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“Terra Alta”: la giustizia non è mai ad ogni costo

“Terra Alta”: la giustizia non è mai ad ogni costo
Written by Simone Baldi

Credits: Guanda Editore

Quando si subisce un torto o si assiste ad un’ingiustizia, per non parlare poi di un crimine manifesto, in noi si risveglia qualcosa, il senso latente che i colpevoli paghino per le loro azioni. Lo si chiami karma o semplicemente equilibrio, ma quando questa bilancia pende sghemba da una parte, si avverte preponderante il bisogno di riportare ordine in questo caos, eppure, non sempre i mezzi utilizzati sono leciti per lo scopo che ci si era prefissati, e anche chi era nel giusto corre il rischio di passare dalla parte del torto, come in “Terra Alta” (Javier Cercas, Guanda, 2020, 375 pp, 19€).

In un piccolo paesino del Sud della Catalogna, un atroce, duplice omicidio scuote la popolazione. Gli Adell, marito e moglie, vengono ritrovati nella propria abitazione in un bagno di sangue, torturati e martoriati: una scena raccapricciante, tanto che persino gli investigatori si sentono male, al solo vederla. Insieme a loro, è stata tolta la vita anche alla loro domestica, freddata con un semplice colpo di pistola alla testa. Eppure, nonostante quel macello, sembra il lavoro di professionisti: nessun indizio o traccia, se si escludono i segni degli pneumatici, purtroppo assai comuni. Ma chi avrebbe avuto interesse a togliere la vita a due anziani alla soglia dei novant’anni? A prima vista nessuno, se non fosse che gli Adell non sono due persone come le altre, bensì i proprietari delle Gráficas Adell, una delle più importanti aziende della zona, con filiali in tutto il mondo. Ecco, dunque, che la prospettiva cambia e il quadro comincia a farsi decisamente più complicato. Melchor, giovane poliziotto di stanza temporanea in quella regione, verrà coinvolto in un’indagine diretta dalle alte sfere della polizia, che lo vedrà figurare come unico rappresentante locale, insieme a Salom, il suo compagno-mentore. Saranno giorni convulsi, fatti di ipotesi e dubbi, inizi farraginosi, testimoni fin troppo collaborativi, tanto da generare sospetti immediati. Tra i papabili candidati Grau, uno degli amministratori dell’azienda, da sempre amico fraterno di Francisco Adell, ma in costante disaccordo su ogni aspetto del loro lavoro, tanto da aver fatto assistere, a chi stesse loro vicino, a memorabili litigate, e Ferrer, marito di Rosa Adell, giovane e intraprendente, da sempre però vissuto nell’ombra del suocero e da lui sminuito. Col passare del tempo gli ingranaggi rallentano, gli appigli latitano e, di conseguenza, le indagini vengono chiuse. Eppure, Melchor è convinto che la verità non sia stata trovata e che il colpevole l’abbia fatta franca. Per uno come lui ossessionato dall’idea della giustizia, è una cosa inaccettabile. Nel suo passato turbolento da figlio di una prostituta, cresciuto senza padre in un quartiere malfamato, ci sono i germi della sua rovina, che sembrava essersi concretizzata con la sua detenzione in carcere. E invece, proprio da lì è iniziata la sua rinascita, con l’abbandono delle droghe, gli studi per entrare in polizia e una veloce carriera che l’ha portato a diventare famoso dopo aver sgominato una cellula di terroristi negli attacchi di Cambrils del 2017. E proprio per evitare di essere riconosciuto e finire nel mirino di potenziali vendette, viene mandato sotto copertura a Terra Alta, una zona dove, a detta di tutti, non succede mai niente. Questa sonnacchiosità, durante i primi tempi, gli servirà per perseguire i suoi propositi personali: trovare gli assassini di sua madre, il cui omicidio è rimasto insoluto. Come un’ossessione, sfrutta ogni momento o possibilità per carpire nuove informazioni, tentare di riaprire e risolvere un caso che, all’apparenza, non era interessato mai a nessuno. Tutto in nome della giustizia, ad ogni costo. E a niente vale che chiunque gli dica di lasciar perdere, che così, perseguendo il suo scopo al di là del lecito, sta violando non solo la legge, ma quella linea invisibile tra giustizia formale e sostanziale. Perché una giustizia che oltrepassa i limiti si trasforma in bieca vendetta. Non stupisce allora che, quando le indagini sugli Adell vengono chiuse, Melchor si intestardisca a voler trovare a tutti i costi i colpevoli, anche mettendo a repentaglio la sua famiglia, Olga, sua moglie, e Colette, sua figlia, a cui hanno dato il nome della figlia del suo personaggio letterario preferito, Jean Valjean de ‘I Miserabili’. Sarà proprio un incidente in cui rimarrà coinvolta Olga a far precipitare la situazione, creando una connessione tra i due fatti di sangue. Sarà il segnale definitivo che farà desistere il giovane poliziotto o, al contrario, gli conferirà ancor più furore e determinazione?

Un giallo dal profondo sostrato umano e ideologico, tanto da far abbandonare, agli occhi del lettore, la curiosità sull’identità degli assassini e sulla dinamica degli omicidi, per concentrarsi su ciò che avviene nelle menti dei protagonisti, sui loro percorsi mentali, con le loro idiosincrasie e testardaggini. Non stupisca che si ponga un limite non tanto al desiderio di giustizia, ma sui metodi con cui questa può essere raggiunta. Il mezzo, in questo caso, non giustifica sempre il fine. E duri e aspri sono gli scontri tra le due posizioni, con la richiesta di mediazione interiore tra razionalità e desiderio. In un’umanità bieca e oscuramente volitiva, anche il bene finisce per essere corrotto dal male, contaminato dai germi di ciò che si voleva combattere ed estirpare. In uno scenario del genere, anche i piccoli gesti di correttezza finiscono per divenire errori imperdonabili, ipostasi di una fallacità umana ineliminabile e incontrollabile.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.