Letti per Voi

“Chiaroscuro”: le confessioni dei propri errori e di una giovinezza sofferta

Written by Simone Baldi

Credits: Narratori Feltrinelli

Siamo sicuri di sapere (sempre) cosa vogliamo? I nostri desideri e le nostre pulsioni possono condurci ben lontano dalla ragionevolezza, spingendoci ad agire in modi che non avremmo mai pensato di poter mettere in atto. Il sesso può sembrare un ottimo motivo da perseguire o per mettere (temporaneamente) da parte i nostri valori, ma quando viene meno, cosa lascia al suo posto? Le nostre contraddizioni sono il grido silente di un dolore che portiamo ben custodito negli angoli più inaccessibili del nostro vissuto, che il nostro corpo ci ricorda e la nostra mente ci vieta di acquietare, proprio come in “Chiaroscuro” (Raven Leilani, Feltrinelli, 2021, 230 pp, 17€).

Edith è una giovane afroamericana ventitreenne che lavora nel settore per ragazzi di una casa editrice e vive, insieme a una coinquilina, in un piccolo e squallido appartamento a Bushwick, a Brooklyn. La sua vita al di fuori del lavoro si alterna tra la pittura, la sua passione privata, e frequentare uomini alla ricerca di un piacere che non si rivela mai duraturo. In questi due aspetti si palesano la sua compulsività: andare dritta al sodo senza, tuttavia, approfondire la profondità. Da qui nascono i suoi dipinti, sofferenti ritratti o porzioni della realtà che la circondano, a cui però manca quel quid necessario per farne vera arte. E da qui si dipanano le sue mille frequentazioni, quelle scopate fugaci e impalpabili, quella sequela di uomini che lei usa (salvo poi esserne, alla fine, usata) alla ricerca del piacere. Anche le umiliazioni che riceve sembrano essere ciò di cui va in cerca. Il sesso è una mania: ovunque e con chiunque. Nel suo ufficio lo sanno bene, la maggior parte dei maschi è passata sotto le sue mani o dentro di lei. Poi un giorno appare Eric: bianco, raffinato, con un buon lavoro e quasi vent’anni più grande. Alla loro conoscenza virtuale, che si protrae per diverse settimane, segue l’inevitabile incontro, in cui le aspettative si confrontano con la realtà. Certo, non tutto è come Edith si sarebbe aspettata, ma qualcosa la stuzzica e la spinge ad andare oltre, a continuare quelle uscite asessuate e in cui lui, del tutto in modo inaspettato, non cerca un contatto, non fa nulla per provare a raggiungere un’intimità fisica. E poi, succede. Com’era scritto che accadesse e com’era nei piani di entrambi. Tuttavia Eric è sposato, ha una moglie con cui condivide un rapporto aperto e che ha perfino scritto le regole che lui deve seguire se vuole un’amante. Sembra uno scherzo e, invece, è tutto vero. Alla fine, Edith cede. Un po’ per gioco un po’ per quel masochismo di chi vuol dimostrare qualcosa all’altro, più che a se stesso. Quando arrivano a farlo, dopo un rallentamento nella loro frequentazione e una lunga distanza fisica e emotiva, succede ne posto più impensabile e al contempo scontato: a casa di lui, nel suo letto. Come in trance, dopo qualche giorno Edith torna in quel luogo, trova la porta aperta ed entra a riosservare con occhio distaccato e libero dagli ormoni del momento dove sia davvero stata. Ed è lì che conosce Rebecca, sua moglie. Al contrario di ciò che il buonsenso le imporrebbe, la donna le parla e la invita alla festa che ha organizzato per suo marito: un party surreale, in cui quell’adultero triangolo si trova inscritto nello stesso posto, e dove conosce Akila, la figlia adottiva tredicenne della coppia, anch’essa afroamericana. Quando, dopo pochi giorni, Edith perde il lavoro a causa della sua (precedente) condotta moralmente discutibile e per aver diffuso materiale pornografico e scandaloso attraverso il computer aziendale, e deve andarsene dal suo appartamento, riceve l’inaspettato invito di Rebecca a fermarsi a casa loro, mentre Eric è via per lavoro. Se già l’atteggiamento della donna prima era sospetto, ora è decisamente bizzarro. Non c’è traccia di odio o rancore nei suoi gesti e nelle sue parole, non le fa da madre, questo no, ma nemmeno la guerra. Le due donne imparano a scoprirsi, a misurarsi e, a modo loro, a rispettarsi. Ma quando Eric ritorna e la trova in casa loro la tanto attesa deflagrazione non avviene. I tre, quattro includendo anche Akila, iniziano un ménàge in cui vivono tutti sotto lo stesso tetto, incuranti dei veri rapporti reciproci, sebbene ciascuno rimanga nel proprio spazio, attento a non violare l’apparente perimetro altrui. Eppure, la convivenza, a lungo andare porta conseguenze non difficili da prevedere e impossibili da ignorare.

Un romanzo di formazione sulle diseguaglianze, gli squilibri di potere, i pregiudizi razziali e sessuali, un’auto-rivelazione, confessione sofferta e rabbiosa, ricerca famelica di se stessa e grido d’aiuto per una ferita che non si rimargina e, anzi, protrae le sue cicatrici come ramificazioni dal passato al presente. Edith sembra mossa da un costante senso di inadeguatezza, ciò che la fa sentire “quasi” ma mai abbastanza, tanto da apparire remissiva e insoddisfatta, pronta a tutto, anche a sminuirsi, pur di appagare il proprio piacere o soddisfare il suo partner occasionale. Ma la radice delle sue azioni è da ricercarsi nel passato, nella scomparsa prematura della madre e nell’assente figura del padre, che danno vita al contrasto interno tra la sua voglia di solitudine e la necessità di essere contattata, come se il fatto di essere cercata certifichi la sua esistenza tangibile, facendola uscire dall’anonimato e l’invisibilità, appagando al contempo il suo bisogno di considerazione. Il romanzo, che per un terzo ha un ritmo serrato, apertamente sessuale ed esplicito, subisce poi uno spostamento di prospettiva, irregimentandosi nel bizzarro rapporto di coppia tra Eric e Rebecca (quasi al limite dell’incongruenza e mancanza di realismo) in cui Edith si inserisce. Eppure, anche in quell’autolesionismo fisico ed emotivo, si percepisce che il momento è un presente senza direzione, il cui incedere è una mancanza di progettualità (oltre che di volontà), più che una fuga da qualcosa.

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About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.