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“La notte della svastica”: il potere destabilizzante della conoscenza

“La notte della svastica”: il potere destabilizzante della conoscenza
Written by Simone Baldi

Credits: © Sellerio Editore Palermo

Alcuni ragionamenti possono condurci verso nuove e impensabili verità. Altri, invece, profilano scenari inquietanti e opprimenti, in cui ai vinti viene imposta la volontà dei vincitori. Ma ci sono situazioni in cui alcune ipotesi, per quanto paradossali e inconcepibili, sfociano in una orribile realtà, come ne “La notte della svastica” (Katharine Bourdekin, Sellerio, 2020, 323 pp, 15€).

Nell’anno 720 dell’era di Hitler, il mondo è suddiviso tra due grandi potenze: la Germania e il Giappone. I vincitori della Seconda Guerra Mondiale, anche se nessuno sembra più ricordarselo, si sono spartiti in maniera eguale il Globo, dettando legge su tutti gli altri popoli, a loro inferiori. È in questa realtà che Hermann, prototipo dell’ariano perfetto, vive. In lui sono radicati i dettami e le gerarchie del Reich, in cui Hitler è stato fatto assurgere al ruolo di Dio, tanto da esserne assimilato ed equiparato, diventando così, nell’immaginario collettivo, un’unica entità divina; il suo rappresentante è sempre il Führer, il capo politico, che governa ogni cosa con l’intercessione dei Cavalieri, aristocratici elevati al rango di sacerdoti, portatori e difensori dei sacri valori germanici. Nella loro società l’uomo è superiore alla donna, che ormai è svilita a mero elemento riproduttivo, privata della sua dimensione umana, declassata quasi al livello animale, sottomessa completamente al volere maschile e costretta a vivere in anonimi quartieri insieme alle sue consimili, con i capelli rasati e un abbigliamento squallido. In un mondo che le cresce e le considera solo come delle incubatrici viventi per generare figli, possibilmente maschi, non stupisce la loro rassegnazione e il rifiuto, sancito per legge, della coppia eterosessuale, rimpiazzata dai rapporti omosessuali, incoraggiati dal governo. Le donne, a loro volta, sono (seppur in modo minimale) superiori ai cristiani, esclusi ed emarginati dalla società, indegni persino della minima considerazione. Così viene insegnato e così tutti devono vivere, ubbidendo ciecamente senza dubitare né protestare. Sarà l’arrivo del tracagnotto Alfred, inglese dallo spirito libertario, recatosi in Germania per un pellegrinaggio verso i luoghi sacri del Reich e poi finito a trovare Hermann, suo compagno di vecchia data, a minare le granitiche certezze teutoniche dell’amico. La sua voglia di conoscenza e l’impazienza della necessità dell’abbandono di quelle barbare abitudini troveranno un alleato impensabile in Von Hess, un Cavaliere dalle bizzarre abitudini, portatore di una tradizione familiare anticonformista: la sete di conoscenza. Sarà lui a svelare all’inglese, e poi ad affidargli, un libro scritto originariamente da suo nonno e poi tramandato di generazione in generazione. In esso è racchiuso il racconto delle vere origini del totalitarismo nazista, confutandone le misticheggianti basi religiose, dimostrando come Hitler non fosse un Dio onnipotente, quanto piuttosto un umano dai molti difetti. Una fotografia, reperto più unico che raro, non svelerà solo le reali fattezze del primo Führer, ma porterà anche alla luce le antiche e reali fisionomie della donna, imbestialita dall’uomo e privata della sua apparenza femminea. Superato lo choc per quelle scoperte, Alfred tornerà in patria, abbandonando Von Hess al suo isolamento, non prima però di aver promesso di reclutare altri che, come lui, si dedicheranno alla diffusione della verità e al sovvertimento di questo innaturale ordine gerarchico. Non sarà facile, tuttavia, trovare aiuti senza essere scoperti dalle autorità naziste di stanza in Inghilterra, né far luce sugli ultimi punti oscuri del manoscritto senza consultare la cerchia degli intoccabili cristiani. Le notizie a loro carpite delineeranno uno scenario al di là di ogni più fervida immaginazione, tanto da essere quasi incapaci di concepirlo. Che fare, dunque, una volta che tutti i tasselli del puzzle andranno al loro posto: ricominciare a credere in qualcosa di nuovo o abbandonarsi ad uno scetticismo senza fine?

Caposaldo della distopia concettuale, “La notte della svastica” è un romanzo anticipatorio non tanto della realtà che sarebbe accaduta (che poi si è, in gran parte, avverata), quanto delle tematiche che poi, purtroppo, hanno trovato la loro proliferazione e concretizzazione nel corso dei decenni a venire. Scritto nel 1937, sotto lo pseudonimo di Murray Constantine, un uomo, il libro profetizza l’entrata in guerra della Germania, mettendo a nudo il carattere totalitario e la vocazione espansionistico-dominatrice dei nazisti, lo svilimento della donna e il suo declassamento a mera macchina riproduttiva, in cui il sesso diventa strumento stesso di potere, l’ideale di una società superiore alle altre su basi biologico-culturali, l’annullamento del libero pensiero e, non ultimo, l’ossessione da parte di chi comanda di riscrivere il reale svolgimento degli eventi, terrorizzati dalla possibilità, per ciascuno, di prendere coscienza ciò che gli spetta in quanto essere umano portatore di una tradizione eterogenea e non allineata al pensiero unico. Il controllo che i nazisti attuano sul passato, la loro manipolazione e la chirurgica omissione di informazioni a loro sfavore, ha come duplice intento quello di convalidare la loro (presunta) onnipotenza e, contemporaneamente, sradicare negli altri popoli la possibilità stessa di una redenzione dalla loro inferiorità. Pensare che tematiche così profonde e deflagranti siano state intuite ben prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale ci fa capire la grandezza e l’influenza del pensiero di Katharine Bourdekin, anticipatrice rispetto al più famoso “1984” di Orwell (del 1948) o “La svastica sul sole” di Philip K. Dick (del 1962). La narrazione non fa degli accadimenti il suo perno centrale, quanto piuttosto delle discussioni tra i singoli protagonisti, capaci di mettere a nudo e sviscerare dubbi e contraddizioni di questo presente alternativo. Già pubblicato nel 1993 da Editori Riuniti, ma per troppo tempo non più in commercio, esce adesso con una nuova edizione per Sellerio.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.