Medicina

Covid-19: tra il vecchio e il nuovo

Written by Angela Vivarelli

Poco più di un anno fa, esattamente nel dicembre 2019, catturò l’attenzione internazionale di scienziati e non, un comunicato divulgato dalla stampa cinese che segnalava in una metropoli distante circa 1000 km da Pechino, la città di Wuhan, la comparsa di una sindrome febbrile altamente contagiosa, complicata da una polmonite bilaterale con diversi livelli di gravità, causata da agente biologico sconosciuto.
A causa della rapida propagazione dell’infezione e dell’elevato tasso di letalità dimostrato di lì a poco, l’impegno di virologi, microbiologi, biologi, prontamente mobilitati e accomunati dall’interesse di conoscenza portò in breve tempo alla identificazione e all’isolamento dell’agente causale dai soggetti malati: si trattava di un virus denominato, poi, “SARS-CoV-2”, causa della malattia respiratoria denominata “COVID 19”, oramai, nostro malgrado, propagatasi nell’arco di un anno appena a livello di tutto il pianeta.

I Coronavirus
Il SARS-CoV-2 è un virus a RNA appartenente alla famiglia dei “Coronavirus”. Si tratta di virus conosciuti in quanto già isolati, studiati e descritti dall’ uomo alla fine degli anni ’70 da una coorte di studenti americani affetti da raffreddore.
Essi sono caratterizzati da una forma rotondeggiante, sferica, e contengono RNA disposto a singola elica: il nome di “Coronavirus” fu all’epoca adottato per la caratteristica “frangia” osservabile al microscopio elettronico, dovuta a proiezioni tozze e grosse di natura proteica, gli “spikes”, disposte tutt’attorno al corpo virale, che li rendono simili a “coroncine”. Da qui, appunto, il nome. Negli anni a seguire, successivi approfondimenti hanno identificato due virus patogeni per l’uomo, a diffusione ubiquitaria, universalmente accettati come una delle principali cause di affezioni delle vie aeree, in particolare del “raffreddore” comune, dotati di trasmissibilità prevalentemente per via aerea e un classico picco di morbosità nel periodo inverno-primavera.
Nel 2003 è stato isolato un terzo Coronavirus, il SARS-CoV, riconosciuto responsabile della SARS, una grave sindrome respiratoria acuta, comparsa all’improvviso nella specie umana nella provincia cinese di Guangdong rapidamente diffusasi in varie zone del Sud-Est Asiatico e poi in Canada. L’origine della SARS, è quasi sicuramente a partenza animale: l’infezione umana avrebbe avuto origine dalla manipolazione di animali infetti utilizzati a scopo alimentare e il candidato principale è stato identificato nello zibetto, considerato in Cina una vera e propria prelibatezza alimentare. La SARS è caratterizzata da una notevole capacità di diffusione epidemica attraverso i contatti interumani diretti e da una polmonite ad alto tasso di letalità.
Dopo l’identificazione del SARS-CoV del 2003 l’interesse per questa famiglia di virus, anche grazie all’affinamento di tecniche diagnostiche, ha portato all’ identificazione di nuovi Coronavirus umani associati a patologie delle prime vie respiratorie fino ad arrivare al 07 gennaio 2020, giorno fatidico e storico, diremmo, in cui è stato isolato il Coronavirus responsabile della pandemia che ci ha travolti.
L’ OMS lo ha denominato SARS-CoV-2 a indicarne la somiglianza con il virus della SARS e ha denominato COVID-19 la malattia respiratoria da lui causata:

La trasmissione del virus all’uomo
Non è certa e sicura la modalità utilizzata dal virus in natura nel passaggio all’uomo: molto probabilmente la trasmissione è avvenuta, anche in questo caso, come nel caso della SARS, dal mondo animale e ne è la prova il fatto che il primo focolaio epidemico ha avuto come palcoscenico un mercato centrale ove venivano venduti vivi anche animali selvatici. Forse il serbatoio del virus è stato un mammifero, forse il pipistrello; dal pipistrello poi sarebbe passato a un ospite intermedio, un piccolo formichiere squamoso molto ricercato nel sud-est asiatico per la sua carne e le sue scaglie, il pangolino, che avrebbe permesso il cosiddetto “salto di specie” tra il pipistrello e l’ospite definitivo, ovvero l’uomo, appunto.

Sembrano del tutto inconsistenti le ipotesi circa la creazione del virus in laboratorio in quanto è acclarato che il genoma non è stato manipolato.
Inoltre una ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità ha dimostrato la circolazione del virus in Italia già a partire dal dicembre 2019 nelle città di Milano, Torino, Bologna e a Milano un gruppo di ricercatori universitari tramite un’analisi retrospettiva effettuata su tamponi faringei raccolti tra il settembre 2019 e il febbraio 2020 lo hanno isolato da un tampone faringeo di un bambino milanese di 5 anni che non aveva avuto nessun contatto con il mondo cinese, spedalizzato a dicembre per sospetto morbillo. Tutto questo sembrerebbe dimostrare che la circolazione del virus in Italia tra persone del tutto asintomatiche era già in essere assai prima della segnalazione del malato n.1 di Codogno (anche se ciò necessita ancora di approfondimenti ulteriori) e che il passaggio dall’animale all’uomo si sia verificata tra il novembre e l’inizio di dicembre 2020.

Come avviene il contagio e come si trasmette?
Il virus penetra con gli atti respiratori attraverso la bocca, il naso, gli occhi e il Sistema Nervoso Centrale e Periferico: in questi due ultimi distretti sono stati identificati due recettori specifici l’ACE 2 e la neuropilina utilizzati come veri e propri “attacchi” utilizzando le spikes di superficie.
La fonte del contagio sono i droplets, ovvero le micro-goccioline liberate nell’ambiente con gli starnuti, i colpi di tosse o con la normale respirazione dalla persona sintomatica (nel 40% dei casi); nel 5-6% dei casi la trasmissione può avvenire da persone infette ma del tutto asintomatiche e in un 10% attraverso il contatto diretto con il malato o attraverso oggetti/superfici contaminati.
In un restante 45% dei casi l’infezione può essere contratta dai cosiddetti “pre-sintomatici” ovvero da persone infette ma senza alcun sintomo evidente in quanto l’infettività, ovvero la capacità di contagiare altre persone, inizia tre giorni prima della comparsa dei sintomi.
Non rappresenta una via di trasmissione la via alimentare: il virus SARS-CoV2 è un virus termolabile e pertanto inattivato alle normali temperature di cottura dei cibi (60°-70° C).

Bibliografia e approfondimenti
1) A.J. Zuckerman “Virologia Clinica
2) Michele La Placa “Principi di Microbiologia Medica
3) www.chinacdc.cn/en Chinese Center for Diseases Control and Prevention
4) www.salute.gov.it Ministero della Salute
5) www.iss.it Istituto Superiore di Sanità
6) www.inmi.it Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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