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“Calma piatta”: un incubo in mezzo all’Oceano

“Calma piatta”: un incubo in mezzo all’Oceano
Written by Simone Baldi

Credits: © Mattioli 1885

Quando un sogno ad occhi aperti si trasforma da momento paradisiaco in un incubo? Abbiamo veramente la possibilità di evitarlo? E, se così non fosse, cosa potremmo fare per ritornare al punto di partenza o, quanto meno, ad una quiete apparente? A volte una piccola azione dà vita ad una catena incontrollata e difficilmente rimediabile, proprio come in “Calma piatta” (Charles Williams, Mattioli 1885, 2010, 164 pp, 16€).

John e Rae Ingram stanno trascorrendo la luna di miele sul Saraceno, la loro barca a vela, navigando nell’Oceano Pacifico alla volta di Tahiti e di altre piccole isole sperdute. È mattina presto quando i due sposini si alzano e cominciano a godersi un bagno ristoratore, in un’acqua stupenda e in mare calmo e senza vento. Nella pace e la solitudine dell’orizzonte, sono gli unici in quel luogo magico. Tuttavia, ad un certo momento, scorgono in lontananza la silhouette di uno yacht, altrettanto fermo, seppure in modo più innaturale: la linea di galleggiamento è anomala e non sembra esserci nessuno a bordo. Mentre si avvicinano per sincerarsi della situazione, John si accorge che una piccola lancia, manovrata da una figura indistinta, si sta avvicinando a loro. In breve tempo riescono a raggiungerla e recuperano a bordo il suo passeggero. Si tratta di Hughie Warriner, un ragazzo di nemmeno trent’anni, affascinante ma apparentemente sconvolto, che gli racconta di un’avaria occorsa all’Orfeo, la sua imbarcazione, che ne sta lentamente causando l’affondamento. In preda alla disperazione racconta brevemente di come i suoi tre compagni, sua moglie e una coppia di amici, siano morti per un’intossicazione alimentare; purtroppo, i danni procurati dell’acqua hanno messo fuori uso la radio di bordo, per cui, è stato proprio un provvidenziale colpo di fortuna aver incontrato, in quella deserta porzione di Oceano, qualcun altro. Seppur rattristato per il racconto di Hughie, John non riesce ad essere completamente persuaso dalle sue parole e, per sincerarsene, mentre il giovane si sta riposando, decide di avvicinarsi all’Orfeo e andare a controllare. Una volta salito a bordo, ecco la tremenda scoperta: in una delle cabine trova una donna e un uomo, vivi. Si tratta di Lillian Warriner, moglie di Hughie, e Russel Bellew, scrittore. Mentre cerca di riprendersi dallo shock, sente il motore del Saraceno accendersi e, una volta sul ponte, vede prima la sua barca avvicinarsi e poi, dopo una brusca virata, allontanarsi inesorabilmente. I suoi sospetti trovano immediatamente una terribile conferma: Hughie ha mentito. Ma perché? Parlando con i due naufraghi superstiti viene a conoscenza del fatto che l’Orfeo abbia una falla che (come constaterà personalmente in seguito) la costringerà ad un inevitabile affondamento. L’unica loro speranza è manovrare la pompa, nel tentativo di gettare l’acqua fuori bordo prima che questa riempia l’intera barca. Purtroppo, a causa della bonaccia che sembra attanagliare quella porzione d’acqua, l’apprensione per la loro sorte (che si aggrava di ora in ora) è resa ancor più cupa dalla mancanza di carburante, che impedisce loro di utilizzare il motore e muoversi in qualsiasi direzione. L’unica speranza è, quindi, che Rae riesca a convincere Hughie a girare il Saraceno e ricondurlo all’Orfeo, per non lasciare John a morire in mezzo all’Oceano. Ma l’instabile e ondivago carattere del giovane rende impossibile una qualsivoglia ragionevolezza, costringendo la signora Ingram a soluzioni disperate, pur di prendere possesso della barca. Nell’atroce dilemma interiore tra fare del male al suo sequestratore e lasciar perire suo marito trovare la forza e il coraggio per agire sarà uno sforzo al di là della sua immaginazione. Nel frattempo, sull’Orfeo, John appende, inorridito, della presenza di una quarta persona, Estelle Bellew, moglie di Russel, che ha perso la vita in un non ben identificato incidente in mare, in cui era rimasto coinvolto anche Warriner e che ha dato vita a quella preoccupante situazione in cui tutti loro si stanno trovando. Da una parte un pazzo in fuga con un ostaggio, dall’altra tre prigionieri di uno yacht che sta affondando. Man mano che il tempo passa la tensione aumenta, mettendo a nudo i nervi scoperti di ciascun passeggero, le sue ansie, le sue colpe e le sue recriminazioni. Con l’approssimarsi della sera, la situazione appare ormai irrimediabile, a meno di azioni drastiche e estreme.

Romanzo dal pathos crescente, “Calma piatta” costruisce un thriller psicologico sulla contrapposizione di due ambienti agli antipodi: la sconfinata vastità dell’Oceano e l’angusto spazio di una barca. Come un gioco di scatole cinesi, ogni rivelazione ne contiene una successiva, capace di svelare, passo dopo passo, la verità dietro azioni apparentemente irrazionali. Altra direttrice oppositiva è quella che mette di fronte la necessità di agire di Rae, costretta suo malgrado a decisioni contrarie alla propria indole, e la speranza di John, che prova con tutto se stesso a rimandare l’inevitabile, pur di guadagnare tempo. Il linguaggio è figlio del tempo (l’opera è del 1963), a tratti ingessato e poco fluido, ma ciò non toglie nulla allo sviluppo narrativo, che trae forza dallo iato dei destini delle due imbarcazioni.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.