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“Il caso dei libri scomparsi”: chi ha detto che il bibliotecario sia un lavoro noioso?

“Il caso dei libri scomparsi”: chi ha detto che il bibliotecario sia un lavoro noioso?
Written by Simone Baldi

Credits: Tea Libri

Quali sacrifici si è disposti a fare pur di perseguire i propri sogni e seguire la propria vocazione? Per superare ostacoli e difficoltà serve forza di volontà e abnegazione, tuttavia, quando anche il destino sembra accanirsi e mettersi di traverso lungo il cammino, serve una dose extra di coraggio. Ma non è detto che le peripezie vissute siano tutte all’insegna della tristezza e del malumore, a volte si può anche riderci su, e proprio di gusto, come ci mostra “Il caso dei libri scomparsi” (Ian Samson, Tea, 2014, 311 pp, 10€).

Israel Armstrong, nel dicembre tipico del Regno Unito, giunge a Tundrum, sconosciuto e sperduto sobborgo dell’Irlanda del Nord, da Londra, a ricoprire l’incarico per cui si sente nato e per cui è stato assunto: il bibliotecario. Eppure quella terra (per metà) natia, gli risulta fin da subito estranea. Saranno state le dieci infinite ore di autobus a percorrere l’Inghilterra, seguite da ulteriori otto ore di traversata in traghetto a mal disporlo? Oppure sarà il fatto che lui, per metà ebreo e per metà irlandese, vegetariano (ancorché sovrappeso) convinto, si trovi impossibilitato a reperire un pasto per non solo carnivori? Sicuramente il mal di testa e i molteplici fastidi che lo attanagliano non lo aiutano, e neppure il suo amato Nurofen sembra poter niente, contro quella pletora di dolori. Come inizio, poteva andare meglio. Eppure, giungere a destinazione vuol dire iniziare una nuova, appagante vita, grazie al nuovo lavoro. Quindi: problema risolto? Sbagliato!

Sì, perché la prima, disarmante scoperta di Israel è constatare la chiusura della biblioteca cittadina. Ora, a cosa mai potrebbe servire un bibliotecario, se non c’è una biblioteca? Pensavate di essere gli unici a chiedervelo? Dopo un surreale incontro con il suo capo diretto, Linda Wei, un donnone sempre alle prese col cibo spazzatura, in un infinito, sequenziale moto perpetuo alimentare (corredato da rutti e peti altisonanti dall’odore non proprio di violette), apprende di ricoprire l’incarico di “funzionario mobile”, in altre parole, responsabile di un bibliobus ambulante. Attonito e scioccato, Israel, forse e soprattutto per via della sua estrema gentilezza, non riesce a controbattere adeguatamente. Ma scoprire chi sarà il suo “dipendente”, nonché autista, lo lascerà davvero di stucco. Ted Carson, pelato sessantenne dal fisico di un ex-boxeur, burbero e rude, incline alla dialettica come un sergente militare, seppur dotato di un umorismo intrinseco, sarà il compagno che nessuno avrebbe mai voluto avere. Riesumato rocambolescamente un vecchio furgone, ormai ricoperto di escrementi aviari, proprio nel primo giorno del suo nuovo impiego, Israel fa la più eclatante è sconvolgente scoperta della sua vita: i libri, tutti i 15.000 volumi della biblioteca cittadina, sono scomparsi. Chi potrà mai essere l’autore di quella folle ruberia? Si tratterà di un piano criminale, di un accordo cittadino per non restituire ciò che si era preso in prestito o una svista colossale nel loro stoccaggio? Com’è come non è, Israel finisce vittima della crassa perfidia di Linda Wei, che lo accusa di essere il responsabile dei libri (anche se la loro sparizione precedeva il suo arrivo) e, quindi, di ritrovarli prima di Natale, avvio del nuovo servizio di prestito ambulante. Ormai incastrato dalle circostanze, senza solidarietà da parte della sua fidanzata Gloria che (prima) lo aveva spinto a partire, glorificandone le gesta, e (poi) era sparita nel nulla per una vacanza in montagna, inviso all’umanità che lo circonda, vista la capacità con cui riesce a non farsi ben volete da ogni tipo di prossimo incontri, e infastidito da un farsesco idioma di cui fatica a capire i significati (benché la lingua sia [in apparenza] la medesima), ad Israel non rimane che mettersi l’animo in pace e iniziare una tortuosa e faticosa ricerca. Per lui, perché per noi che osserviamo le sue disgrazie è tutto uno spasso, condito da battute memorabili, dialoghi assurdi e individui al limite del paradossale.

Spassoso, uno humor britannico sapientemente mescolato con il puro nonsense: un Samuel Beckett sotto acido in vena di fare battute di spirito. Irresistibili le peripezie e le cialtronerie di un uomo che vorrebbe solo fare il suo lavoro ma che appare ostacolato dal mondo intero: una capa dall’appetito incontenibile, un assistente iracondo e dai modi dittatoriali, una famiglia di padroni di casa composita e anacronistica, per finire con una cittadina testardamente contraria a mostrargli la benché minima empatia. E, quando anche il favore del destino sembra arridergli, trova comunque il modo di complicarsi l’esistenza. Perché Israel è così: troppo buono, educato e compito per imporre il suo pensiero e opporsi ai soprusi e le ingiustizie. Non gli rimane, quindi, che recitare la parte dell’agnello sacrificale, proprio a lui, ebreo vegetariano.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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