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“La regina degli scacchi”: l’ossessione è un carburante nobile

“La regina degli scacchi”: l’ossessione è un carburante nobile
Written by Simone Baldi

Credits: Beat Edizioni

Qual è il significato della parola ossessione? Se per qualcuno si tratta di una maledizione, per altri si configura invece come un bisogno ineliminabile e inesauribile, che spinge costantemente a migliorarsi per raggiungere l’eccellenza, fagocitando ogni attenzione e stilla di energia, ampliando gli orizzonti della propria mente e spingendola in regioni inesplorate e inaccessibili ai più, laddove solo il genio può, proprio come accade ne “La regina degli scacchi” (Walter Tevis, Beat Edizioni 2014, 322 pp, 9€)

Beth Harmon ha solo otto anni quando, in seguito al terribile incidente d’auto da cui lei è uscita illesa ma in cui sua madre ha perso la vita, entra in orfanotrofio. Saranno anni duri, passati insieme ad altre bambine e ragazze; molte di loro, come sempre succede, la emargineranno ritenendola diversa. In quel periodo lei scoprirà due cose, che la accompagneranno poi per tutta la vita: delle piccole pillole verdi, ovvero i tranquillanti, e il gioco degli scacchi. Entrambi saranno dei doni e delle maledizioni che la struttura le regalerà: il primo per regolamento, per tenere buone tutte quelle giovani donne in fieri, e il secondo grazie all’inserviente Shaibel, che le insegnerà a giocare nello scantinato, lontano da occhi indiscreti. Ma quella segretezza, presto o tardi, si troverà ad essere messa in pericolo dall’inaspettata e innata bravura della piccola, capace di attirare anche l’attenzione dell’allenatore della squadra di scacchi di una scuola superiore. Ma sarà solo con la sua adozione, avvenuta solo cinque anni più tardi ad opera dei Wheatley, una coppia di Lexington, Kentucky, che Beth potrà iniziare a partecipare ad alcuni tornei e a mostrarsi come la bambina prodigio che è. Il suo gioco, infatti, al netto degli insegnamenti che trae dalla lettura di testi classici degli scacchi, si basa sul suo intuito e su una capacità quasi predittiva delle future mosse. Combinato con una inesorabile capacità d’attacco, che toglie fiato e speranze agli avversari, è un mix micidiale. Da quel primo torneo la sua ascesa sembra irresistibile e inizia a girare gli Stati Uniti insieme a sua madre adottiva, lasciata sola dal marito. Ogni torneo è una tappa d’avvicinamento al sogno di gloria e perfezione che le arde prepotente dentro. Eppure, insieme agli onori, conoscerà anche l’insoddisfazione per una vittoria mancata, nonché la bruciante e persistente delusione per la sconfitta. Il suo punto di arrivo sembra essere giunto quando, appena diciassettenne, arriverà a sfidare Borgov, il russo campione mondiale di scacchi da cinque anni. Quello sarà il punto di svolta della sua vita, scacchistica ed esistenziale, e la pressione farà affiorare i fantasmi di un passato perennemente sotto la superficie della sua quotidianità: sarà uno stimolo a migliorarsi o deflagrerà, facendo crollare tutta la fragile struttura della sua vita così rigidamente costruita? Fin da bambina Beth è stata fuori dal comune, tanto per la sua quieta genialità, quanto per i suoi tratti compulsivamente competitivi (dall’essere bravissima a scuola fino al voler dimostrare di essere la migliore nel gioco). Eppure, questa coazione a ripetere non si esplicita solo negli scacchi, bensì anche in altri aspetti della sua vita: le pillole e l’alcool. Metodica come nello studio, per conoscere gli effetti di ciò che la calma e allontana preoccupazioni e depressioni, Beth finisce per essere schiava delle proprie debolezze, di quel lato oscuro latente ma sempre in agguato, capace di saltar fuori dal suo buio interiore e distruggere i sacrifici e gli sforzi di una vita intera, proprio prima dell’ultimo, fatidico snodo della sua carriera scacchistica.

Una storia magnetica, capace di catturare il lettore fin dalle prime parole e trasportarlo in una dimensione realistica e ipnotica al tempo stesso, (non a caso Netflix ne ha tratto una serie appassionante, anche se non raggiunge le vette di coinvolgimento e suggestione del libro) lasciandolo teso ad osservare l’inevitabile e quasi soprannaturale ascesa di Beth nell’Olimpo degli scacchi mondiali. Quasi un’eresia che una donna possa pensare di elevarsi ed entrare nell’élite di un mondo prettamente maschile. Oltre a combattere contro pedoni, alfieri, torri e cavalli avversari, quella bambina, divenuta poi una giovane donna, si trova costretta a scardinare un universo tutto maschile, in cui la presenza femminile è solo un lascito residuale, un’inezia di cui nessuno sembra preoccuparsi. Eppure, dopo la sua repentina ascesa, non sarà più così e tutti non le toglieranno più gli occhi di dossi, incantati e intimoriti. Il lettore viene rapito dal racconto delle partite, con le loro singole mosse e gli sviluppi, dove i pezzi, con le loro dinamiche, tracciano disegni fantasiosi e aprono scenari epici, a tratti dal furore mitico. Il gioco non appare più solo in quanto tale, ovvero il banale movimento e avvicendamento di mosse, bensì uno schieramento di forze, spostamenti tellurici e matematici, dai riflessi psicologici devastanti. Come può, un semplice oggetto inanimato, acquisire una valenza tanto materica e riverberarsi potentemente nell’intimo di ogni giocatore? Non solo un romanzo sugli scacchi, ma una storia che dagli scacchi parte e degli scacchi si serve per rappresentare una geniale ossessione come personificazione di difetti e inclinazioni. Ciò che Beth fa, lo compie al massimo, mettendo tutta se stessa in quella esperienza, e ciò vale (in positivo) sia per la sua dote scacchistica sia per il suo lato oscuro, quello della dipendenza dai tranquillanti e dall’alcool, assurgendo alla gloria e cadendo da un piedistallo apparentemente inattaccabile, ma che le fa provare l’autentico senso dell’annientamento. La scacchiera, oltre ad essere un luogo rivelatore del nostro carattere e le nostre ambizioni, è altresì un campo di battaglia fra due impostazioni mentali, due attitudini e due progettualità. La tattica, come il talento, è solo una della variabile dell’equazione. Un romanzo per gli appassionati del gioco, per chi è incuriosito dai processi mentali degli scacchi e per chi vuol leggere una storia a 360°, capace di trasportare altrove in modo magnetico e ipnotico, per riportare poi alla realtà ancora con gli occhi sognanti ed ebbri di sofferente vitalità.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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