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“L’uomo dal piè storto”: i continui equilibrismi di una doppia identità

Written by Simone Baldi

Credits: Quodlibet

Chi l’ha detto che per essere una brava spia serva preparazione? Simulare, in fondo, è un’arte e a volte la capacità d’improvvisazione, così come cogliere al volo il significato nascosto di ciò che si trova, è preminente all’esperienza sul campo. Ma quando la posta in gioco non è solo la nostra vita, bensì anche quella di chi ci sta assai caro, lo spazio di manovra si fa più delicato, la possibilità d’errore si riduce ad uno spiraglio e le chances che ci sono concesse devono essere sfruttate al meglio, anche a costo di alzare la posta in palio, per non lasciare ai nostri terribili e acerrimi nemici il coltello dalla parte del manico, proprio come ne “L’uomo dal piè storto” (Valentine Williams, Quodlibet, 2021, 271 pp, 16€).

Nel 1918, nella Prima Guerra Mondiale, Desmond Oakwood è un ufficiale britannico di stanza in Francia. In seguito al suo ferimento sulla Somme, gli vengono concessi alcuni mesi di congedo e li vorrebbe utilizzare per andare a trovare Francis, suo fratello, che è però irraggiungibile. L’unica persona che sembra averne notizie è il suo diretto superiore, che si trova però in Olanda. Una volta riuscito a raggiungerlo, gli viene mostrata una lettera che contiene una poesia alquanto criptica e, all’apparenza, insensata. A scriverla è stato Francis in persona, ma nessuno sembra averne colto il significato. Desmond capisce però che suo fratello si trova in Germania, arruolato come spia dal War Office grazie alla sua perfetta conoscenza del tedesco e visto che anche lui ha le stesse conoscenze, sebbene non abbia la stessa preparazione sul campo, decide di partire alla sua ricerca. Già nella sua prima sera a Rotterdam capisce che la propria missione sarà tutt’altro che facile: finisce, infatti, in un albergo gestito da tedeschi, in cui incontra Semlin, un (falso) americano che, in realtà, si rivela una spia dell’Impero, che perde subito la vita in circostanze poco chiare, e nella cui camera Oakwood entra in possesso di un documento all’apparenza importantissimo, vista la cura con cui era stato nascosto, insieme a una spilla che potrebbe simulare la sua appartenenza al servizio segreto di spionaggio teutonico. Deciso a servirsi di quelle preziose informazioni, ruba l’identità dell’americano e si spaccia per lui. Riuscito rocambolescamente a fuggire da un tentativo di tenerlo bloccato nell’albergo da parte della proprietaria, raggiunge la stazione e, grazie all’insperato aiuto di un (finto) barbone, è in grado di sfuggire ai suoi inseguitori, guidati da un uomo dal piede che zoppica vistosamente. Essere riuscito a partire, comunque, è già un primo passo per allontanarsi da quel pericolo. Ma il sollievo dura ben poco perché, con uno stop imprevisto, il treno viene bloccato e i suoi passeggeri controllati, con Desmond che, grazie al suo sangue freddo e alla sua capacità di bluffare, riesce a non essere smascherato. Proseguire, tuttavia, si rivela più difficoltoso e l’unico modo è condividere la tratta con un ufficiale tedesco che lo accompagna verso la sua destinazione, o almeno all’apparenza tale. Sì perché, una volta arrivati, ciò che si para dinnanzi ai loro occhi non è Berlino (il luogo a cui faceva riferimento la lettera di Francis), quanto piuttosto un castello. Al suo interno si trova nientemeno che il Kaiser in persona, a cui Desmond deve rendere conto della propria missione (a cui fa riferimento con gran sfoggio di fantasia e di faccia tosta, pur sapendo benissimo di stare rischiando la vita), e poi, altrettanto inaspettatamente, finisce di fronte nientemeno che a “l’uomo dal piè storto”, come viene comunemente chiamato. Ma chi è in realtà costui? Tutti quelli a cui l’ha chiesto non sono sembrati saperlo né glielo hanno voluto comunicare. Provare a reggere la parte di Semlin sembra un gioco pericoloso da mettere in atto, soprattutto quando viene rivelata la sua vera identità. Scoperto, Desmond si ritrova con le spalle al muro e, proprio quando tutto sembra perduto e la sua fine ormai vicina, un altro colpo di fortuna lo assiste, dandogli una nuova occasione di fuggire. Da quel momento deve trovare il modo di crearsi un’altra identità, per non farsi notare né lasciare tracce, se non vuol essere scoperto e, suo malgrado, eliminato. In tutto questo, la sua preoccupazione di trovare l’altra metà del documento si scontra con il bisogno di ricongiungersi con Francis: le due opzioni sembrano antitetiche. Ma il sollievo per aver messo fuori gioco lo storpio durerà ben poco, perché nessuno, ma proprio nessuno, sfugge alla longa manus del terribile uomo dal piè storto.

Una spy-story interessante, avvincente, tentacolare, attuale (benché sia stata scritta nel 1918) e ricca di colpi di scena, figlia della fantasia dell’autore e anche di una certa esperienza sul campo. Valentine Williams, infatti, le diede vita durante un suo periodo di convalescenza per una ferita di guerra, l’esperienza si rivelò non solo ben riuscita, ma anche appagante, tanto da aver dato inizio alla sua carriera di romanziere, che proseguì con oltre trenta opere. Le vicissitudini di Desmond, a cui assistiamo in parte increduli, sono tanto movimentate da non avere un attimo di pausa. Trasportati in un’Europa pullulante di spie, bugie, false apparenze e doppi giochi, si respira un’atmosfera d’altri tempi, resa ancor più vivida dai dettagli e il pathos per la sorte di chi, da ignaro agente sul campo, tenta con tutta la sua astuzia di scappare dalle grinfie di un nemico potente e, per molti aspetti, invincibile.

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About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.