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“Romanzo con cocaina”: le sfumature interiori della malinconia

Written by Simone Baldi

Credits: GOG Edizioni

Nessuno, nel proprio percorso di autorealizzazione, riesce a percorrere una linea retta e unica, senza cadute né errori, un percorso netto che conduce dal punto di partenza all’arrivo della propria persona. Ma quando gli sbagli soverchiano per numero le rettitudini, diventano un istinto difficile da governare. Perché, per annullare una deriva che sembra condurre alla distruzione di sé e dei rapporti con gli altri, serve uno sforzo di volontà che aumenta col passare del tempo e delle incongruenze commesse. Un esempio perfetto è “Romanzo con cocaina” (M. Ageev, Gog, 2020, 220 pp, 16€).

In una Mosca nevosa e dall’atmosfera malinconica vive Vadim, giovane studente liceale. Le sue giornate trascorrono nell’emulazione dei suoi compagni più brillanti e l’osservazione delle dispute ideologiche tra i migliori ragazzi e i loro professori. Sono momenti di scoperta e formazione, dove l’apparenza regna sovrana sulla sostanza, eppure, quasi inverosimilmente, è proprio quest’ultima a sancire una scala di valori a cui tutti dovranno piegarsi. Al di fuori dell’ambito scolastico, Vadim non riesce a stringere amicizie durature e concrete, anche per la sua incapacità di empatia, prima fra tutti quella con sua madre, che sfrutta e svilisce costantemente, anche agli occhi degli altri. Col passare degli anni, terminato il liceo e iscritto all’università, è l’amore il nuovo passatempo del giovane. Da idea immateriale si trasforma in piena concretezza con la conoscenza di Sonja, donna più grande di lui, che lo introduce ad un sentimento adulto, complesso e profondo. Ovviamente, dopo i primi, superficiali approcci, il loro legame non può proseguire, la direzione che hanno preso non può essere percorsa fino in fondo. Vadim, più per pavidità che per consapevolezza, lo sa bene, e Sonja pure. Dopo la rottura, il giovane continua a vagare per una Mosca che sembra accoglierlo sempre con un manto bianco e perenne, capace di ricoprire sempre la città, in ogni momento della sua vita, stimolando la sua costante malinconia, il suo tratto distintivo per eccellenza. Sono molteplici, infatti, gli ambiti che questo sentimento abbraccia e che sembra permeare: la passione, la famiglia, l’amicizia, il valore del futuro, la propria spiccata sensibilità e l’amore. Passando da un amico all’altro, più per bisogni monetari che per reale affetto, finisce per entrare in contatto con un giro di persone che lo introducono all’uso della cocaina. È una novità capace di cambiare la sua vita per sempre. Se fino a quel momento la sua esistenza era stata una serie di interrogativi psicologico-esistenziali (tipici dei personaggi della letteratura russa), più sul valore dei comportamenti ideali che sul suo in particolare, adesso la droga sembra dare via libera a tutte le sue pulsioni più profonde, al suo bisogno d’agire senza costrizione. Ecco dunque che, dopo essere stato un figlio ingrato e prevaricatore, un amico mancato, un approfittatore seriale e costante, un amante distante e a tratti misogino, l’orizzonte che gli si prospetta è quello di una tossicodipendenza dorata. Sì, perché la cocaina serve per privarlo della malinconia, regalandogli euforia e felicità che, altrimenti, nemmeno grazie a quegli sforzi che lui non riesce né vuole fare, gli sarebbe preclusa. Eppure, dopo i bagordi e le eccitazioni derivanti dalla droga, gli effetti si tramutano in allucinanti complicazioni: al gioioso oblio di sé subentra la cupa consapevolezza delle proprie azioni, all’incosciente spensieratezza segue il doloroso orrore di ciò che si è. Vadim è preda delle proprie pulsioni e vittima della propria cerebralità, capace di farlo rimuginare su azioni e reazioni della propria persona, creando un cortocircuito da cui è impossibile uscire: la cocaina è la tesi e l’antitesi dell’equazione del suo sé. La sintesi, purtroppo, è una meta irraggiungibile, chiuso com’è in una spirale dualistica di opposizione senza soluzione. Ciò che gli rimane è, inevitabilmente, perpetrare nell’errore e constatare, con dolorosa lucidità postuma, la sua condizione, ponendosi profondi e immaginifici interrogativi esistenziali degni di un genio, perso però nei meandri della propria irresolubilità.

Geniale e dalle molteplici sfaccettature, costellato dall’incessante e continuo porsi domande esistenziali, sociali e pratiche, “Romanzo con cocaina” è uscito prima a puntate sulla rivista “Čisla” (Numeri) nel 1934, poi, finalmente, come opera intera e completa nel 1936. Incerta la vera identità dell’autore, che si è firmato sotto uno pseudonimo così ben riuscito da aver mantenuto il completo anonimato sul suo nome reale. Dal ritmo altalenante, con un inizio in sordina, in cui Vadim si concentra sulla sua formazione, sul valore delle amicizie e le emulazioni, salvo poi tradirle e prendere tutt’altre strade. Nella seconda parte il focus si sposta sulle relazioni sentimentali, idealizzate e poi svilite, sempre coerentemente alla sua parabola di idee e azioni. Infine, dopo la scoperta della cocaina, la rapida e inevitabile caduta nelle tenebre dei propri demoni interiori. Come ne Le anime morte di Gogol (di cui si potrebbe considerare l’erede naturale), allo scintillio e lo sfarzo della prima parte segue un ribaltamento oppositorio della seconda e, anche qui, le azioni non si concludono, lasciando il romanzo incompiuto e sospeso. Potrebbe essere un romanzo di formazione, se Vadim imparasse dalle sue nefandezze e dalle sue negative tendenze al volgere le spalle alle giuste decisioni. La sua spirale autodistruttiva e denigratoria nei confronti di famiglia e amici è un muro invalicabile nel percorso verso la propria crescita come uomo. Gli errori da ragazzo sono comprensibili, in un’ottica esperienziale di sbaglio e correzione, ma quando, da esempio da non seguire, si trasformano in abitudine fastidiosa, la loro pericolosità diventa un perenne tratto caratteriale.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.