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Francesco Colafemmina: la mia Api-Cultura

© Ph. La Pecheronza
Written by Veronica Lavenia

Francesco Colafemmina non è “solo” un apicoltore ma anche saggista e filologo classico. Pugliese, classe 1980, la formazione culturale di Francesco è, certo, la chiave che gli ha consentito di lasciare una promettente carriera nel campo della consulenza aziendale per dedicarsi all’apicoltura.
Nasce, così, “La Pecheronza”, azienda apistica biologica con un approccio interamente sostenibile. Un’apicoltura che, in armonia con la natura, vede l’azione dell’uomo ridotta per dare spazio al lavoro prezioso delle api, salvaguardando l’ambiente.
Il risultato è una produzione di eccellenza che, nel 2018, è valsa a “La Pecheronza”, l’importante riconoscimento delle “Tre Gocce d’oro”, nel prestigioso, quanto rigoroso Concorso Nazionale “Grandi Mieli d’Italia”, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Miele.
Francesco Colafemmina ha rivoluzionato il modo di fare apicoltura, ponendo la cultura classica, intesa come amore per i valori, l’ordine e la bellezza, al centro di un percorso lavorativo che è anche un cammino di vita.

PH: La Pecheronza

La filosofia della sua azienda è quella della “Rivoluzione del filo di paglia” del botanico e filosofo giapponese Masanobu Fukuoka. Una filosofia che privilegia la “Cultura del non fare” o del “fare il meno possibile”.Nel mondo attuale, tale filosofia, in campo agricolo, soprattutto, per molti, potrebbe essere considerata coraggiosa. Può spiegare, in virtù della sua esperienza, perché, al contrario,questo metodo sarebbe auspicabile fosse adottato in apicoltura e non solo?

Diciamo subito che l’agricoltura, in generale, necessita di una vera e propria rivoluzione, perché così com’è, è insostenibile. Lo è sotto vari profili, e ne abbiamo avuto prova, in apicoltura, in questi mesi di lockdown. La scarsa attività antropica, la riduzione dell’inquinamento e, forse, una riduzione nell’uso di pesticidi e diserbanti, ha favorito una straordinaria ripresa delle api e produzioni abbondanti nel mese di aprile. Eppure, appena a maggio la circolazione e le produzioni industriali sono riprese ai ritmi precedenti, si è assistito ad un brusco calo produttivo e ai primi effetti sullo sviluppo degli alveari. Sono constatazioni empiriche che, tuttavia trovano il supporto scientifico sugli effetti che i cocktails di pesticidi e l’inquinamento hanno sulle api. Per non parlare della drammatica riduzione della biodiversità, causata dalle monocolture e, più in generale, dalle erronee politiche agricole contemporanee. Per questo, al di là delle etichette, delle certificazioni, occorre sentire la necessità di un cambiamento, di una “rivoluzione agricola” che è poi anche alimentare. Fare il meno possibile con le api non significa abbandonarle a se stesse in nome di un certo fricchettonismo naturalista molto in voga peraltro, quanto piuttosto imparare a conoscerle e prendersene cura seguendo le loro tendenze, i loro istinti, coniugando l’interesse produttivo con il benessere e la salute delle colonie.

La Pecheronza

Nel sito della sua azienda si legge che: “Fare apicoltura biologica significa, anzitutto, salvaguardare le api e il consumatore dalle contaminazioni chimiche: quelle dei pesticidi e quelle dei farmaci usati nell’alveare dagli apicoltori per contrastare il principale parassita delle api, la varroa”. Può spiegare, brevemente, come nasce il vostro miele (nonché varietà, caratteristiche), proprio nel rispetto delle api e del consumatore?

L’apicoltore è un “pastore d’api” ed, esattamente come il pastore o il mandriano, conduce le sue greggi volanti su pascoli che garantiranno la qualità, l’unicità o meno del prodotto. Cercare luoghi incontaminati, lontani dall’inquinamento e dalle città, non circondati da campi nei quali si pratica l’agricoltura intensiva, o isole felici nelle quali il biologico non è solo una moda, è il nostro obiettivo. D’altronde, effettuiamo analisi multiresiduali su alcuni dei nostri mieli per accertare che non vi siano fonti di inquinamento. E i risultati dei premi internazionali, dalle “Tre Gocce d’Oro” al Great Taste, al Black JarHoney Contest, passando per il “Biolmiel”, attestano la qualità del prodotto. Ovviamente, grande cura è posta nell’uso di cera priva di residui e certificata bio, nell’uso del miele per la nutrizione delle api, nella garanzia di pascoli ricchi di pollini sani, nell’uso esclusivo di trattamenti contro la varroa approvati nel metodo di conduzione biologico. Produciamo mieli che hanno il compito di raccontare il terroir, quindi non varietà standard (ad esempio, io non ho mai prodotto acacia che non è un miele del nostro territorio). Abbiamo quindi ciliegio e arancio che sono tipiche produzioni pugliesi (assieme al fiordaliso giallo che non sempre si riesce a produrre in estate), per poi passare a sulla, coriandolo, trifoglio e castagno, raccolti nei meravigliosi paesaggi della Basilicata. Ovviamente, decidiamo, di volta in volta quali mieli fare e quali escludere per via magari delle condizioni di sviluppo dei pascoli (quest’anno, ad esempio la fioritura del ciliegio è stata compromessa dal clima, e la siccità ha impedito lo sviluppo della sulla).

PH: La Pecheronza

Lei è orgoglioso di sottolineare che la sua non è, semplicemente, apicoltura, ma api-Cultura, ovvero sintesi di tradizione e vitalità. Come riesce a bilanciare valori culturali così ambiziosi con le esigenze di un mercato concorrenziali?

Sviluppando la consapevolezza del consumatore. È una sfida culturale, lo so bene, ma, se siamo così attenti alla nostra salute da stare in casa due mesi per via di un virus sconosciuto, forse dovremmo prestare altrettanta attenzione a ciò che mangiamo e a come viene prodotto il nostro cibo. Sicché, occorre contrastare con tutte le proprie energie le ingenti importazioni di miele estero di scarsa qualità e a basso prezzo (ad esempio quello cinese) perché, da un lato porta al ribasso il prezzo anche dei mieli italiani, riducendo la sostenibilità delle nostre imprese, dall’altro, non favorisce lo sviluppo di una adeguata consapevolezza nel consumatore che, spesso, si ferma al prezzo senza conoscere la fatica e l’impegno dell’apicoltore nel dar vita ad un prodotto unico e salutare.

PH: La Pecheronza

In un’epoca in cui i social, strumenti utili se usati con consapevolezza, hanno la potenza di veicolare messaggi fuorvianti può chiarire al popolo vegano perché consumare miele è anche un atto d’amore nei riguardi dell’ecosistema e non una crudeltà nei confronti delle api, come da alcuni sostenuto?

Le api per una serie di ragioni, non solo antropiche, ma anche legate a fenomeni che, adesso spaventano anche l’uomo come gli “sciami virali”, sono minacciate nella loro esistenza. L’uomo ha favorito i contatti con nuovi parassiti e predatori prima sconosciuti all’ape mellifera, ha indebolito la sua esistenza attraverso l’uso di pesticidi e diserbanti, ma le api stesse sono da anni attraversate da tempeste virali che decimano costantemente le loro popolazioni anche allo stato selvatico. Così, senza il ruolo vitale dell’apicoltore le api scomparirebbero. Si leggono spesso in rete resoconti distorti sul cinismo degli apicoltori o sulla privazione di miele che imporremmo alle api, quando, in realtà, siamo noi ad amare così tanto le nostre api da aver trasformato questo amore in un mestiere che, di certo, non ci rende ricchi, ci espone a grandi fatiche, a grandi privazioni, ma ci rende felici. Spesso, basterebbe conoscere un apicoltore per imparare ad amare le api e smentire le tante chiacchiere da divano che si leggono sui social e sul web.

PH: La Pecheronza

Nel suo istruttivo quanto godibilissimo libro “Le Api e noi” (edizioni Apinsieme), tra le tante lezioni utilissime per conoscere un mondo così affascinante, si sofferma sui cosiddetti “falsi miti” che, per decenni, hanno limitato un prodotto che, cultori della materia, come lei, restituiscono al loro antico, pregiato valore. Può riassumere alcune di queste false credenze?

Sono molte, tuttavia mi limiterò a due di queste, le più diffuse. La prima è quella sulle proprietà curative dei singoli mieli monoflora: il tiglio calmante, il ciliegio drenante, l’eucalipto ideale per la gola e via dicendo. Sono tutte sciocchezze! Il miele è un alimento, anzitutto. E le sue proprietà salutari sono condivise da tutti i mieli (l’essere composto da zuccheri semplici, con presenza di vitamine e sali minerali, la natura idratante, l’azione antisettica e batteriostatica etc.). Pensare di vendere o acquistare un miele monoflora, ossia prodotto su una specifica fioritura, uno dei vanti delle produzioni italiane, solo perché ci sarebbero strane proprietà alchemiche è un modo per svilire il prodotto e privarlo delle sue innumerevoli potenzialità gastronomiche. Più in generale, è un inganno. L’altro falso mito è quello del miele liquido. Il miele in quanto soluzione sovrassatura di zuccheri tende a cristallizzare appena i cristalli di glucosio precipitano. E tale precipitazione si ha quando il miele è composto da una percentuale di glucosio prevalente o pari a quella del fruttosio, il ché accade nella maggioranza dei mieli. Solo acacia, castagno e le melate restano liquide più a lungo per la prevalenza del fruttosio. Cionondimeno il miele è liquido quando è appena prodotto e cristallizza col passare dei mesi, appena le temperature scendono (quindi tipicamente fra settembre e ottobre, ma alcuni mieli come il ciliegio o gli agrumi tendono a cristallizzare anche prima). Perciò il miele cristallizzato è una garanzia di un prodotto non sottoposto a trattamenti termici ad elevate temperature, è quindi un prodotto integro che preserva tutti i suoi sapori e profumi.

PH: La Pecheronza

Quali consigli può dare a chi desiderasse avvicinarsi alla professione di apicoltore biologico?

Di non farlo a cuor leggero. Oggi, sembra sia una moda diffusa, incentivata anche dalla crisi economica e dai prezzi elevati del miele. Ma fare apicoltura è, per certi versi, un faticoso lusso. Occorrono investimenti per laboratorio e magazzino, occorre considerare che non è il prezzo del vasetto a offrire un sogno di presunte ricchezze future, perché il nostro tempo e la nostra salute fisica vanno comunque inserite nel business plan. Bisogna poi avere una adeguata conoscenza delle api, un mondo complesso che non si finisce mai di conoscere perché, di certo, non basta un corso o un manuale. Insomma, in questa ricerca della felicità bucolica che, spesso si cela dietro il desiderio di fare apicoltura, occorre tenere i piedi per terra e capire che le api non sono canarini da tenere davanti ad una finestra, e neppure teneri insetti da mettere in un alveare in attesa che facciano il miele. Ci vuole costanza, precisione, e per certi versi lo stesso occhio, lo stesso istinto delle api. Un processo che lentamente si sviluppa nell’apicoltore rendendolo sempre più capace di comprendere intimamente le sue amiche alate.

PH: La Pecheronza

About the author

Veronica Lavenia

PhD (former University academic). Italian based food writer, food consultant and magazine contributor. Authors of six books (five cookbooks), some of her works have appeared and appears in the most popular International food magazine, as “Gluten-free Heaven”; "Vegetarian Living"; "Veggie Magazine"; "Lifestyle FOOD"; "Australian Good Food & Travel Guide; "Chickpea";" TML" (The Mediterranean lifestyle), among others.