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“L’invincibile”: l’ossessione umana della propria superiorità

“L’invincibile”: l’ossessione umana della propria superiorità
Written by Simone Baldi

Credits: Sellerio Editore Palermo

Quali sono i limiti del nostro agire? Fin dove siamo disposti a spingerci per primeggiare? Ciò che contraddistingue l’ottusità dal raziocinio è la capacità di non farsi sopraffare dagli eventi, cambiando le proprie priorità durante gli accadimenti stessi, senza perseguire azioni dall’esito già scritto e dalle conseguenze nefaste. Fare riferimento al futuro è un altro modo per indagare il presente e un modus operandi che affonda le proprie radici nella notte dei tempi: cambia l’apparenza, ma non la sostanza. Proprio come ne “L’invincibile” (Stanisław Lem, Sellerio, 2020, 281 pp, 14€).

Nel silenzio assordante della desolazione più assoluta di Regis III, pianeta apparentemente disabitato nella costellazione della Lira, atterra l’Invincibile, un incrociatore intergalattico col suo nutrito equipaggio. La loro missione è trovare Condor, una loro astronave gemella giunta lì tempo addietro e di cui si sono perse le tracce, e tentare di recuperare chi fosse, eventualmente, ancora in vita. È in uno scenario di assoluta solitudine che le ricerche hanno inizio. Perlustrare quegli spazi porterà ad una contraddittoria scoperta: sebbene il pianeta appaia disabitato e privo di ogni forma di vita, sono presenti curiosi agglomerati di tipo urbano, diversi da quelli terrestri, ma con somiglianze inquietanti. Chi sono, o sono stati, dunque, i suoi abitanti? E perché gli esseri umani non riescono ad entrare in contatto niente e nessuno? Attraverso lo sguardo attonito e stupefatto di Rohan, un membro dell’equipaggio vicino al comandante Horpach, con cui ha condiviso altre missioni in passato ma che non ha ancora imparato a decifrare il suo carattere criptico ed ermetico, perlustriamo territori apparentemente simili ai nostri, seppur ammantati da inquietudine. Finalmente, dopo alcune ricerche, il Condor viene avvistato. Al sollievo del ritrovamento fa subito da contraltare la terribile scoperta dell’intero annientamento del suo equipaggio. Ignota, tuttavia, appare la causa della loro morte, su cui viene gettata un’ombra ancor più misteriosa dal ritrovamento dei corpi, uno addirittura completamente ibernato, e dal diario di bordo, che descrive gli ultimi loro attimi di vita, in cui si parla di fastidiose “mosche”, e che si conclude con incomprensibili balbettamenti. Eppure, sul pianeta, non è stata rinvenuta alcuna apparente traccia di vita. Come venire a capo, allora, quella contraddizione? Per porre fine a congetture senza senso, viene deciso di perlustrare ancor più approfonditamente l’area circostante. Ed è proprio durante una missione, che un gruppo rimane vittima di una non ben identificata “nuvola”, in cui, i superstiti, sembrano perdere completamente le loro funzioni intellettive e si ritrovano a vagare senza un senso. Nello sbigottimento generale, l’equipe di scienziati si riunisce, nel tentativo di trovare una spiegazione a quel mistero. Dopo molte teorie, l’ipotesi più accreditata è quella che vede lo “sciame” formato da piccoli insetti (le “mosche” del diario), capaci di generare un campo elettromagnetico così potente da inibire e annullare completamente le capacità cerebrali umane. Increduli e sbigottiti, gli umani cercheranno prima conferme alle loro idee e poi proveranno ad ingaggiare una battaglia con i microscopici esseri, nel tentativo di spazzare via quegli alieni che sembrano avercela con loro. Ma è davvero così? Si tratta davvero di un attacco da parte della “nuvola” o, piuttosto, di un meccanismo difensivo? Capirlo costerà molto caro ad Horpach, che perderà altri membri del proprio equipaggio, oltre ad un consistente numero di robot, nel tentativo di concludere una guerra che nessuno aveva il bisogno di imporre. Rohan, dal canto suo, si mostrerà come l’incarnazione della volontà di comprendere e andare al di là della pulsione colonizzatrice umana. Se creare un contatto con quegli esseri apparirà impossibile, cercare di non farsi annientare da loro sarà altresì un compito arduo e rischioso.

Visionario e geniale, scritto nel 1964, “L’invincibile” è un romanzo di fantascienza che, alla struttura e gli elementi classici del genere (viaggio interstellari, pianeti, forme di vita aliene e robot senzienti), sposta l’attenzione sul lato speculativo, dalle profonde implicazioni filosofico-esistenziali. Accanto alla fascinazione per una narrazione densa di particolari scientifici, elementi immaginifici e ambientazioni futuribili, viene posto in primo piano il dubbio sull’agire umano, sulla sua superbia e la sua aprioristica convinzione di dover colonizzare ogni altro pianeta oltre il nostro. Come in una tragedia greca, alimentato dalla hybris di chi non si accontenta di osservare e trarre insegnamento dalle disgrazie del passato, l’uomo è destinato non solo al fallimento, ma alla terribile constatazione della propria inferiorità. Sconvolgente e illuminante l’intera presentazione delle forme di vita non basate sul carbonio, si ha quasi l’impressione di leggere un trattato di biologia e fisica. Alla base del romanzo soggiace il quesito esistenziale se la nostra specie abbia il diritto di annientare le altre per dimostrare la propria superiorità.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.