Letti per Voi

“Tutto il bene che si può”: perdersi è l’inizio di un possibile ritrovarsi

Written by Simone Baldi

Credits: Bompiani

Perché, a volte, ci comportiamo in modo apparentemente senza senso o contrario a qualsivoglia ragionevolezza? Capire chi siamo, scoprire la nostra vera natura e i nostri desideri più profondi, possono rivelarsi illuminazioni dolorose e contraddittorie. E non è detto che la coerenza guidi imperterrita le nostre vite, come in “Tutto il bene che si può” (Rye Curtis, Bompiani, 2021, 305 pp, 18€).

Il 31 agosto del 1986 un piccolo Cessna 340, un aereo da turismo, sta sorvolando le montagne del Montana. A bordo, oltre al pilota, Terry, ci sono i coniugi Waldrip: Cloris e suo marito. Hanno affittato una casa nella Foresta Nazionale Bitterrott, immersi nella natura e nella pace, lontani dall’aridità e la calura del loro Texas. Improvvisamente, senza alcun motivo, il velivolo perde quota e, in breve, si schianta al suolo. Dell’equipaggio solo la donna riesce a salvarsi, scoprendo con orrore che suo marito è finito su un albero, sbalzato lontano dal suo sedile, e che il pilota è rimasto bloccato dalle cinture di sicurezza, con profonde ferite che, dopo una breve e sconclusionata agonia, lo condurranno alla morte. Sola e senza alcuna preparazione, Cloris decide prima di chiamare aiuto usando la radio e poi, non ricevendo alcuna risposta, di provare ad incamminarsi per quelle terre sconosciute. Sarebbe già difficile per una persona esperta, ma per una settantaduenne appare un’impresa disperata. Tuttavia, percorrere la speranza, anche la più flebile, sembra un’opzione preferibile ad una morte terribile per consunzione, lassù tra gli alberi e la natura selvaggia.

Debra Lewis è una ranger del Corpo Forestale. Ha da poco affrontato il lutto di un divorzio doloroso, dopo la scoperta dell’infedeltà plurima dell’(ormai) ex marito e ha un debole per il merlot, che beve quotidianamente, e in dosi decisamente superiori al consentito, da un thermos che si porta sempre con sé. Come annebbiata dal dolore e dall’alcool, trascorre le sue giornate su quei monti solitari, senza vedere molte persone né una vita sociale degna di nota. Quando arriva la notizia dell’incidente aereo, qualcosa sembra scattarle dentro e, contrariamente all’opinione dei suoi colleghi, spingerla a cercare indefessamente, anche al di là della mancata evidenza, le tracce di Cloris Waldrip. Certo, quando ad aiutarti sono una coppia di sciroccati che girano di notte con una videocamera per poter (finalmente) filmare il fantasma di una donna che sono convinti aggirarsi nei paraggi e Bloor, un enigmatico forestiero con la mania di cospargersi le mani di magnesio, qualche dubbio sorge. Ma in breve, quello sconosciuto finirà per fare breccia nel mondo chiuso e anaffettivo di Lewis, portandole una prospettiva nuova, di cui nemmeno lui sembra conoscere fino in fondo la natura e il significato.

Le ricerche proseguono, così come le peregrinazioni di Cloris. I soccorsi sembrano non riuscire a capire se e dove sia quella donna che, dando retta al buon senso, non avrebbe dovuto avere la possibilità di spostarsi e resistere così a lungo, eppure… A mantenere vivo l’interesse dei rangers e, in un secondo momento, dell’FBI è l’ipotesi che, in quelle stesse montagne, si stia nascondendo il Bacio dell’Arizona, un ricercato per violenza sui minori. Sarà lui quella figura sfuggente che Cloris vede balenare nel buio prima di prendere sonno e che le fa trovare del cibo e un fuoco acceso ogni notte, in punti diversi della foresta? Oppure è solo l’intervento divino da lei tanto richiesto e atteso. I giorni diventano settimane, le settimane mesi e nessuno riesce ancora a trovare nessuno, forse a malapena se stesso…

Romanzo d’introspezione psicologica, che scava nella natura umana messa a nudo dalle condizioni di sofferenza fisica e psicologica in cui si trova. Per Cloris è questione di vita e di morte e ciò che lei racconta lo fa per amore di verità, senza autocelebrarsi per la propria bravura né condannarsi per i propri errori. Per salvarsi deve fare affidamento su se stessa e sulla propria tenacia. Lewis, invece, sembra la sua nemesi: inerte e incapace di fare alcunché. Eppure, questa missione di salvataggio è la molla che fa scattare qualcosa nel suo amor proprio, che le consente di far ripartire un meccanismo inceppato e apparentemente rotto. Certo, nessuno è perfetto e tutti (nessuno escluso) presenteranno contraddizioni decisionali al limite dell’incomprensibilità. D’altronde, quando l’unica altra possibilità, oltre a lasciarsi andare e perdersi per sempre, è quella di comportarsi diversamente da come si pensava di essere, percorrerla non potrà che rivelarci se siamo o meno capaci di abbattere le nostre debolezze e superare i nostri schemi mentali.

image_pdf

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.