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“Ruvide bestie”: sopravvivere è questione di volontà

“Ruvide bestie”: sopravvivere è questione di volontà
Written by Simone Baldi

Credits: © Neri Pozza Editore

In un contesto dove responsabilità e doveri sono strettamente intrecciati alla propria sopravvivenza, il senso della perdita è strettamente intrecciato con quello del fallimento, che poi conduce irrimediabilmente alla propria fine. Trovare un modo per rimediare al danno è una via tortuosa che non tutti sono in grado di percorrere, ma che è necessario perseguire, in nome della propria quotidiana sussistenza. Sapere fin dove si è disposti a spingersi, per salvaguardare ciò che ci è proprio, è una scoperta che si rinnova di momento in momento, a ogni superamento dei propri limiti interiori, spostando il confine della propria sopportazione sempre un attimo più in là, indefinitamente. Esattamente come in “Ruvide bestie” (Rae DelBianco, Neri Pozza, 2020, 303 pp, 18€).

In un’alba senza nome, in una terra non ancora percorsa dall’occhio umano, Wyatt Smith si avventura in cerca della propria mandria che si è spinta a pascolare nei boschi vicini. È solo un ragazzo di ventitré anni, ma ha già le stimmate del capofamiglia. Una volta raggiunti, però, trova un’inquietante silenzio e odore di ferro nell’aria. Il preludio alla macabra scoperta: uno dei suoi buoi è stato abbattuto con un colpo alla testa. Fermandosi a controllarlo, intravede una figura balzare all’improvviso fuori dalle tenebre e squarciare l’opacità delle ombre con un altro sparo. Il proiettile gli morde il braccio, ma non è una ferita incurabile. È il preludio ad uno scontro a fuoco che, in breve, miete un’altra vittima: il toro. Sconvolto da quell’ulteriore perdita, il ragazzo bracca quell’omicida misterioso, fino a immobilizzarlo contro un albero e poter dare un volto a quel massacro insensato. Quell’ulteriore scoperta lo lascerà senza fiato. Il misterioso killer non è nient’altro che una ragazzina, piccola e, solo all’apparenza, indifesa. Una volta condotta a casa, da sua sorella gemella Lucy, prova ad interrogarla, per ottenere una spiegazione a quelle perdite dolorose. Tuttavia, i suoi tentativi falliscono, e la prigioniera, abile oltre ogni dire, riesce a fuggire. A quel punto Wyatt è costretto a prendere una decisione: per salvare la propria proprietà, sapendo che adesso, con un numero di bestie non più sufficiente, il fallimento sarà pressoché certo, si lancia all’inseguimento della ragazzina, per riavere ciò che gli ha sottratto. Ma il distacco da sua sorella Lucy, da cui non si è mai separato, neppure per un giorno, è un peso che aumenta le sue preoccupazioni. Dopo la tragica morte del padre, sono rimasti da soli ad occuparsi della casa e delle bestiame. Due gemelli cresciuti come un’unica persona, due corpi e un’apparenza. Eppure, in questa loro simbiosi, è Wyatt a prendersi cura di Lucy, a proteggerla dalla violenza del mondo e dal male consustanziale ad esso. Partire, anche se per necessità, si rivelerà una cesura dolorosa nelle loro esistenze. Mentre il ragazzo si addentra sempre più in una caccia che lo condurrà attraverso l’inospitale territorio dello Utah, nella sua mente si dipanerà un filo che ha cominciato a tessersi fin dalla più tenera età, e che trova le sue nervature più importanti nel periodo immediatamente successivo alla morte del padre, non così casuale come aveva temuto inizialmente. Una volta riacciuffata la fuggitiva, che sembra sempre più l’incarnazione della lucida violenza e della capacità di farsi beffe della morte, non senza prima aver combattuto e ucciso dei motociclisti sconosciuti, le chiede di restituirgli il valore economico delle bestie da lei uccise, per poter salvare la sua proprietà. Lei, sporca, ferita al petto da un altro proiettile, ma sempre aggressiva e mai doma, stringe un patto con Wyatt: se lui non la farà morire dissanguata, lei lo aiuterà. Salvarle la vita non sarà un atto di carità, né di buon cuore, ma solo un mero calcolo di convenienza. Sfuggita per l’ennesima volta alla sua prematura dipartita, la ragazzina mantiene la parola data, conducendoli entrambi ad una piccola comunità di produttori di droga, in affari con uno dei cartelli di quello stato. Saranno loro, a conoscenza della vera identità di quella piccola portatrice di morte, a proporre un ulteriore patto a Wyatt che vedrà progressivamente allontanarsi la possibilità di riavere ciò che gli spetta in tempi brevi. Accettare o meno quella proposta avrà conseguenze inaspettate, fino a pochi giorni prima impensabili e inaccettabili per chi, adesso, sta mettendo nelle mani del destino la propria esistenza e quella dell’unica persona che gli rimane su questa terra.

Romanzo potente, dal linguaggio materico e concreto, capace di farsi vivida presenza davanti agli occhi di chi, affascinato e stregato da immagini nate dal nulla e non intenzionate a svanire, decida di addentrarsi nei meandri dell’oscurità dell’animo umano, ricreato alla perfezione dalla pervasiva traduzione italiana di Francesca Cosi e Alessandra Repossi. Wyatt trova in quella ragazzina senza nome la sua nemesi, un doppio in cui, anche contro la propria volontà, si troverà a rispecchiarsi e ad immedesimarsi. Se nella prima parte la storia si dipana in una vegetazione rurale, quasi claustrofobica, in cui la presenza umana è un’appendice della natura, col progredire degli eventi gli scenari cambiano, passando a scenari più maestosi, come l’immensità del deserto e i silenzi degli altipiani, senza però renderli più accoglienti e, in questo, meno pericolosi. Tutt’altro. Come contraltare dei frenetici accadimenti iniziali, l’asse portate narrativo si sposterà, nella seconda parte, sull’analisi psicologica e morale dei singoli protagonisti, mettendo a nudo dubbi, insicurezze e bugie che ciascuno racconta a se stesso, nel vano tentativo di mutare la verità solo rivestendola. Forti e decisi i richiami al mondo immaginifico dei grandi narratori americani contemporanei come Cormac McCarthy, in cui le ambientazioni rurali si sposano con le questioni filosofico-esistenziali silenti dentro ciascuno di noi, soprattutto nelle anime più tormentate.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.