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“Violette di marzo”: tutti mentono, soprattutto i nazisti

“Violette di marzo”: tutti mentono, soprattutto i nazisti
Written by Simone Baldi

Credits: © Fazi Editore

Il lavoro dell’investigatore è sempre complicato, ma quando, ai cervellotici incastri degli indizi, si sommano anche bugie e sotterfugi di committenti e testimoni, il percorso diventa quanto mai arduo e impervio. A poco potrebbe quindi servire affrontare il proprio compito con ironia e sfrontatezza, ma tentar non costa niente, al massimo ci si potrebbe rimettere la propria incolumità, come in “Violette di marzo” (Philip Kerr, Fazi Editore, 2020, 317 pp, 15€).

Sopravvivere nella Berlino nazista del 1936 non è cosa semplice, soprattutto per chi ha delle convinzioni radicate dissonanti con quelle del regime. Ma se il proprietario di queste idee è un ex poliziotto famoso in tutta la Germania, allora forse qualcuno è disposto anche a chiudere un occhio, pur di accaparrarsi i suoi servizi. È il caso di Bernie Gunther, geniale e indisponente detective privato dalla risposta tagliente, che viene contattato da Hermann Six, industriale dell’acciaio multimilionario, per indagare sulla morte della figlia Grete, rimasta vittima di un incendio nella sua abitazione insieme al marito Paul Pfarr, e, soprattutto, per recuperare una preziosa collana di diamanti, misteriosamente sparita dalla cassaforte della coppia. Alla faccia dell’amore paterno! Nel breve dipanarsi delle indagini, per Gunther viene a conoscenza che Pfarr si era da breve affiliato al partito nazionalsocialista, diventando ciò che veniva comunemente detto un “violetta di marzo”, cioè uno degli ultimi e più esaltati sostenitori del Reich. Come se non bastasse, un’ulteriore scoperta contribuisce ad aumentare l’alone di mistero intorno alla figura dell’uomo: lui, infatti, era alle dirette dipendenze di Heinrich Himmler, braccio destro di Hitler. Come uno shock, questa rivelazione rischia di avere ripercussioni imprevedibili sull’indagine, ampliando a dismisura il ventaglio dei suoi possibili nemici. L’ipotesi di una possibile amante, tuttavia, sembra poter indirizzare le ricerche della verità in una direzione ottimale, se non fosse che la ragazza risulta prima inesistente e poi introvabile. Ad aggiungersi a questi due filoni, come un fulmine a ciel sereno, arriva anche un altro prestigioso, irrinunciabile e rischiosissimo incarico da parte di Hermann Göring in persona: ritrovare Von Greis, un mercante d’arte, nonché uno dei suoi collaboratori e informatori più stretti. Sebbene questa richiesta sembri sviare Gunther dal suo incarico primario, l’impossibilità di rifiutarla aggiunge altre preoccupazioni al suo già nutrito carico di ingarbugliamenti. Eppure, come in ogni intrico che si rispetti, ciascun aspetto rimanda ad un altro, solo apparentemente scollegato; perciò, quando viene rinvenuto un cadavere sconosciuto, i pezzi del puzzle cominciano lentamente ad incastrarsi. Come in un mosaico ben più complesso delle prime apparenze, Gunther scoprirà che dalla cassaforte non era sparita solo la collana di diamanti, ma anche dei documenti di importanza capitale, redatti da Pfarr per Himmler, di cui era non solo uno stretto collaboratore ma soprattutto una spia, e che il fu, adesso, Von Greis era entrato in possesso di informazioni che avrebbero fatto gola a molti, industriali, sindacalisti e nazisti corrotti. Nel delicato e invisibile braccio di ferro tra Himmler e Göring per il controllo totale del potere non solo in una Berlino in fermento per le Olimpiadi imminenti, ma soprattutto nelle gerarchie del Reich, Gunther dovrà cercare di districare i singoli accadimenti, per poterne individuare i colpevoli, nel non facile tentativo di accontentare i suoi esigenti committenti. Fallire non è un’opzione contemplabile, visto che la posta in gioco è la sua vita stessa. Ma il detective ha la pellaccia dura e un eloquio che sembra aiutarlo nei momenti difficili e inguaiarlo in quelli ancor più foschi. La corsa contro il tempo è partita e adesso sta tutto nella sua abilità, aiutata sempre dall’imprescindibile fortuna.

Giallo venato d’ironia, dallo humour caustico e tagliente, in cui Bernie Gunther si presenta come un emulo del detective Philip Marlowe di Raymond Chandler, “Violette di marzo” abbina il gusto per l’intreccio alla ricostruzione storica. Ambientato nella Germania nazista (sebbene l’autore, dal chiaro nome tedesco, sia scozzese), e primo di una trilogia di cui gli altri due sono ancora in corso di ripubblicazione, mostra luci ma soprattutto ombre della società tedesca intrisa di corruzione, doppiogiochismi e lotte di potere ad ogni livello sociale, a partire dai rozzi informatori di strada fino alle più alte sfere del Reich. In un gioco di specchi ben calibrato e costruito, le tre linee d’indagine si alternano e si incrociano, dando vita ad un’unica, pervasiva storia, che fa della costruzione e della distruzione delle apparenze il suo cardine fondamentale. Nessuno è chi dice di essere, così come nessuno fa ciò che sostiene di voler fare né tanto meno di aver fatto. Come credere, dunque, alle parole di bugiardi patentati? E cosa trarne? D’altronde, se fosse così facile, non ci sarebbe bisogno di un detective che, lungi dall’essere senza macchia né paura, dà fondo a tutti i suoi trucchi e le sue scorrettezze pur di raggiungere il proprio scopo. E, per fugare ogni dubbio, non è per la gloria e la sempiterna memoria che Gunther lavora. Ma il fatto finire anch’egli, in prima persona, sull’orlo della perdita della sua vita stessa, gli farà riconsiderare le sue priorità.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.