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“L’ultimo tango di Salvador Allende”: il lato umano dietro il volto della Storia

L’ultimo tango di Salvador Allende”: il lato umano dietro il volto della Storia
Written by Simone Baldi

Credits: Mondadori Editore

Esistono eventi storici che rimangono impressi nella memoria collettiva, momenti di un paese che nessuno, volente o nolente, può ignorare. Ma quanto e come pesano le nostre idee personali nell’interpretazione dei fatti? A volte, ciò che riteniamo giusto oggi potrebbe non apparirci tale domani, il problema è la nostra mancata capacità di valutarlo sul momento, come ne “L’ultimo tango di Salvador Allende” (Roberto Ampuero, Mondadori, 2014, 353 pp, 16€).

11 settembre 1973: con una breve telefonata Salvador Allende, Presidente del Cile, viene avvisato del golpe militare in corso ai suoi danni. È l’inizio dell’epilogo del suo breve e travagliato governo, iniziato nel novembre del 1970 e, fin da subito, ostacolato dall’opposizione di destra. Il paese, apparso spaccato non solo tra le due fazioni politiche, vive anche altre lacerazioni, in seno ai partiti di sinistra, tra comunisti e socialisti, che vorrebbero riforme più radicali e immediate. Il Dottore, così chiamato per la sua estrazione borghese e il suo aplomb, è diviso tra la voglia di concretizzare la rivoluzione per via democratica e la necessità di una soluzione rapida, visto che il paese sta inesorabilmente scivolando nel caos. Rivolte, scioperi, sequestri di cibo e penuria di generi di prima necessità sono solo alcuni dei problemi che affliggono il Cile, sobillato dall’amministrazione Nixon attraverso la CIA. Allende appare ogni giorno più solo, emarginato da chi aveva sperato di poter avere come alleato (Russia e Cuba), chiuso nell’impossibilità di realizzare le proprie certezze e fragile, invece, nel perseguire i suoi obiettivi. Ma dietro la facciata pubblica del politico, come sempre, si cela quella fragile dell’uomo, raccontata da Rufino, panettiere e amico di lunga data del Presidente fin dalla loro formazione presso Demarchi, calzolaio anarchico e loro mentore di strada, che, in nome del loro antico legame, quell’uomo di umili origini, figlio di emigranti italiani, finisce per diventare il suo cuoco personale e, spesso, la sera il confessore con cui Allende discute, tra una partita a scacchi, un bicchiere di whisky e una discussione sulle molte anime del tango. Sarà proprio Rufino, di cui leggiamo il diario di quei mesi, a svelare il volto umano di chi, così osannato e temuto, con le sue idiosincrasie e le sue perplessità, finirà per essere vittima delle proprie stesse contraddizioni.

2008: David Kurtz, ex agente della CIA sotto copertura in Cile durante gli anni del governo Allende, dopo aver abbandonato il paese in seguito al golpe militare, riceve da sua figlia Virginia, ormai morente, una lettera e un quaderno, per consegnarli, insieme alle sue ceneri, a un suo ex compagno di università, che lei aveva frequentato mentre stava là insieme al padre: Héctor Aníbal. Ma chi è Héctor? E perché lui non lo ha mai sentito nominare? Come un tuffo nel passato Kurtz intraprende un viaggio a ritroso in ambienti che non avrebbe più pensato di rivedere, sempre con la solita diffidenza da ex spia, alla ricerca di una persona di cui lui ignorava l’esistenza trentacinque anni addietro e di cui non sa niente adesso. Sarà un percorso accidentato, ostacolato dal peso della memoria e di azioni deplorevoli in nome della democrazia e della libertà. Ma è stato davvero così? Partendo dagli ambienti della facoltà di Antropologia, a cui Virginia era iscritta, il raggio delle sue ricerche si amplierà, non solo umanamente, entrando in contatto anche con ambienti ideologicamente ostili e contrari a ciò che lui aveva sempre rappresentato, ma anche geograficamente, in una peregrinazione che lo porterà prima a Lipsia e poi di nuovo in Cile, da Santiago a Valparaíso fino ad Atacama e oltre. Non saranno indolori le scoperte, così come la formazione di una sua nuova coscienza, sorta dalle dolorose ceneri delle conseguenze di azioni ritenute in passato giuste ma, con lo sguardo della maturità, non altrettanto corrette. Una ricerca che incrinerà, progressivamente, le sue certezze di patriota e di padre.

Romanzo costantemente in bilico tra narrazione storica, ricostruzione politica e finzione letteraria “L’ultimo tango di Salvador Allende” è il tentativo di restituire una dimensione umana a una tragedia collettiva, analizzandola da entrambe le parti. Se Rufino rappresenta lo sguardo pessimista e disincantato di fronte ad un paese, il suo, che vive una crisi senza possibilità di soluzione, ma da cui non riesce mai a staccarsi, dall’altra parte Kurtz è il prototipo del gringo che ha fatto della libertà il suo mantra, salvo poi ricredersi in tarda maturità, quando sviluppa un senso di colpa tardivo. Collante e perno centrale di tutta la storia è, appunto, Allende, le cui contraddizioni ideologiche, sommate alle fortissime ingerenze esterne sulla politica cilena, sono la (possibile) spiegazione dei suoi comportamenti. Kurtz, e con lui tutta l’amministrazione americana, avrebbe fatto qualsiasi cosa per avere tra le mani un documento come il diario di Rufino, dove si mette a nudo l’anima di uno dei loro nemici più temuti. Eppure, se avessero potuto leggerlo (e lo avessero ritenuto attendibile) avrebbero constatato, molto banalmente, che quell’uomo era ormai impotente di fronte ad uno schieramento di forze che non chiedeva, in alcun modo, di essere equilibrato e che l’implosione era un processo entropico ormai inarrestabile e prossimo alla sua conclusione. Ciascuno di noi ha idee e debolezze ma, a volte, venire a patti con la realtà significa sacrificare i propri sogni e le proprie aspirazioni, in nome di qualcosa di più grande.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.