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“Solo ladri e assassini”: il labile confine tra giustizia e vendetta

“Solo ladri e assassini”: il labile confine tra giustizia e vendetta
Written by Simone Baldi

Credits: Harper Collins

Cosa fare per riparare ad un torto subito quando, apparentemente, chi ci circonda non merita la nostra fiducia, lasciandoci soli in un alone di dubbio sulla correttezza delle nostre idee? Affidarsi a chi non conosciamo sembra un salto in quel vuoto buio e sconosciuto da cui non sappiamo se potremo fare ritorno uguali o migliori di quanto eravamo prima, come accade ai protagonisti di “Solo ladri e assassini” (Paul Howarth, HarperCollins, 2020, 445 pp, 19€).

Nell’Australia del 1885, la siccità sta mettendo in ginocchio la maggior parte degli allevatori. Tra loro anche i McBride, il cui bestiame è quasi allo stremo delle forze. Un giorno, rincorrendo qualcosa nella boscaglia, Billy e Tommy, i due figli maschi di sedici e quattordici anni, avvistano John Sullivan, il loro facoltoso vicino ed ex datore di lavoro di Ned, loro padre, rientrare nella sua proprietà trascinando dei prigionieri, poi brutalmente uccisi da Noone, il potente capo della Polizia costituita da uomini di colore. I cadaveri di quegli aborigeni vengono ritrovati alcuni giorni dopo, durante un giro di perlustrazione a cui partecipano anche Arthur e Joseph, due nativi che lavorano per loro. Dopo una discussione Joseph decide di andarsene, per riportare quei due corpi presso la sua tribù, i Kurrong. L’euforia per la pioggia delle settimane successive sembra cancellare quel brutto evento, tanto che Billy e Tommy decidono di andare a nuotare in una pozza d’acqua nelle vicinanze. Al loro ritorno a casa trovano una scena agghiacciante: i cani accasciati e trafitti, loro padre ucciso da tre proiettili in veranda, la loro madre col cranio sfasciato in casa e Mary, la loro sorellina di undici anni, in fin di vita ma con una ferita d’arma da fuoco alla pancia. Disperati, i due fratelli decidono di portarla da John Sullivan, nel tentativo di farla curare dal suo dottore, poi rivelatosi nient’altro che un veterinario. Dopo avergli raccontato l’accaduto, l’uomo decide di aiutarli, richiamando Noone per fargli inseguire Joseph, il principale sospettato di quel massacro dopo il ritrovamento, in casa McBride, della pistola che Ned gli aveva lasciato quando se n’era andato. Per convincere il poliziotto, le testimonianze di Billy e Tommy vengono infarcite di menzogne, nel consenso del primo e il disagio del secondo. Lasciando Mary con la moglie di Sullivan, nella speranza di una sua guarigione, i ragazzi partono per cercare Joseph e ottenere giustizia. Alla spedizione partecipano anche Raymond Locke, sbruffone e attaccabrighe, e i sottoposti di Noone, degli uomini di colore. Saranno giorni intensi, in cui nascerà e si consoliderà un’intesa tra Sullivan e Billy, ormai convinto dell’inevitabilità di liberarsi di Joseph a qualsiasi costo. Tommy sembra sempre più angustiato dalle violenze che vede perpetrare da chi lo circonda, dal disprezzo verso gli aborigeni e le uccisioni ai suoi occhi senza senso dei nativi da loro incontrati. Punzecchiato da Noone, il ragazzo accoglie pensieri e cambiamenti di cui non pensava sarebbe mai stato capace, riconsiderando anche la correttezza dei propri intenti, che sembrano tramutarsi ogni momento che passa in una bieca vendetta. Troppe, infatti, sono le incongruenze circa la sbrigativa ricostruzione sulla morte dei suoi genitori che Sullivan ha proposto e che Billy ha avuto la premura di avallare. Una volta giunti nel territorio dei Kurrong trovano una cinquantina di persone che, nel corso di un’incursione, vengono tutte sterminate. Giustizia è stata fatta e da quel momento, né Billy né Tommy saranno più quelli di prima. La spedizione li ha cambiati, facendone divergere i caratteri: risoluto e granitico il primo, dubbioso e diffidente il secondo. Una volta tornati indietro scoprono che Mery è morta poco dopo la loro partenza. Affranti dal dolore, i due fratelli ricevono la proposta di Sullivan di lavorare per lui, su cui però Tommy deve riflettere bene. Durante il giro in città fatto per mettere a tacere i dubbi della sua mente trova conferma dei suoi sospetti: ad uccidere i loro genitori non era stato Joseph, bensì Sullivan insieme a Locke. Guidato da una furia cieca, non gli rimane che prendere un’ultima, cruciale decisione. Saprà compiere l’estrema trasformazione del proprio carattere e diventare, egli stesso, artefice della propria vendetta, figlia di una giustizia individuale e privata?

Al centro di una narrazione densa e dai molteplici temi si staglia la figura di Tommy che, da fratello minore, diventa l’attore principale intorno a cui ruotano tutti gli eventi. È attraverso il suo sguardo di ragazzo innocente che vengono filtrati gli orrori delle brutalità senza coscienza apparente degli adulti, la loro brama di annientamento degli aborigeni e la disumanità degli stupri. Il razzismo che serpeggia nelle parole e nelle azioni degli uomini è figlio del tempo e riproduce la dicotomia tra bianchi e neri che ha dominato lungamente l’Australia. Eppure i conflitti razziali sono, da sempre, figli di pregiudizi e forieri di violenze. Poco importa il paese in cui nascono e si propagano, perché il pregiudizio è un tarlo che, una volta iniziato a scavare nella mente umana, produce effetti devastanti, offuscando la retta capacità di giudizio e sostituendosi al buon senso. Man mano che la narrazione procede, Tommy diventa altro da sé, il suo carattere perde la dolcezza della gioventù per acquisire la durezza della disillusione, alla ricerca della verità e contro le bugie altrui. Per lunghi tratti sembra un western americano. Un ritmo lento ma incalzante, un linguaggio complesso ma scorrevole, una trama prevedibile ma ipnotica, in cui si viene trascinati fino all’ultima, decisiva battuta di questa bieca messinscena.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.