Books Letti per Voi

“Il fantasma dei fatti”: gli intrighi nascosti dietro l’apparente dinamica degli eventi

“Il fantasma dei fatti”: gli intrighi nascosti dietro l’apparente dinamica degli eventi
Written by Simone Baldi

Credits: © Guanda Editore

La storia dell’Italia degli anni di piombo è un coacervo di teorie, complotti, deviazioni, depistaggi e supposizioni, delle versioni ufficiali e delle loro copie-ombra, di ciò che viene sbandierato come verità e di ciò che, invece, viene taciuto. E prima di quel tempo c’è stato un momento, un punto di svolta, uno scambio ferroviario che avrebbe potuto portare il nostro paese tra i più grandi o relegarlo alla sudditanza perenne, quale sia ce lo mostra “Il fantasma dei fatti” (Bruno Arpaia, Guanda, 2020, 277 pp, 19€).

Esistono due storie che, per finzione o realtà, convergono una nell’altra. Apparentemente slegate, finiscono per rispecchiarsi reciprocamente. Causa e effetto, azione e reazione, prima e dopo. Difficile capire cosa preceda o segua cosa. Si potrebbe partire dal triennio che avrebbe potuto cambiare per sempre la storia d’Italia e, senza rischio d’iperbole, del mondo intero: dal 1961 al 1963. In quegli anni, quattro figure sembrano ricoprire, apertamente o dietro le quinte, la punta di diamante di una ricerca tecnico-scientifica che ci avrebbe consegnato le chiavi dell’eccellenza: Mario Tchou, responsabile dello sviluppo dell’area elettronica dell’Olivetti e padre del primo computer italiano; Felice Ippolito, ingegnere e segretario del Cnen (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), promotore dello sviluppo dell’energia atomica; Domenico Marotta, chimico e scienziato a capo dell’Iss (Istituto Superiore della Sanità), grazie a lui avanguardia nella ricerca e promotore della collaborazione tra premi Nobel; e Enrico Mattei, presidente dell’Eni, fautore di una politica attiva e aggressiva di collaborazione commerciale tra l’Italia e la Russia, il Medioriente e alcuni paesi del Nord Africa. Quattro personalità diverse, quattro caratteri diverse, quattro metodologie di lavoro diverse, accomunate dal desiderio di fare del nostro paese un centro di eccellenza tecnologico, scientifico e produttivo. Purtroppo, come in un romanzo ben congeniato, tutti e quattro vanno incontro a una fine prematura: Tchou muore in un banale incidente stradale, Ippolito e Marotta vengono coinvolti in scandali giudiziari legati alla loro gestione degli istituti e Mattei perde la vita a bordo del suo aereo privato, per cause ancora avvolte nel mistero. Si sarà trattato di una semplice coincidenza, la loro prematura uscita di scena? Nella ricostruzione, o meglio, nel tentativo di unire fili all’apparenza scollegati, viene ricostruita la storia di un’Italia in cui, dietro le macchinazioni politiche dei partiti, si muovono altre forze meno visibili, come ad esempio la Cia, i servizi segreti inglesi, i servizi segreti italiani, quelli militari e persino la mafia. Dirimere questioni così complesse e, ormai, fittamente intrecciate con la storia dell’epoca, appare un lavoro improbo e assai prossimo all’impossibile. Eppure, qualsiasi azione lascia una traccia, benché flebile. Quindi, da qui bisogna partire. Faticosamente, con dovizia di particolari e costruendo una fitta rete di connessioni e motivazioni, Bruno Arpaia, protagonista egli stesso di questo romanzo-saggio biografico, ci accompagna attraverso il tortuoso gioco di specchi della realtà, in cui la verità non è nient’altro che un’ombra, un fantasma dietro ai fatti, come lo aveva definito Sciascia, perché, per citare il suo amico Javier Cercas “le uniche storie che vale la pena di raccontare sono quelle che non possono essere raccontate…”. Ecco dunque il ricorso al romanzo per proporre una possibile spiegazione, per perpetrare domande insolute e per far ricacciare la testa nel sacco buio degli anni orribili della manipolazione e dei depistaggi. Nessuno ha una soluzione né la bacchetta magica in grado di svelare come si siano svolti veramente gli eventi, soprattutto perché troppi sono stati i protagonisti e le comparse di una delle più complesse vicende del nostro tempo. Tuttavia, qualcuno che potrebbe aprire uno spiraglio in questo mare di bugie, sarebbe il Greco, al secolo Thomas Karamessines, astuto e machiavellico agente della Cia a capo della sede di Roma nei primi anni ’60, richiamato poi in patria per svolgere altre e più delicate operazioni, non ultima della dell’occultamento e depistaggio dell’inchiesta sull’uccisione di John Fitzgerald Kennedy. Numerosi e pericolosi sono i segreti che custodisce, tanto da far tremare ben più di un paese o di qualche poltrona importante. E quando, il 3 settembre 1978, due uomini si presentano alla porta della casa dove sta trascorrendo le vacanze, a Lac Grand, nel Québec, forse tutti i nodi potrebbero venire al pettine. Sempre che, in pieno stile spionistico, non ci sia un’ultima sorpresa dietro l’angolo.

Basato su una narrazione affascinante, intrigante e coinvolgente, “Il fantasma dei fatti” è una storia che tenta di imbrigliare il materiale saggistico in una forma romanzesca, salvo poi arricchirlo di strutture e nozioni esterne alla prosa. Il taglio biografico, con la manifestazione dei dubbi e le difficoltà di Bruno Arpaia circa la sua reale capacità di dare una forma concreta ed efficace ad uno dei periodi più complessi e inestricabili del nostro passato, avvicina le sorti dell’autore con quelle di chi, in ogni momento, cerchi risposte a domande da sempre insolute. Intelligente e ben riuscita l’idea della doppia trama, nel presente con la costruzione del romanzo che stiamo leggendo, e nel passato con il racconto di Karamessines e le sue rivelazioni. Un lungo e dettagliato excursus sulle ombre delle apparenze, alla continua ricerca del noumeno intoccabile e irraggiungibile, fulcro e spiegazione definitiva di ogni punto oscuro. Forse perché la curiosità è un afflato inscindibile dell’animo umano, la ricerca della verità, o almeno di una verità, sembra un movente sufficiente per andare oltre la mera proposizione dei fatti. Credere o meno alle suggestioni degli esiti a cui si è approdati è una questione di coscienza.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.