Fotografando

Cenni storici sulla fotografia

Cenni storici sulla fotografia

Credits: Ph. Emiliano Matani – Fotoclub Misericordia Pistoia

Dall’inizio della sua storia, molte sono state le definizioni date alla fotografia sia da grandi fotografi che da scrittori famosi, tanto per citarne alcune :

La fotografia può raggiungere l’eternità attraverso il momento” (Henry Cartier Bresson)
La fotografia non mostra la realtà ma l’idea che se ne ha” (Neil Leifer )
Ogni fotografia è un momento privilegiato, trasformato in un piccolo oggetto che possiamo conservare e rivedere” (Susan Sontag)

E potremmo continuare per ore . Ma, esattamene, cosa significa fotografare?
Il termine fotografia deriva dall’unione di due parole greche luce (φῶς | phôs) e grafia (γραφή | graphè): significa scrivere con la luce. Già Aristotele aveva osservato il fenomeno della luce che, passando da un piccolo foro, proiettava un’immagine circolare. Il termine camera oscura fu utilizzato nel primo millennio dopo Cristo dallo studioso arabo Ibn al-Haytham per indicare appunto la scatola nella quale riproduceva tale fenomeno. Lo stesso Leonardo da Vinci compì studi sull’ottica applicando una lente alla sua camera oscura.

La fotografia, come la conosciamo oggi, nacque,ufficialmente, (perché dobbiamo,comunque, ricondurci e riferirci ad una data) nel 1839 quando, cioè, lo studioso e uomo politico François Jean Dominique Arago spiegò nei dettagli all’Accademia di Francia (richiedendo poi anche un contributo economico per l’autore) l’invenzione di Joseph Nicéphore Niépce e Louis Mandé Daguerre: la dagherrotipia. Il dagherrotipo non è altro che una lastra di rame su cui è applicato un strato d’argento sensibilizzato alla luce con un strato di iodio: la lastra, per poter registrare l’immagine, deve essere esposta per un periodo di 10-15 minuti.

Natura morta, dagherrotipo del 1837 ad opera di Louis Daguerre

Ma, indubbiamente, oltre a Niépce, e Daguerre, la fotografia ha (almeno) un altro padre: il fisico inglese William Henry Fox Talbot, inventore della fotografia come noi oggi la intendiamo, ovvero una matrice riproducibile potenzialmente all’infinito (calotipia).
Tralasciando l’attribuzione della scoperta, rivendicata da molti, la fotografia ha subito un’evoluzione incredibile e, con essa, lo strumento necessario a catturare un’immagine e fissarla definitivamente nel tempo: la macchina fotografica. Inizialmente, si trattava, appunto, di un semplice foro sostituito poi da una lente che permetteva di concentrare meglio la luce e velocizzare il processo di sviluppo.

Fotocamera per dagherrotipia

La fotografia inizialmente affiancò la pittura; ma si impose velocemente come nuovo standard per la ritrattistica in tutte le classi sociali : per la prima volta tutti, non solo monarchi, nobili e ricchi poterono permettersi un ritratto .
Verso il 1880 la fotografia veniva utilizzata in diversi modi: come strumento scientifico, come documento, nell’arte per cogliere l’attimo fuggente (come nell’impressionismo ). Ad essa non veniva ancora attribuita però una dignità artistica venendo spesso bollata come inferiore rispetto alla pittura e ritenuta da molti artisti (ad esempio Charles Baudelaire) come “rifugio di pittori mancati, maldotati o troppo pigri per terminare gli studi…”.
Per contro vi furono anche molti artisti che intuirono le straordinarie potenzialità di essa: uno su tutti Nadar che raggiunse notevoli risultati soprattutto nella ritrattistica.
Ad ogni modo, la fotografia si era ormai affermata divenendo strumento inseparabile dei viaggiatori e dei giornalisti che grazie ad essa poterono far conoscere avvenimenti e luoghi lontani. Essa fu utilizzata da Roger Fenton per documentare la guerra di Crimea nel 1855: nacque la fotografia di reportage . Nel 1888, fu fondata la National Geographic Society che la adottò come mezzo di divulgazione scientifica.
Sempre lo stesso anno vide la nascita della Kodak 1: la prima macchina veramente portatile pubblicizzata con il famoso slogan: “Voi premete il bottone noi faremo il resto”.

Primo modello di Kodak box

Nel 1891, il materiale fotosensibile in carta venne sostituito con una pellicola di celluloide avvolta in rulli: la moderna pellicola fotografica. La macchina fotografica subì a partire dai primi anni del ventesimo secolo un’evoluzione velocissima. Divenne sempre più compatta e fu dotata di mirino incorporato (ricordiamo la Graplex Speedgraphic). All’inizio del 1900 i fratelli Lumiere presentarono l’autocromia: un procedimento di fotografia a colori basato sul metodo della sintesi additiva.
Nel 1925, nacque la Leica 1 dall’intuizione geniale dell’ingegnere tedesco Oskar Barnack, che pensò bene di utilizzare la pellicola cinematografica 35 mm rendendo la fotocamera veramente portatile.

Leica 1 (1925)

I fotografi di reportage ebbero così strumenti sempre più piccoli e facili da trasportare e le fotocamere a telemetro diventarono le testimonial dei grandi eventi in tutto il mondo. La Leica legò, indissolubilmente, il suo nome a quello dei grandi fotografi (Cartier Bresson, Robert Capa, Robert Frank, Eliott Herwit, Kuldeka solo per citarne alcuni). Dalla guerra di Corea cominciò ad affermarsi anche la nascente industria giapponese (Nikon e Canon in primis e quindi le altre marche): prima a imitazione delle fotocamere europee e poi creando strumenti sempre più tecnologici ed avanzati. Questa rincorsa tecnologica vide la nascita delle fotocamere a visione reflex vere protagoniste negli anni 60 e 70. In particolare è in questi anni che, grazie a film come Blow-Up di Michelangelo Antonioni, il mito del fotografo viene proiettato nell’immaginario collettivo così come alcuni modelli di fotocamere, come ad esempio la Nikon F.

Nikon F 1959 con mirino pentaprismatico

Essa diventò protagonista, al collo dei fotoreporter, anche nella guerra del Vietnam, dove la fotografia giocò un ruolo fondamentale . Molto del merito della fine del conflitto lo dobbiamo proprio ad una foto: una delle più famose della storia. Essa fu scattata nel 1972 dal fotografo Huynh Cong Ut, e ritrae un gruppo di bambini vietnamiti che scappano sotto l’assalto delle bombe al napalm sganciate dagli americani. In mezzo una bambina (Kim Phuc) che alza le braccia urlando dal dolore per le ustioni riportate. Lo scatto ebbe un eco incredibile sull’opinione pubblica.
Ma non solo nel reportage e fotogiornalismo, la fotografia assunse un ruolo primario nella moda ( Richard Avedon, Helmut Newton ecc) nella pubblicità in generale e nell’arte (Andy Warhol).
A partire dagli anni 70 nacquero e si imposero le fotocamere con l’elettronica incorporata: esposizione automatica, autofocus furono alcune delle innovazioni introdotte in quegli anni. Era l’epoca delle reflex supertecnologiche sempre più sofisticate ed imponenti.

Canon Eos 1 a pellicola professionale degli anni 80-90

Nel frattempo, però, (esattamente nel 1981) venne commercializzata la prima fotocamera digitale della Sony: la Mavica MD5. Capace di registrare, tramite un sensore ccd, un’immagine (e salvarla su un floppy ) con una risoluzione di 570×490 pixels.

Sony Mavica MD5

Passeranno ancora anni prima che la fotografia digitale possa affermarsi su quella analogica: con il tempo le risoluzioni crebbero ma i corpi macchina erano ancora molto costosi e,prevalentemente, nelle mani dei fotografi professionisti. Nel 1990, nacque Photoshop un software per la grafica destinato a prendere il posto della camera oscura.
Solo dall’inizio del nuovo millennio,però, la fotografia digitale subirà un’evoluzione che la porterà in pochissimi anni a surclassare la “vecchia pellicola” e a sostituirla quasi del tutto, sia in ambito professionale che amatoriale. La qualità dell’immagine crebbe velocemente e i prezzi diventarono sempre più concorrenziali. La possibilità di rivedere subito la foto senza dover aspettare lo sviluppo e di poterla inviare in pochi secondi all’altro capo del mondo, insieme alla possibilità di salvare su una scheda un numero enorme di foto, sono senza ombra di dubbio alcuni degli elementi che hanno portato al successo della fotografia digitale.
Il passaggio successivo è stato, senz’altro, l’introduzione dei cellulari capaci di scattare foto e la nascita degli smartphone che hanno il punto chiave nella condivisione (soprattutto di immagini) attraverso l’altra grande rivoluzione del nuovo millennio: i social network.

Moderni smartphone

La quantità di immagini che vengono scattate e condivise quotidianamente è cresciuto negli ultimi anni in maniera esponenziale (si parla di circa 2 miliardi di fotografie al giorno). In pratica, in ogni momento ci sono potenzialmente milioni di persone con una macchina fotografica in mano che immortalano qualsiasi cosa: paesaggi, scorci urbani, cibo, se stessi (selfie): in un anno vengono scattate più foto di quante ne siano state scattate nei 150 anni precedenti. Un enorme archivio della vita umana in crescita esponenziale.
Ancora non si sa cosa riserverà il futuro visto l’incredibile sviluppo tecnologico che sta subendo il mezzo fotografico, che adesso è in grado anche di produrre filmati di qualità quasi cinematografica e permette di essere sempre connessi con il mondo. Contemporaneamente però la fotografia, nata come mezzo per fermare l’attimo, sta diventando sempre più un mezzo per mostrare se stessi e per affermarsi in una realtà ormai troppo veloce ed effimera. Oggi, più che mai, fotografare significa “riprodurre all’infinito” come diceva Barthes nel tentativo (disperato ed irrinunciabile) di “collezionare il mondo”, come scriveva Sontag.

Emiliano Matani – Fotoclub Misericordia Pistoia

About the author

Fotoclub Misericordia Pistoia

Il “Fotoclub Misericordia Pistoia” nasce, nell’ottobre del 1992, da un’idea di Giuliano Bruni e Pier Luigi Lottini, dopo aver frequentato un workshop tenuto da Franco Fontana. Durante questi anni, il Fotoclub, ha vissuto un periodo di crescita costante diventando un punto di riferimento per tanti appassionati di fotografia della città e della provincia di Pistoia.