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“Il concerto”: qual è il limite della nostra ripetitività?

“Il concerto”: qual è il limite della nostra ripetitività?
Written by Simone Baldi

Credits: Sellerio Editore

Ci sono momenti che rappresentano snodi nelle nostre vite. Per ciascuno accadono in tempi e modalità diverse, eppure, capita di rado che molte di esse vengano accomunate in un unico luogo, come se lo spazio-tempo convergesse verso un preciso istante. Apparentemente insignificanti, benché sconosciute, le nostre esistenze si rivelano un intreccio di contraddizioni e questioni irrisolte che solo un gesto eclatante può far deflagrare e tentare di risolvere, nel bene o nel male. Proprio come accade ne “Il concerto” (Alain Claude Sulzer, Sellerio, 2013, 221 pp, 15€).

A Berlino è un giorno come tanti altri. La città procede nel suo incedere quotidiano, impassibile di fronte alla miriade di vite delle persone che la popolano. Eppure, in quella costellazione di singolarità, qualcuno si sta preparando ad una serata diversa dal solito. Sono Sophie e Klara, zia e nipote distanti e semi-sconosciute, chiuse in una incomunicabilità inversamente proporzionale al loro grado di parentela; Esther, moglie insoddisfatta dal proprio matrimonio con Thomas, che ha un appuntamento con la sua amica Solveig; Johannes, pubblicitario di ritorno da New York che cerca la compagnia di una escort e la trova nella giovane Marina; Lorenz, cameriere assunto per una cena di gala in casa di Verena Bentz, una delle più facoltose signore cittadine, nonché filantropa e organizzatrice della serata; Claudius, l’agente teatrale che segue l’artista in giro per le sue esibizioni in Europa, che ha un acceso litigio con Nico, il suo giovane e affascinante pseudo-fidanzato in cerca di un lavoro più soddisfacente; e Astrid, la segretaria tuttofare, l’entità nell’ombra incaricata che tutto fili liscio, senza complicazioni né inutili problemi. Cosa riunisce tutte queste persone, questi sconosciuti reciproci che, seppur intenzionalmente, si ritrovano nel medesimo foyer dello stesso teatro? Ebbene, sono lì per Marek Oslberg, geniale e dotatissimo pianista, uno dei più famosi al mondo, capace di radunare folle in delirio per una sua esibizione, estasiate dalle sue interpretazioni. Chi per ascoltarlo, chi per incontrarlo, chi per idolatrarlo, chi per usarlo. Ciascuno ha la propria motivazione, sotto la quale, però, soggiace la propria vita. Eppure, quando il pianista appare in palcoscenico e il silenzio si fa viva presenza, ogni problema sembra svanire, dissolto nell’estasi dell’ascolto. Proprio per questo, un gesto tanto inaspettato quanto impensabile sconvolgerà il pubblico e, di più, gli appassionati di musica del mondo intero. Come un big bang esistenziale, da quel momento le vite dei nostri protagonisti non saranno più le stesse. Di fronte ad un bivio, smascherate, denudate dei loro artifici, ciascuno di loro si ritroverà solo con le proprie aspettative, delusioni, impotenze e decisioni. Scegliere la strada da percorrere sarà un percorso individuale, in cui ognuno sarà libero di seguire il sentiero tracciato o prendere direzioni nuove.

Romanzo avvolgente, una spirale caleidoscopica di persone che, con le loro singolarità, ci fanno pervenire lentamente al momento culminante della serata: il concerto. Perché è da lì che tutto si dipana, è in quel gesto così risoluto e risolutivo, a suo modo ispiratore, che lo shock iniziale può tramutarsi in forza ispiratrice. Quel gesto così inatteso sembrerà aver infuso un nuovo corso a quelle quotidianità così ripetitive e, ormai, subite. Si tratterà di venire a patti con la propria coscienza e accettare le conseguenze delle proprie azioni, sempre che se ne sia, fino in fondo, capaci. Genesi e conseguenze finiranno per essere indissolubilmente legate, quasi che l’una abbia generato l’altra e, paradossalmente, viceversa. Ma ciascuno di noi ha un limite per la propria ripetitività, per quella coazione che ci spinge a ripetere gesti divenuti famigliari e, ancor di più, parte costitutiva del nostro essere. Una volta cadute queste abitudini, sapremo cosa fare di questa nuova (e, per alcuni, indesiderata) libertà?

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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