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“Un matrimonio americano”: la superficialità dell’insicurezza

“Un matrimonio americano”: la superficialità dell’insicurezza
Written by Simone Baldi

Credits: Beat Edizioni

Qual è il collante di una coppia? Su cosa si basa un’unione e cosa la tiene insieme contro le avversità e le difficoltà che la vita le presenta? Non esiste una ricetta perfetta, uguale e efficace per tutti, prova ne sono i continui fallimenti che i matrimoni e i rapporti affettivi affrontano quotidianamente. Eppure, al fondo delle relazioni c’è (o dovrebbe esserci) una convinzione capace di spingerci avanti, di darci la forza di affrontare anche ciò che si pensa non poter essere superato. Tuttavia, quando il dubbio assurge a categoria esistenziale per eccellenza, vengono scosse le fondamenta stesse dei sentimenti e delle motivazioni che ci legano all’altra persona, proprio come accade in “Un matrimonio americano” (Tayari Jones, Beat, 2020, 364 pp, 12,50€).

Roy e Celestial si conoscono da diversi anni, ma sono sposati solo da poco più di uno, e le peripezie che li hanno portati a diventare marito e moglie sembrano quelle di un film: prima un incontro casuale grazie ad Andre (per tutti, Dre), un amico comune, poi nessun altro contatto per cinque anni, salvo poi rincontrarsi casualmente, iniziando una frequentazione non programmata ma che li avrebbe portati al matrimonio. Poco più che trentenni e hanno tutta la vita davanti: lui vuol far decollare la propria carriera, lei produce bambole fatte a mano come vere e proprie opere d’arte e vorrebbe aprire una boutique tutta sua ad Atlanta, dove vivono. Sono giovani e devono solo dare forma ai loro desideri. Tuttavia, durante una visita in Luisiana a casa della madre di Roy, Olive, e di Big Roy, il suo compagno che, sebbene non sia suo padre biologico, è stato sempre la sua figura paterna di riferimento, mentre la coppia trascorre la notte in un motel la polizia arresta il ragazzo per violenza sessuale ai danni di una donna avvenuta poco tempo prima in una camera vicina. L’accusa sembra essere facilmente contestabile, ma quando si è neri e ci si trova nel Sud degli Stati Uniti, la faccenda si complica, tanto da farlo processare e condannare, nello sgomento famigliare, a quindici anni di carcere. Mentre è in detenzione i contatti tra Roy e Celestial continuano attraverso uno scambio di lettere, che restituisce il cupo tenore della detenzione e la difficoltà nel tentare di mantenere un’apparente normalità nella vita quotidiana. Pur nella speranza di una revisione del processo, a cui lavora indefessamente il suo avvocato, tenere in piedi un matrimonio senza potersi vedere né condividere le proprie vite, appare un’impresa più ardua di quanto non si pensi: molte sono le perplessità, non ultima lo spettro dell’infedeltà. A lenire la solitudine e i dubbi di Celestial è Andre, suo fratello putativo fin dalla tenera età e spalla su cui lei si è sempre appoggiata, anche quando, inaspettatamente, Olive muore e lei deve presentarsi al suo funerale. Andarci da sola è un compito al di là delle sue forze e Dre è l’unico in grado di accompagnarla e prendersi cura di lei, oltre che di sostituire il suo amico fraterno nel lutto e nell’affiancare Big Roy. Col passare del tempo (e degli eventi) la distanza (fisica e emotiva) tra marito e moglie si acuisce, tanto da far mettere in dubbio perfino la sussistenza stessa del matrimonio. Divenuti ormai due estranei, ciascuno pensa di avere di fronte a sé solo la propria vita, e quando arriva la notizia della scarcerazione di Roy, in seguito all’accertamento della sua innocenza, un fulmine a ciel sereno attraversa le loro esistenze. Deciso a capire cosa sia rimasto della sua vita passata, parte per andare ad Atlanta a confrontarsi con Celestial, che, nel frattempo, non sa come comunicargli i cambiamenti avvenuti nella propria, di vita. Le continue indecisioni da parte di entrambi, le apparenti certezze che, a un esame approfondito, non si rivelano altro che auto-convincimenti, saranno un campanello d’allarme sulla reale natura dei sentimenti reciproci, e non solo…

Un romanzo scorrevole e dall’incedere quasi cinematografico, in cui le varie scene si susseguono con fluidità, seppur avendo capitoli scritti, di volta in volta, da uno dei protagonisti, che però non interrompono né rallentano il ritmo narrativo. È uno spaccato della vita dei neri americani, con la voglia di una realizzazione che si scontra, purtroppo, con uno status quo in cui ogni minimo pretesto rischia di relegarli al posto che altri hanno deciso per loro. In questo si innesta la possibilità della tenuta di un matrimonio e di un legame che, privato progressivamente del nutrimento quotidiano di cui avrebbe bisogno, finisce per essere sostenuto soltanto dalla convinzione di entrambe le parti. E proprio qui sta il tema centrale del romanzo: l’indecisione. Come un tarlo che lentamente, ma inesorabilmente, lavora nel buio della coscienza, ciascuno dei protagonisti si trova a veder crescere i propri dubbi, tanto da vederli trasformati in concreta realtà. Molti sono i temi in discussione: il fatto che il matrimonio non generi necessariamente un senso di appartenenza nei confronti del partner, l’amicizia e le sue regole implicite (come il rispetto reciproco e la lealtà), l’idea di poter continuamente ricominciare da capo (convincendo l’altro/a) e la responsabilità dell’essere moglie o marito. In questo scenario ogni incertezza sembra amplificarsi, tanto da renderli fragili e incapaci di seguire una linea di condotta coerente (nel tempo come nelle azioni), e anche l’apparente decisione che mostrano in alcuni momenti, altro non è che un tentativo di convincersi di qualcosa che, nel profondo della propria coscienza, non sanno se sia davvero ciò che vogliono. Il risvolto manifesto di questo meccanismo interiore sono le apparenti superficialità con cui vengono affrontati i dialoghi e le scelte, con repentini cambiamenti decisionali che si accavallano, come una barca in tempesta che cerchi di mantenere una rotta, salvo poi cambiarla di momento in momento, nella speranza di aver intrapreso la direzione giusta.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.