accresce a dismisura la visibilità del Trofeo Perrel-Faip, e si aggiunge ai servizi e agli approfondimenti garantiti quotidianamente da Bergamo TV.
Ufficio Stampa Trofeo Perrel-Faip

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La Redazione di The Wolf Post