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Pellicola vs Sensore Digitale

Pellicola vs Sensore Digitale - Ph. Marco Magrini - Fotoclub MIsericordia Pistoia

Credits: Ph. Marco Magrini – Fotoclub Misericordia Pistoia

PELLICOLA
In questo articolo tratterò di un cambiamento epocale accaduto circa 30 anni fa, e cioè il passaggio dalla Pellicola al Sensore Digitale, anche se molto più spesso c’è un ritorno al supporto analogico, tornato ad essere usato da artisti, fotografi professionisti e dilettanti in tutte le sue varianti, dal piccolo al grande formato, istantanee e negative.
Come tutti sanno la pellicola fotografica è un supporto di natura chimica utilizzato da più di 100 anni nelle fotocamere analogiche per catturare le immagini.
Il supporto di base più comune è un sottile nastro di poliestere a cui sono sovrapposti strati di emulsioni sensibili alla luce per catturare l’immagine.
Nelle pellicole bianco/nero è presente un solo strato di emulsione fotosensibile, mentre nelle pellicole a colori sono necessari tre diversi strati, sensibili alle diverse frequenze di luce visibile per formare l’immagine finale.
La pellicola fotografica esiste in due tipologie: negativa o invertibile, La prima restituisce dopo il trattamento un’immagine in negativo, quindi è necessario stamparla su carta fotografica per ottenere (dopo sviluppo e fissaggio) un’immagine positiva (cioè avente le stesse tonalità caratteristiche dell’originale); al contrario nella pellicola invertibile, detta anche per diapositive, il processo di sviluppo, chiamato in questo caso inversione, fornisce direttamente sulla pellicola l’immagine in positivo, da proiettare o stampare su carta.

Capitolo a parte sono le pellicole istantanee, la prima fu la Polaroid Corporation nel 1948 che commercializzò un sistema (fotocamere e pellicole “abbinate”) che permetteva di ottenere un’immagine positiva in B/N entro qualche minuto dall’esposizione. Successivamente, sempre Polaroid, introdusse un film-pack a colori basato sullo stesso sistema e poi nel 1972 l’innovativo sistema SX-70,* basato su una fotocamera automatica SLR ripiegabile e una nuova pellicola a colori in cui, negativo, positivo e reagenti erano tutti contenuti nella copia che veniva espulsa automaticamente dalla fotocamera subito dopo lo “scatto” e consentiva di assistere alla comparsa dell’immagine. Dopo la Chiusura di Polaroid un nuovo progetto “Impossible Project” ha continuato la realizzazione di queste pellicole, che oggi sono nuovamente sotto il marchio Polaroid, ma diverse da quelle iniziali come caratteristiche.
I Formati delle pellicole sono:
– 35 mm (o135) il formato conosciuto da tutti, questa pellicola non nacque per la fotografia, ma per il cinema. Il formato era di 18 mm x 24 mm.
In seguito si utilizzò su una macchina fotografica, per una migliore definizione dei particolari la si progettò in modo che i fotogrammi fossero grandi il doppio rispetto a quelli del cinema, cioè 24 mm x 36 mm.

Pellicola vs Sensore Digitale

– Medio formato (o 120).
Per i professionisti che necessitavano di un’alta qualità fu fabbricata la pellicola detta di “medio formato” (o 120). Essa ha alcune differenze fondamentali rispetto alla 135. Innanzitutto ha un’altezza di 6 centimetri (61 mm per l’esattezza), non ha i forellini di trascinamento, infine non è contenuta in una scatola metallica, ma è semplicemente avvolta intorno ad un supporto di plastica, insieme ad un striscia di carta nera che ha la funzione di proteggerla dalla luce.

Pellicola vs Sensore Digitale

Su questa pellicola, sono possibili fotogrammi di formato diverso 6 x 4,5 – 6 x 6 – 6 x 7 – 6 x 9
Nell’immagine sopra osserviamo due tipi di fotogramma, il 6×4,5 e il 6×6, entrambi messi a confronto col fotogramma del formato 135 (cioè il 24×36).
– Pellicole a Lastra ( o piane)
Sono quelle che non sono avvolte, formando così un rotolino, ma che sono preparate in forma di lastre piane, in pratica ogni pellicola fornisce un solo fotogramma, a differenza dei rotolini 135 e 120 che forniscono piu’ fotogrammi. Queste pellicole sono usate per un genere di macchina fotografica professionale detta “banco ottico” ed hanno dei fotogrammi di dimensioni molto grandi, per cui sono anche definite di grande formato.
Le misure sono 10 x 12 – 13 x 18 – 20 x 25 in cm.

SENSORE DIGITALE
Se per la macchina analogica c’era la Pellicola, oggi per la macchina digitale c’e il sensore in grado di catturare l’immagine e trasformarla in un segnale elettrico di tipo analogico generando un flusso di dati digitali atti ad essere immagazzinati in vari formati su supporti di memoria.
Il primo prototipo di macchina digitale si ha nel 1975 e venne ideato da un ingegnere della Kodak, mentre la prima macchina completamente digitale si ha nel 1988 con la FUJI, che registrava le immagini su FLASH CARD removibili.
Caratteristica distintiva per le fotocamere digitale è il numero di pixel cioè la sua risoluzione che misura semplicemente la quantità di pixel prodotti in uscita dal sensore.

Pellicola vs Sensore Digitale

Ovviamente fotocamere con sensori più sofisticati, produrranno immagini con più informazioni e che quindi potranno essere stampate con un numero di pixel per pollice maggiore, a parità di dimensioni di stampa, delle immagini prodotte da un sensore meno efficiente.
Le proporzioni delle immagini che si ottengono con gli attuali sensori o attraverso elaborazioni del processore d’immagine interno alla fotocamera sono il 4:3 ( specifico di uno schermo televisivo tradizionale) il 16:9 (specifico di uno schermo televisivo evoluto) e 3:2 (specifico del formato fotografico a pellicola)
I Sensori possono avere dimensioni fisiche paragonabili al sistema analogico su pellicola 35 mm (Full Frame di 24×36 mm), ma anche di tipo APS con i corrispettivi digitali APS-C (24×16 mm) e APS-H (27×18 mm), tipicamente usati nelle fotocamere Reflex e Mirrorless. Esistono anche altri Sensori con dimensioni inferiori.
Infine esistono dei Sensori Medio Formato con dimensioni da 33×44 mm a 56×42 mm in vari formati: 1/1, 3/2 e 4/3.

VANTAGGI DEL SENSORE RISPETTO ALLA PELLICOLA
Primo vantaggio sicuramente la possibilità, con la combinazione di una scheda di memoria, di acquisire un numero elevato di immagini permettendo di avere subito una Preview di quello che abbiamo scattato in modo da decidere se mantenere l’immagine o eliminarla, controllare il livello qualitativo e compositivo e verificarne la corretta realizzazione
Possiamo inoltre scattare più immagini a sensibilità ISO diversa a seconda della situazione di luce in cui ci troviamo, per esempio facciamo all’aperto una foto a 100 Iso poi entriamo in edificio e scattiamo ad 400 Iso poi facciamo una foto in notturna a 1200 iso e poi un’altra iso 200 all’aperto ecc. tutto sul solito “rullino digitale” che è la scheda di archiviazione presente sulla macchina.
Questa è la vera comodità e rivoluzione rispetto all’analogico, che ci permetteva si, di modificare l’ISO, ma per tutto il rullino e successivamente doveva essere “forzato” lo sviluppo rispetto agli Iso dichiarati dal produttore.
Un ulteriore vantaggio del fotogramma digitale è quello di poter essere lavorato a casa in “camera chiara” (PC) con i vari programmi di fotoritocco che permettono da un semplice aggiustamento dei livelli fino alla modifica creativa delle foto.
Un aspetto non tralasciabile è quello delle caratteristiche del sensore, maggiore è la risoluzione minore sarà il “rumore fotografico” anche a risoluzioni alte e permetterà di avere immagini nitide nei dettagli e possibilità di effettuare stampe sempre più grandi accurate e precise.

FORMATI DEL DIGITALE
I formati più importanti utilizzati nelle fotocamere digitali per il salvataggio delle immagini sono:
– .jpg: è un formato compresso che occupa minor spazio degli altri, se salvato più volte può portare al decadimento dell’immagine
– .Tiff: formato non compresso occupa molto spazio, l’immagine può contenere anche i livelli di lavoro e di modifica è in file ottimo per archiviazione e la stampa.
– Bmp: formato di salvataggio poco utilizzato, a causa del fatto che il file è di dimensioni piuttosto elevate, non compresso.
– Raw: formato utilizzato dai professionisti e dai fotoamatori evoluti. Una fotocamera settata per salvare il formato Raw salverà lo scatto in un file “grezzo” che mantiene, come un negativo fotografico, tutte le caratteristiche di un immagine, con i file Raw possiamo, in post-produzione, decidere di intervenire anche in modo deciso sull’immagine, andando ad intervenire sui parametri dell’esposizione, bilanciamento bianco, luci, ombre toni ecc.
I software che leggono e modificano questi file sono molti, tra i più noti, troviamo Camera Raw, Lightroom, CaptureOne .
Perché si parla di questi formati? Perché oggi con il digitale bisogna intervenire dopo lo scatto sempre sull’immagine, è necessario elaborare questo concetto, anche da parte di quei fotoamatori “puristi” che rifiutano l’elaborazione digitale.
Naturalmente ci sono vari livelli di elaborazione, da quella lieve per permettere di ottenere una stampa corretta, in gergo la “messa in gamma” del file, a quella più incisiva e alla post-produzione pura che molte volte stravolge anche totalmente l’immagine.
Di seguito mostro una fotografia effettuata nel Padule di Fucecchio la mattina molto presto, la macchina fotografica è stata impostata in modo che facesse con un click due scatti uno in Jpg e l’altro in RAW.

Pellicola vs Sensore Digitale

Pellicola vs Sensore Digitale

Pellicola vs Sensore Digitale

Ho aperto l’immagine originale in jpg in photoshop e messa in “Gamma“ quindi è stata aggiustata per la stampa; successivamente ho aperto quella in formato Raw, è stata corretta a livello di esposizione, luci, ombre ecc… seguendo un metodo base di elaborazione dell’immagine in Lightroom.

Marco Magrini – Fotoclub Misericordia Pistoia

About the author

Fotoclub Misericordia Pistoia

Il “Fotoclub Misericordia Pistoia” nasce, nell’ottobre del 1992, da un’idea di Giuliano Bruni e Pier Luigi Lottini, dopo aver frequentato un workshop tenuto da Franco Fontana. Durante questi anni, il Fotoclub, ha vissuto un periodo di crescita costante diventando un punto di riferimento per tanti appassionati di fotografia della città e della provincia di Pistoia.