Books Letti per Voi

“Se la strada potesse parlare”: l’amore è l’antidoto alla discriminazione

“Se la strada potesse parlare”: l’amore è l’antidoto alla discriminazione
Written by Simone Baldi

Credits: Fandango Libri

Che esista un sentimento potente, capace di unire tutti, annullare differenze e distinzioni, superare triti stereotipi e facili banalizzazioni, tanto da infondere coraggio e rappresentare, anche di fronte a palesi ingiustizie, il fondamento primo e ultimo delle nostre azioni, dovremmo ricordarcelo tutti: è l’amore. Lo osserviamo concretamente nelle complesse e travagliate vicissitudini de “Se la strada potesse parlare” (James Baldwin, Fandango, 2018, 212 pp, 18,50€).

Tish è innamorata di Fonny. Lo conosce da quando aveva sei anni e lui nove. Sono cresciuti nello stesso quartiere di New York, entrambi bambini neri in un mondo di neri. Non hanno avuto una vita agiata, tutt’altro, ma sono sempre rimasti in contatto, fino a quando, poco prima che lei compisse diciotto anni, si sono innamorati. Non è stato una decisione programmata né tanto meno studiata, è venuta così, dal cuore, come una naturale conseguenza della loro decennale amicizia che, senza preavvisi, si è lentamente mutata in un sentimento più profondo. E quindi eccoli qui, lei diciottenne e lui ventunenne, innamorati come mai nelle loro brevi vite, con un’ulteriore novità a sconvolgere le loro esistenze: Tish è incinta. Non è facile accettare l’idea di crescere un figlio nella povertà, viste le condizioni economiche delle rispettive famiglie nere poco più che indigenti in un mondo gestito da bianchi e approfittatori, ma hanno deciso che quella vita che verrà sarà un dono da onorare. Purtroppo, Fonny non può tener compagnia a Tish nella gravidanza perché, poco dopo l’inizio della loro convivenza e della probabile data del concepimento, è stato arrestato e adesso si trova in carcere. L’accusa è lo stupro di una giovane donna portoricana, che lo ha riconosciuto in un confronto all’americana, in cui però lui era l’unica persona di colore in mezzo a bianchi. Quindi, qualcosa già non torna. Che poi, nel momento della violenza, si trovasse dall’altra parte della città, e che il poliziotto che lo ha arrestato fosse (casualmente?) vicino casa sua, invece che nella sua zona di competenza, sono campanelli di una macchinazione per renderlo una vittima designata. Ma perché? Chi ci terrebbe a condannarlo e a fargli scontare una pena per un reato che non ha commesso? Poco importa il mandante o la mano nell’ombra che tirato le fila. In una realtà in cui i bianchi hanno il potere di decidere delle vite dei neri, ancor di più se si tratta dei poliziotti, è inutile cercare di scardinare il sistema. Eppure, farsi accecare dalla rabbia e dal risentimento per un odio razziale che sembra endemico nella società, non è una soluzione che possa portare i risultati auspicati. L’unica speranza, quindi, è riposta in Hayward, l’avvocato di Fonny, un bianco di cui la sua famiglia non si fida ma che, inaspettatamente, si rivela essere il suo migliore alleato. È proprio lui a rintracciare la donna stuprata che, all’improvviso, è tornata a casa propria a Porto Rico e a suggerire a Sharon, la madre di Tish, di andare da lei e provare a parlarci, a convincerla a ritrattare la propria testimonianza, nella speranza di farle capire che si sbaglia e far trionfare, finalmente, la giustizia. Ma il compito è più difficile del previsto, perché il dolore e la negazione del passato sono un argomento potente da fronteggiare: subdole coercizioni impossibili da vincere. Cosa resta, allora, ai due ragazzi? L’amore e il coraggio. Tish, ogni giorno alle sei, va in carcere da Fonny, per infondergli la speranza di non smettere mai di credere nel riconoscimento pubblico della sua innocenza, per non farlo cadere nella disperazione più cupa e ritrovarsi dall’altro lato di quel baratro invisibile che separa la determinazione dalla rassegnazione. Sono mesi difficili, in cui la triste realtà è costellata da segnali incoraggianti, forse non abbastanza per coltivare una concreta convinzione, ma sufficienti per tenere viva la fiammella della fiducia in una conclusione positiva. Basterà l’amore dei due ragazzi a sconfiggere quella palese ingiustizia? E sapranno, le loro famiglie, aiutarli a trovare la soluzione a lungo agognata?

Romanzo potente, magnetico nella sua semplicità, da cui è impossibile non farsi coinvolgere. Due sono i filoni narrativi: il primo, l’amore e le sue manifestazioni, non solo nella storia tra Tish e Fonny, ma anche (e soprattutto) nelle dimostrazioni opposte che le rispettive famiglie danno all’annuncio della gravidanza di lei e dell’incarcerazione di lui; il secondo è il tema razziale. Ogni pagina e parola è una rappresentazione della vita di chi, da sempre, è stato relegato ai margini di una società studiata appositamente per non farlo emancipare totalmente. Scritto nel 1974, “Se la strada potesse parlare” è di una attualità quasi profetica, se non fosse che le dinamiche raccontate si perpetrano ormai da secoli, negli Stati Uniti. Baldwin, pur avendo vissuto dal 1948 (a soli 24 anni) in Francia, ha sempre trattato il tema razziale nelle sue opere, tornando spesso in America per testimoniarlo e osservarlo di persona, rendendolo poi, in tutta la sua evidenza, nei propri scritti. Eppure, nonostante la condizione di subalternità a cui i neri sono costretti, nella storia la tragedia della loro situazione viene in qualche modo depotenziata, e questo toglierle la sua dolorosa visibilità, riducendola all’osso, permette di osservare nel dettaglio i processi psicologici individuali di ogni personaggio. Togliere per rendere manifesto, lasciando, al fondo delle azioni, l’amore e il coraggio che da esso scaturisce.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.