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“Ho paura torero”: il tango, malinconico e sensuale, delle illusioni

Written by Simone Baldi

Credits: Marcos Y Marcos

Quali sono i limiti di un’impossibilità? Cosa siamo disposti a fare per amore dell’altro e di fronte a cosa chiudiamo gli occhi pur di cullare, nel nostro intimo, l’effimera speranza di una realizzazione? Le storie d’amore, pur somigliandosi molto, hanno ciascuna le proprie peculiarità, i loro riti segreti e le loro dinamiche (più o meno) inconsapevoli. E chi ha detto che, soprattutto nella malinconia, non si possa trovare il coraggio e la forza della leggerezza di uno scherzo? Ce lo mostra magistralmente “Ho paura torero” (Pedro Lemebel, Marcos y Marcos, 2011, 202 pp, 16€).

Nel 1986, in un modesto appartamento di Santiago del Cile, vive la Fatina dell’angolo, sartina dalle mani d’oro, contesa dalle mogli dei generali e i colonnelli del regime. Nella sua esistenza frugale i suoi ricami abbelliscono una realtà povera e senza prospettive, come quella dei suoi connazionali. Un giorno, quasi per caso, nella sua vita entra Carlos, studente universitario, bello e misterioso, che le riempie casa di compagni di studi, di libri, di scatoloni e altri oggetti di cui non spiega mai la provenienza, e di cui si giustifica sempre con il solito “poi ti spiego”, lasciato sospeso nell’alone dell’inesplicato. È amore quello della Fatina, fin dal primo momento: romantico, vibrante, premuroso e impossibile al tempo stesso. Già, perché loro due non potranno mai amarsi come lei vorrebbe, Carlos non potrà mai provare ciò che prova lei, non tanto per la sua condizione sociale, per il suo carattere o la loro differenza d’età, quanto per il fatto che il ragazzo non sembra totalmente aperto alla possibilità di un amore omosessuale. Perché la Fatina dell’angolo in realtà è un uomo, Carlos lo sa bene, lei non glielo ha mai nascosto, come a nessun altro, ma si comporta da donna, veste da donna e si atteggia da donna. Sebbene con classe e spirito, rimane sempre un finocchio agli occhi dei militari e del regime, e così è vista da molti, ma non dal suo innamorato, che tuttavia le sta accanto più per comodo che per affetto sincero e disinteressato. È lei, infatti, che custodisce per lui oggetti e segreti senza chiedere spiegazioni, che profonde emotività e sentimenti senza l’assillo di essere contraccambiata, che canta canzoni romantiche e sdolcinate per penetrare quella cortina d’inviolabilità maschile (e da cui trarranno la loro parola d’ordine, il loro personale codice segreto), e che si finge ingenua per non vedere una realtà fin troppo palese: Carlos è un militante del Fronte patriottico Manuel Rodríguez. L’amore fa fare anche questo.

Augusto è invece assillato da una moglie logorroica e impicciona, che sente di dover mettere bocca in ogni aspetto della vita del marito, soprattutto in quelli non richiesti, dal suo aspetto al modo di vestirsi, passando per la musica e il suo lavoro. Anche durante le loro “fughe” per riposarsi a Cajòn del Maipo, la loro residenza immersa nella natura fuori Santiago, la donna che ha accanto continua a blaterare e cianciare di qualsiasi cosa le passi per la testa, sempre con spirito critico e di contraddizione. Non è cattiveria, ma solo per migliorare la vita di quel marito così impostato e grigio, dai gusti così classici e noiosi, mai un vezzo, una risata o un amico divertente. D’altronde è normale, perché Augusto è Pinochet, il generale a capo di un Cile scosso dal colpo di stato militare. A lui tocca far regnare l’ordine e la disciplina in un paese scosso dalle rivolte di quella sinistra che tormenta i suoi sonni, che gli fa temere in un’insurrezione nei suoi confronti e nel sovvertimento dello status quo. Sono molti i pensieri che affollano la sua mente, già senza le preoccupazioni che gli regala quella ciarliera di sua moglie.

Un giorno, proprio sulla strada che unisce Cajòn del Maipo a Santiago, i destini di Augusto e Carlos si incontrano e niente, da quel momento, potrà essere inevitabilmente più lo stesso.

Un romanzo che si muove come un tango, dal ritmo danzante e dai toni tristi e allegri al tempo stesso, “Ho paura torero” ci narra di un amore sentimentale e impossibile, fatto di sacrifici e slanci per il prossimo: la Fatina dell’angolo per Carlos, Carlos per il proprio paese. È un incedere lento e malinconico, quello della narrazione, che contrappone momenti di euforia e tentativi di leggerezza ad un’esistenza annegata in un oceano di costrizioni. E proprio come nel ballo, in cui due corpi si lambiscono e si stringono, senza tuttavia possedersi mai, qui i protagonisti si incontrano e si tengono vicini, alternando malinconia e passione, ideali ed erotismo. Impossibile non venir conquistati dalla forza e la dignità della Fatina, un personaggio che travalica i confini degli stereotipi letterari e sociali diventando, col proprio coraggio, la propria sensibilità e la propria abnegazione, a pieno titolo carne e realtà. Affascinante e stupefacente l’uso del linguaggio, in cui metafore e allusioni presentano con sguardo poetico ed emozionante immagini capaci di descrivere anche il più banale dei particolari. Non ultimo, proprio come nel tango, anche la sessualità ha un ruolo principale, con il suo apparire, la sua necessità e, al contempo, il suo non appagamento; mai volgare, se non agli occhi dei perbenisti.

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About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.