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“Il caso Bellwether”: l’egocentrico confine tra genialità e follia

“Il caso Bellwether”: l’egocentrico confine tra genialità e follia
Written by Simone Baldi

Credits: Ponte alle Grazie Editore

La personalità è un universo composito, sfaccettato e affascinante. Proprio come mostrato dalle molteplici teorie letterarie e psicologiche sulla reale identità del singolo, mutevole e cangiante a seconda di inclinazioni e rapporti con gli altri, il nucleo della nostra essenza è inarrivabile, o quanto meno inafferrabile, dall’esterno. Ecco dunque che, per comprendere gli altri, dobbiamo passare attraverso diversi strati di emozioni: empatia, diffidenza, simpatia, affinità, distacco o contrasti. Eppure, alla base di tutto, c’è la fiducia (o il suo opposto) nei confronti di chi abbiamo davanti, sia essa determinata dalle sue parole o dalle sue azioni, come ne “Il caso Bellwether” (Benjamin Wood, Ponte alle Grazie, 2015, 424 pp, 16,80€).

Oscar è un giovane che lavora in una casa di riposo, dove si prende cura degli anziani e li accudisce con gentilezza. Una sera, mentre torna a casa dopo il suo turno, viene attirato da una musica all’interno della cappella nel King’s College. Lì rimane ipnotizzato dal coro, specialmente dalla bravura del giovane che siede all’organo. Una volta terminata l’esecuzione la sua attenzione viene attirata da una ragazza, insofferente quanto lui alla messa che si sta svolgendo. Per sfuggirvi i due sgattaiolano fuori, a scambiare quattro chiacchiere e fare le rispettive presentazioni. Lei è Iris Bellwether, studia medicina, suona il violoncello ed è la figlia di una delle più facoltose famiglie della borghesia di Cambridge, e il magnetico suonatore è Eden, suo fratello maggiore. Quando anche lui esce, Oscar viene invitato da loro a conoscere i loro amici, studenti universitari come loro: Yin, americano corpulento e bonario, Marcus, tedesco dalla lieve inflessione teutonica, e Jane, la fidanzata di Eden. Tutti sembrano convergere intorno al suo fascino magnetico, come un polo gravitazionale in grado di coinvolgerli e attrarli senza possibilità di scampo. Intelligente e brillante, appassionato di Cartesio e musica classica, è dotato di un eloquio forbito e argomentazioni ferree. Oscar, innamoratosi di Iris al primo sguardo, viene presentato anche ai suoi genitori, Theo e Ruth. Ha così modo di osservare le loro dinamiche, con Eden sempre come fulcro delle discussioni e delle attenzioni generali. Sembra la classica famiglia borghese, eppure a lui qualcosa non torna. L’attaccamento che percepisce tra i due fratelli ha qualcosa di strano che, sebbene apparentemente non malsano, sicuramente trascende la normalità. Quel giovane così carismatico, dietro la sua apparenza di perfezione, lascia intravedere degli atteggiamenti manipolatori e accentratori, piccoli momenti, attimi di ego manifesto, impossibili da catalogare come bonari o pericolosi, fino a ciò che accade in uno dei loro ritrovi. Lì Eden fa sfoggio della sua solita boria, ma con un intento, stavolta, mai visto prima: quello del taumaturgo. Per dimostrare ad Oscar, scettico e refrattario alle sue argomentazioni sul suo potere, decide di mostrargli le proprietà curative e manipolatorie della musica, attraverso l’ipnosi indotta da un’esecuzione di un brano classico. Oscar, al suo ritorno alla sfera cosciente, non ricorda nulla di quanto accaduto, ma prova un fastidioso e vivo dolore alla mano, in cui scopre, più tardi, essere stato conficcato un chiodo. Scioccato e disgustato, se la prende con Iris per aver permesso a suo fratello quell’esperimento sulla sua persona, lei, piangente, implora il suo aiuto per smascherare la ciarlataneria del fratello. Convinto della bontà della sua richiesta, e anche per amore, accetta. Eppure, in quel momento, non ha ancora idea del limite a cui si spingeranno le manie di grandezza di Eden. Ma si tratta davvero delle farneticazioni di un folle o piuttosto le teorie di un genio incompreso, dalle potenzialità infinite e sconvolgenti? Percorrere e svelare il confine tra questi due estremi sarà un percorso arduo e non privo di ostacoli, primo fra tutti la reticente diffidenza. Due, tuttavia, saranno gli episodi che renderanno lampante la gravità della sua convinzione nei propri poteri di guaritore: quando, dopo un incidente, decide di guarire il femore appena operato di Iris, e quando inizia ad estirpare il tumore, maligno e inoperabile, al cervello di Herbert Crest, scrittore famoso e terapeuta brillante, a cui Oscar si era rivolto per delineare la personalità maniacale e patologica di Eden. Tuttavia, se la fiducia nelle proprie capacità è una cosa, giocare con la salute e la vita delle persone è ben altra questione. E, con l’andar del tempo, la tendenza narcisistica di Eden causerà più di un problema, sfociando in danni invisibili sul momento ma devastanti in prospettiva. Il punto nevralgico, tuttavia, sembra essere la malleabilità di Iris che, dopo la richiesta di aiuto per smascherare il fratello, ritorna sulla propria decisione, stringendo con lui un legame simbiotico dalla inquietante dipendenza e subalternità. Disorientato da questo cambiamento, Oscar cerca in ogni modo di far affiorare le bugie e i trucchi di Eden, nel tentativo di rendere manifesti a tutti i suoi sotterfugi e i suoi imbrogli. Finirà invischiato, invece, in una spirale di eventi entropicamente convergenti verso un baratro sempre più prossimo. Come fare, dunque, per fermare l’inevitabile?

Opera prima intensa e interessante, dall’atmosfera d’inizio secolo scorso (benché ambientata nei primi anni 2000) e dall’allure misteriosa, in cui, progressivamente, l’anima del giallo acquista corpo e consistenza, venandosi sempre più profondamente di angoscia e suspense, come in ogni thriller degno di questo nome. Interessante lo sviluppo narrativo, in cui alle azioni si intrecciano discussioni di carattere medico, musicale e filosofico, come se ogni prospettiva gettasse una luce nuova, sfaccettata, sulla realtà. Con un linguaggio denso ma scorrevole si percorrono veloci i mesi in cui i ragazzi vedono cambiare, anche inquietantemente, sia i loro rapporti che, causalmente, le loro azioni. Frustrazione e diffidenza sono i due cardini che spingono Oscar nei confronti di Iris e Eden, prima separatamente, poi come unica, indistinguibile entità. E proprio la consapevolezza dei sacrifici compiuti, in nome di un sentimento che contemporaneamente offusca e chiarisce le scelte approntate, sarà ciò che spingerà le singole esistenze a collidere, invece di creare un’armonia da cui sarebbe potuto scaturire un ordine nuovo, non migliore, ma sicuramente più saldo, sulla base dell’indifferenza e dell’allontanamento reciproco. Ma il dolore, lento e inesorabile tarlo interiore, non può accettare di essere curato, né tanto meno ignorato, e pretende un proprio sofferente soddisfacimento, una pubblica ribalta su cui esibire tutto il suo macabro potere.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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