Medicina

Covid-19 nella storia delle pandemie dell’uomo (Parte 2/2)

Written by Angela Vivarelli

Premessa:
Serbatoio: habitat naturale, solitamente animale ove i microrganismi permangono per poi diffondersi a organismo ospite suscettibile di esserne infettato.

Il XX e XXI secolo sono stati palcoscenico di altre gravi pandemie: le pandemie da virus influenzali.
L’influenza, da sempre, ha costituito e costituisce tuttora un problema di sanità pubblica con un notevole impatto epidemiologico, clinico, economico a causa della sua larga diffusione, l’andamento tipicamente epidemico e stagionale con possibilità di gravi complicanze soprattutto nei bambini e nei soggetti “fragili” diabetici, cardiopatici, immunodepressi, pazienti affetti da broncopneumopatie croniche ostruttive, pazienti affetti da patologie tumorali.
È causata da un virus contenente RNA di cui sono stati descritti in quattro differenti generi indicati in “tipo A”, “tipo B” “tipo C”, “tipo D”. I virus hanno forma di sfera con presenza di strutture proteiche che si dipartono dal corpo centrale, costituendo dei veri e propri “punti di ancoraggio” che il virus utilizza per “agganciarsi” ai recettori delle cellule che andrà a infettare. Il “serbatoio naturale” utilizzato per perpetuare la loro sopravvivenza nell’ ambiente è rappresentato essenzialmente dagli uccelli acquatici, dagli uccelli i domestici (polli, tacchini) o ad altri animali (suini, equini) dove l’infezione trascorre “silente”, cioè non accompagnata da alcuna sintomatologia. Con andamento epidemico stagionale, solitamente durante la stagione invernale, o talvolta con impatto nella popolazione di una vera e propria pandemia, essi possono impattare l’uomo per via essenzialmente aerea causando il quadro clinico che conosciamo.

Le pandemie influenzali si verificano a intervalli di tempo imprevedibili.
Ricordo quelle più catastrofiche, prima fra esse la pandemia del 1918 responsabile di milioni di decessi in tutto il mondo. L’Istituto Superiore di Sanità riporta quanto segue: “Un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione negli anni 1918-19.La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni:ad oggi è la pandemia più grave della storia recente”. Deve il nome “Influenza Spagnola” al fatto che le notizie di una malattia infettiva nuova, tanto grave quanto altamente contagiosa e virulenta, furono promulgate della stampa spagnola che all’epoca non era soggetta alla censura in quanto la nazione non era coinvolta nel Primo Conflitto Mondiale:l’ agente virale responsabile di tutto ciò,probabilmente di origine aviaria, fu studiato nelle sue caratteristiche microbiologiche successivamente a questa data, attorno agli anni ’90, tramite il recupero di materiali biologici preventivamente conservati nelle istoteche.

Influenza Spagnola

All’influenza spagnola del 1918 hanno fatto seguito altre due grandi pandemie: quella cosiddetta “asiatica” del 1957, a partenza in Asia Orientale, anch’essa causata da un virus di origine aviaria, responsabile di circa un milione di decessi in tutto il mondo; e la pandemia influenzale di Hong-Kong del 1968 con un numero di decessi stimato attorno alle 20.000 vittime.
L’ultima pandemia di influenza per tempo di comparsa si è verificata a partire dall’aprile 2009 nota come “influenza suina” scatenata da un sottotipo virale mai rilevato prima, né nei maiali e neppure negli uomini. Esattamente il 25 aprile 2009 il Direttore generale dell’Oms Margaret Chan dichiarò all’ epoca questo evento una “emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale”. L’11 giugno 2009, l’Oms dichiarò ufficialmente l’esistenza di uno stato di pandemia da nuovo virus influenzale, con necessità di “allerta pandemica” e messa in atto delle misure di contenimento individuati dal Piano di preparazione in risposta alle pandemie influenzali. Da allora ad oggi i virus dell’ influenza umana causano annualmente epidemie in Europa e in Italia nel periodo dicembre-febbraio: la morbosità sulla popolazione e il tasso di letalità che ancor oggi esercitano sulle fasce più deboli e di età avanzata ne motivano l’interesse degli Organi Nazionali e Internazionali Sanitari internazionali e lo stretto monitoraggio circa l’epidemiologia annuale (numero di malati/anno, numero di complicanze osservate, numero di decessi, numero di guariti) con l’ invito, sempre rinnovato ogni anno alla vaccinazione.
Il quadro clinico è sempre lo stesso. Il virus influenzale, contratto dall’ individuo sano attraverso le microparticelle di saliva emesse dal malato con i colpi di tosse o con gli starnuti (droplets) e liberate nell’aria, si lega a cellule che rivestono l’apparato respiratorio provocando la sintomatologia, nota a tutti, caratterizzata da comparsa di febbre, malessere generalizzato, dolori diffusi osteo-muscolari, mal di testa, raffreddore, con durata media di circa 5-7 giorni. La maggior parte delle persone guarisce entro una settimana. La complicanza più comune negli anziani o nelle fasce di età infantili, è la sovrammissione batterica a carico dell’apparato respiratorio con quadri bronco-polmonitici talora a esito infausto per le persone di età oltre i 65 anni e le persone affette da malattie croniche; possono sopraggiungere anche complicanze a carico dell’apparato cardio-vascolare o dell’apparato otorino-laringoiatrico (tonsilliti, otiti, sinusiti).
Specifico, a conclusione, che il virus può essere trasmesso anche da persone apparentemente “sane” ovvero durante il cosiddetto “periodo di incubazione” fino a due giorni prima della comparsa dei sintomi.
Arrivando ai nostri giorni, direi che quanto ha fatto seguito all’ultima pandemia di “influenza suina” con l’arrivo del virus SARS-CoV-2 alla fine dell’anno 2019 è, purtroppo, realtà dei nostri giorni.
Il virus Sars-CoV-2 ha avuto a un anno dalla sua comparsa una propagazione planetaria, provocando la morte di oltre 2.530.000 persone e 114.078.673 malati (dati aggiornati ad oggi, 01/03/2021).
L’arrivo della pandemia, la sua rapida, inattesa propagazione a livello planetario ci ha colto impreparati, inermi, impauriti: l’uomo davanti all’ignoto e all’imprevedibile è lo stesso di sempre, con le sue domande, le sue paure, con le sue angosce… L’ evoluzione tecnologica in campo sanitario che ha avuto un affinamento e una crescita esponenziale in questi ultimi trenta anni, il miglioramento e l’efficienza del nostro Sistema Sanitario Nazionale in termini di attrezzature sanitarie intra-ospedaliere, l’introduzione di anti-batterici e anti-virali di ultima generazione, la possibilità di creare vaccini ad hoc in tempi sempre più rapidi, sicuramente ci garantiranno quella tutela e quella sicurezza in più di guarigione e di immunità a cui tanti nostri predecessori non hanno avuto accesso …..Ne sono certa!
La storia delle epidemie/pandemie nel loro ciclico ripetersi mostra che l’evoluzione economica e sociale determina condizioni ambientali sempre diverse e che gli agenti patogeni utilizzano nei loro percorsi le opportunità che si creano di volta in volta.
Esse devono servire di stimolo per gli operatori del settore per stilare Linee Guida ragionate circa il contenimento dei contagi, l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, l’utilizzo di farmaci “dedicati”, la disponibilità di piani vaccinali e la codifica di protocolli operativo/comportamentali improntati a una gestione il più possibile “sicura” dell’evento e corretta per i sanitari del settore e l’intera collettività.

Bibliografia
– Tucidide: Storie [II libro]
– Giovanni Boccacio: Decameron [Introduzione]
– Alessandro Manzoni: I Promessi Sposi [Cap.XXXI e XXXII]
– Vittorio Vidotto: Nuovi Profili Storici vol.1 dal 1350 al 1650
– Hermann Grosser: Il canone letterario vol.1 Duecento e Trecento
– Gilberto Corbellini: Le pandemie nella storia dell’uomo: come gli agenti patogeni hanno accompagnato il cammino evolutivo
– Michele La Placa: Principi di Microbiologia Medica
– Epicentro: Istituto Superiore di Sanità
– Sanità Informazione

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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