Letti per Voi

“Konfidenz”: il potere manipolatorio delle bugie

Written by Simone Baldi

Credits: Edizioni Clichy

Quanto pensiamo che gli altri sappiano di noi? Può essere uno shock scoprire, in modo del tutto inaspettato, che qualcuno conosce particolari e dinamiche del nostro privato più intimo e riservato. Eppure, chi dice di volere il nostro bene è pronto ad usare queste informazioni come un’apparente costrizione. Seguire o meno quei suggerimenti è un atto di pura fiducia, resa però più problematica dallo smascheramento di bugie che, solo apparentemente, possono essere verità, come in “Konfidenz” (A. Dorfman, Clichy, 2020, 208 pp, 17€).

In un albergo di Parigi una ragazza sta aspettando qualcuno. All’improvviso squilla il telefono e lei, nel rispondere, non può trattenere una nota di disappunto, nel constatare che non si tratti di Martin, l’uomo da lei atteso. La voce, seppur gentile, è sconosciuta. La saluta e le dice che il suo fidanzato tarderà e che lei dovrà aspettare, senza però dirle quanto. In quel primo scambio di battute l’estraneo la chiama per nome, Barbara, come se la conoscesse, sebbene lei non sappia chi sia lui. E, ancor più stranamente, quel suono senza corpo sembra essere in possesso di molte informazioni su di lei, sul suo passato e sulla sua vita. Le spiega che Martin non ha potuto essere presente, ma che da lei dipenderà se potranno rincontrarsi oppure no, come se ne andasse della vita stessa del suo fidanzato. Allarmata e infastidita, Barbara inizia ad incalzare il suo interlocutore, sempre attraverso quello strano legame telefonico, pretendendo delle spiegazioni che non arrivano, ottenendo però il suo nome: Leon. Dal nulla, una terza persona ci fa sapere di stare osservando la ragazza nella sua camera d’albergo, ce la racconta seduta sul letto o in piedi nella stanza, con la sua macchina fotografica appoggiata al comodino, mentre l’uomo le confessa un segreto fino ad ora inespresso: lui si è innamorato di lei. Eppure, lungi da come tutti potrebbero pensare, i due non si sono mai visti di persona; com’è possibile quindi? È stato grazie alle fotografie che Martin gli ha mostrato che Leon ha riconosciuto in quella ragazza, non in senso figurato ma letterale, la donna dei suoi sogni. Perché, da quando aveva dodici anni, una presenza femminile ha iniziato a venirlo a trovare durante il sonno: Susanna. Lei è stata la sua musa, il suo primo amore, la sua conquista e il suo più grande desiderio, e quando ha visto Barbara ha capito di averla trovata, finalmente reincarnata nella realtà. La ragazza, scioccata, pensa di stare parlando con un pazzo, che però dimostra di conoscerla ben oltre il limite del ragionevole, prova ne sono le lettere che lui ha scritto in loco di Martin, senza che lei si accorgesse di niente. In bilico tra l’idea di andarsene e quella di smascherarlo, Barbara continua con le sue domande, da cui carpisce, purtroppo, ben poche informazioni. L’unica cosa che Leon sembra trasmettergli è l’idea del pericolo che tutti loro stanno correndo, perché, in realtà, Leon e Martin non sono chi dicono di essere e, in quanto tedeschi sotto falso nome in Francia, rischiano di essere scoperti dalla polizia francese e accusati di essere spie naziste infiltrate. L’arrivo inatteso e imprevisto di tre sconosciuti costringe Barbara ad un brusco interrogatorio, in cui viene affiancata da Leon stesso, precipitatosi in suo soccorso dall’albergo di fronte, dove era nascosto. Vedere finalmente quella faccia sconosciuta, però, non porta alcun sollievo alla ragazza, che si trova ancor più confusa tra due fuochi: le accuse di spionaggio e l’imbroglio di fingersi amica di Leon. Provare a capire quale delle due strade seguire porterà ad una piega degli eventi da cui sembrerà impossibile retrocedere, facendo finire entrambi invischiati in un coacervo di bugie e sospetti, mentre lo spettatore esterno osserverà impotente, e anche dubbioso, i tentativi di salvare la vita della persona a cui si tiene maggiormente.

Romanzo dal pathos crescente in cui, allo stupore iniziale, subentra un fastidio che velocemente si tramuta in diffidenza, per sfociare infine in rabbia e indignazione. Costruito come una pièce teatrale, la storia punta, più che sulle azioni e gli ambienti che circondano i protagonisti, su dialoghi serrati fatti di botta e risposta incalzanti e di informazioni che vengono centellinate lentamente, facendo dipanare la matassa della apparente verità poco alla volta. Eppure, dietro un orizzonte cupo e opprimente come quello dell’imminente guerra generata dal regime nazista, si percepisce il palpitare di sentimenti umani e insopprimibili: il rispetto, la coerenza, l’ideologia e l’amore. Ogni rivelazione apre uno squarcio sull’intimità di chi la confessa, con un movimento emotivo ambivalente, capace di far avvicinare l’interlocutore per poi farlo allontanare subito dopo. Lo straniamento del lettore per la mancanza di collocazione temporale degli eventi procede per quasi metà della storia, poiché i piccoli indizi sul ruolo di Martin e di Leon sono (volutamente) non chiarificatori, fino alla rivelazione di trovarsi nel 1939. La fiducia, in un mondo dove la verità sembra qualcosa di impalpabile e irraggiungibile, è un’entità aleatoria, che si dissolve nel breve attimo di una rivelazione.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

This site is protected by wp-copyrightpro.com